Dopo Italia-Ungheria, Giusi Malato “Ingiustizia enorme, come il nostro Setterosa a Palermo nel 2000”
Pallanuoto08 Agosto 2024 - 16:44
Rabbia, delusione. E più ne ha più ne metta. Brucia ancora l’eliminazione del Settebello nei quarti di finale del torneo olimpico di Parigi 2024 con l’Ungheria ai rigori. Non tanto il risultato in sé ma fa male come maturato. Le sconfitte fanno parte del gioco e certamente i magiari valgono tanto quanto gli Azzurri ma la sensazione di avere subito una grande ingiustizia arbitrale è più che tangibile.
L’episodio chiave di Condemi espulso per gioco violento (ex brutalità) perché “reo” di aver colpito dopo il tiro e nello slancio del gesto naturale un avversario al volto fa ancora schiumare rabbia. Dal 3-3 si è tornati al 3-2 con un rigore contro trasformato, l’espulsione definitiva del giocatore ed una inferiorità numerica per 4 minuti.
Una decisione che ha cambiato il volto della sfida, chiusa poi 9-9 nei tempi regolamentari e poi con i miracoli di Vogel, portiere magiaro, per la festa ungherese.
Verdetto contestato dalla Federazione ma che non ha avuto grandi risultati nei suoi ricorsi: la partita, nonostante l’evidente errore tecnico, non si rigiocherà. Ma pesa anche un’altra decisione della commissione disciplinare: Condemi non verrà squalificato. Una contraddizione vista la decisione arbitrale confezionata dal romeno Alexandrescu e, soprattutto, dal montenegrino Miskovic (da lui la decisione capolavoro dell’espulsione) ed il tipo di fallo valutato.
Le parole di Giusi Malato
Giusi Malato, mito vivente della pallanuoto, ha commentato per noi questo episodio. Anche per l’ex campionessa di tutto nonché prima donna ad allenare in serie A1 maschile, si è toccato il fondo. “Difficile accettare un verdetto così ingiusto – sottolinea – ieri sarebbe stato il caso di uscire dall’acqua, consegnare le calottine e dire apertamente ‘giocate voi’. Mi metto, chiaramente, nei panni dei ragazzi, dello staff tecnico, di Sandro (Campagna, ndr) e della federazione che non potevano far altro che accettare il verdetto sconsiderato. Il fallo non c’è mai. Ma la cosa che fa riflettere è che lo stesso nostro Ct aveva già avvisato – e lo ha detto in un’intervista post gara – chi di dovere che questa coppia arbitrale non lo faceva ben sparare”.
“Se la Politica deve entrare così nello sport…”
Il tecnico della Nuoto Catania prosegue nella sua analisi: “Non so quale gioco politico ci sia e che interessi ci siano ma c’è qualche cosa che non va. Hanno falsato una partita perché giocare quattro minuti in quelle condizioni, con la consapevolezza e l’arrabbiatura di aver subito un’ingiustizia, crea poi uno stress non indifferente. Lo sport è la massima espressione della meritocrazia. Se dobbiamo mettere la politica non ci arriviamo più. E non so quale siano gli equilibri. Poi fanno riflettere le contraddizioni: respingono il ricorso ma tolgono la squalifica a Condemi. Bene, perché non ripetere la partita allora?”.
“Abbiamo subito con la Russia una ingiustizia simile”
C’è anche un ricordo che Giusi Malato rispolvera. Una delle più grandi delusioni della sua carriera stellare è stata la mancata qualificazione con il Setterosa alle Olimpiadi per Sydney 2000. Il torneo si giocava alla piscina Olimpica Comunale di Palermo e l’Italia era campionessa europea e mondiale in carica ma mancò l’accesso al primo torneo olimpico della storia per un arbitraggio avverso nel match perso con la Russia.
“Noi abbiamo subito una grande ingiustizia contro la Russia nelle qualificazioni olimpiche per Sydney 2000 a Palermo. Arbitraggio scandaloso: i due arbitri erano praticamente in acqua con le avversarie, Abbiamo perso di un gol e non ci siamo qualificate da campionesse del mondo in carica e mondiale. Ricordo la frustrazione dell’ingiustizia. Volevo scappare e smettere di giocare. E non è difficile immaginare che anche loro, Ciccio (Condemi, ndr) in primis, abbiano avuto le stesse sensazioni”.
Setterosa sfortunato
Poi un’analisi sul Setterosa, eliminata ai quarti di finale con i Paesi Bassi ma al termine di un torneo non brillante frutto di un girone eliminatorio difficile.
“Penso che si sia trattata di sfortuna – sottolinea – perché a livello tecnico la squadra ha dimostrato di non essere inferiore a nessuna o quantomeno di essere su livelli molto competitivi e con poco da invidiare alle altre. A mio avviso, tutto è partito con l’ansia di giocare con la Francia, la squadra di casa ed in crescita, il match inaugurale. Perso quel match sono probabilmente entrate in una spirale dalla quale si è usciti a tratti. Non pensavano di gestire la partita in quella maniera. Però poi dopo la (brutta, ndr) sconfitta con gli Usa, c’è stata la reazione con la Grecia. Poi se l’è giocata con la Spagna e con i Paesi Bassi. Probabilmente è mancata l’esperienza per affrontare alcuni grossi tornei in un certo modo. Attenzione, questa può difettare anche in squadre più ‘esperte’. Ma tecnicamente abbiamo una rosa giovane e coperta molto bene in ogni ruolo. È una formazione fatta bene”.
Ma Malato è preoccupata sullo stato di salute della pallanuoto femminile. “Quel che manca al nostro sport al femminile sono le atlete. La base si è ridotta ad un numero di tesserate veramente basso: circa 900. Ci vorrebbe un incentivo della Federazione, investire anche in immagine. So c’è la possibilità che le squadre maschili di massima serie debbano presentare una categoria qualsiasi femminile. Dobbiamo dare però più visibilità alle giocatrici”.