Ciclisti morti nelle strade italiane, il triste record europeo di un paese incivile
Attualità08 Agosto 2025 - 18:36
Rassegniamoci l’Italia non è un paese per ciclisti. Nei primi 7 mesi del 2025 sono stati 140 i ciclisti morti a seguito di incidenti stradali, con un incremento del 22% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (dati Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA). L’inciviltà tra le strade italiane non fa distinzioni e da nord a sud andare in bici, che sia per sport o per utilità, è un terno al lotto. Non sembra essere servito a nulla l’inserimento del “metro e mezzo” e le nuove norme a tutela dei ciclisti inserite all’interno del Nuovo codice della strada, così come sembrano non essere serviti i tanti proclami di Enti, personaggi dello sport e Fondazioni varie. E’ un problema di senso civico, che in Italia manca e che ci pone in vetta alla classifica Europea per numero di ciclisti morti per strada.
Il doppio della Francia il triplo della Germania
Quella che per anni è stata la patria delle biciclette, anche per uso urbano, adesso è la patria dei morti in sella ammazzati. Il doppio dei decessi rispetto a Francia, Austria e Belgio, ma il gap sale ancora rispetto a Germania, Svizzera, Irlanda e Finlandia, per non parlare di Nazioni come Danimarca e Norvegia, dove i numeri arrivano a quattro volte di più. Numeri riferiti ai soli decessi, che aumentano in maniera esagerata se si vanno ad analizzare anche i feriti.
Al nord il record nazionale
Sembra quasi impossibile, ma le regioni italiane più colpite da questo triste primato sono quelle in cui l’utilizzo urbano della biciletta è radicata nelle tradizioni popolari. La Lombardia è quella con più vittime, seguita da Emilia Romagna e Veneto. Stiamo parlando di regioni, che anche per quanto riguarda il ciclismo agonistico, sono state il riferimento per tanti ragazzi che hanno sognato e sognano il professionismo. Regioni in cui si gareggia tre giorni a settimana e che in casa hanno avuto sempre un corridore in famiglia. La metà delle vittime ha più di 60 anni e il 90% è rappresentato da uomini. Maggio il mese più nefasto con 25 vittime, seguito da aprile (19) e giugno (18).
I ciclisti fantasmi anche per l’Istat
Al Centro e Sud Italia le cose non cambiano e se al meridione i numeri sono più bassi rispetto al resto dell’Italia non dobbiamo farci ingannare. Al sud c’è un utilizzo inferiore della bicicletta per uso urbano rispetto al nord e questo falsa le statistiche. E’ proprio in riferimento alle statistiche è interessante (negativamente) notare come sia impossibile attingere a dati Istat ufficiali, suddivisi per regioni, relativamente agli incidenti riguardanti i ciclisti, poichè l’Istituto Nazionale di Statistica non raccoglie ed elabora i dati sugli incidenti ciclistici in modo specifico, ma si limita a inserirli nel calderone degli incidenti stradali diffuso annualmente. Gli esperti, inoltre, lamentano la mancanza di un’attività di data mining che consenta di produrre un database ad hoc per l’incidentalità a pedale. Insomma dei ciclisti sembra quasi non importi proprio a nessuno.
La distrazione la causa principale
Il nostro è un paese incivile perchè tra le cause di incidenti sulle strade italiane, che hanno lasciato ciclisti morti a terra, ai primi tre posti troviamo: uso del cellulare (15,1%) , mancato rispetto della precedenza (12,9%), velocità eccessiva (8,4%). Rassegniamoci, l’Italia non è un paese per ciclisti, i dati annuali sono sempre in controtendenza al resto d’Europa e la storia ci insegna che l’evoluzione dell’uomo e il passare degli anni non sempre corrispondono ad un progresso sociale. Abbiamo voluto la bicicletta? adesso pedaliamo, ma tra una sosta e l’altra preghiamo di tornare a casa vivi.