Elena Santagati, il Karate Shotokan e l’arte di andare oltre
Personaggi15 Luglio 2026 - 19:42
Oggi torniamo a parlare di arti marziali, precisamente di Karate Shotokan. Lo facciamo con una atleta che ha saputo guardare oltre uscendo dalla sua comfort zone e sfidando l’incertezza; ma grazie a questo “salto nel buio” è riuscita ad affermarsi. Ma andiamo a conoscere meglio Elena Santagati, una persona veramente interessante!

Le origini di una passione: il tatami e il ritorno alle origini
Ciao Elena, grazie per avermi dato il piacere di incontrarti. Ci racconti da dove nasce la tua passione per lo sport e per il karate shotokan in particolare?
«Il karate è entrato nella mia vita quando avevo sei anni. All’inizio era semplicemente uno sport, come tanti altri che una bambina può scegliere di praticare. Mi piaceva combattere, mi divertiva mettermi alla prova e, fin da subito, dimostrai una certa predisposizione: non avevo paura di affrontare l’avversario e questo mi permetteva di esprimermi con naturalezza sul tatami.
Come accade a molti bambini, però, con il tempo lasciai il karate per sperimentare altre discipline sportive. Lo sport è sempre stato parte della mia vita e, in qualsiasi attività mi cimentassi, riuscivo a ottenere ottimi risultati grazie alla mia naturale predisposizione. Poi, crescendo, la vita mi ha riportata proprio lì dove tutto era iniziato. Ho ritrovato il karate con una consapevolezza diversa e, da quel momento, è iniziato il mio percorso agonistico nel kata.
Ancora oggi non so spiegare con precisione perché abbia scelto di tornare al karate. Forse è stato semplicemente lui a scegliere me. O forse perché è uno sport che, più di altri, mi fa sentire viva».

La routine di una campionessa: disciplina, tempo e priorità
Quando hai capito che l’attività sportiva avrebbe avuto un ruolo preponderante nella tua vita?
«Ho preso piena consapevolezza quando ho capito che il corpo umano è capace di raggiungere risultati che spesso non immaginiamo nemmeno. È incredibile scoprire quanto possiamo spingerci oltre, quanto possiamo migliorare e quanta forza possiamo trovare dentro di noi attraverso la disciplina e la costanza.
Oggi le mie giornate iniziano alle 5:00 del mattino. Il primo allenamento dura circa due ore ed è dedicato alla preparazione atletica con un programma strutturato specificatamente per me dal coach Raffaele Marino. Poi indosso un altro ruolo: quello di docente di educazione fisica, entrando a scuola alle 8:00. Nel pomeriggio torno nuovamente in palestra, a Scordia, per altre due ore di allenamento specifico di karate “Shotokan”.
Potrebbe sembrare una routine impegnativa, ma io amo la mia vita e amo viverla così. Non considero questi sacrifici come rinunce, ma come scelte che mi permettono di crescere ogni giorno. Ogni allenamento è un tassello che costruisce l’atleta e la persona che sono oggi».
Quindi il tuo è un messaggio a chi nella vita si nasconde dietro la scusa di non avere tempo?
«A chi dice di non avere tempo, rispondo che spesso il problema non è il tempo, ma le priorità. Le giornate sono fatte di ventiquattro ore per tutti: ciò che cambia è come decidiamo di investirle. Anch’io lavoro, mi alleno più volte al giorno e ho una vita piena di impegni. Non è sempre facile, ma quando qualcosa conta davvero trovi il modo di farle spazio. Perché il tempo non si trova, si sceglie. E le scelte di oggi costruiscono la persona che saremo domani».
Non solo karate: il successo nel Weightlifting
Se non avessi fatto karate, quale sport avresti praticato?
«Probabilmente avrei scelto comunque una disciplina capace di mettermi alla prova, uno sport in cui non contano solo il talento e la prestazione, ma anche la disciplina, il controllo, la tecnica e la crescita personale. In realtà, lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Ho praticato diverse discipline e ho sempre cercato quelle che riuscissero a tirare fuori la parte più determinata di me.
Una di queste è il weightlifting, un percorso che ho intrapreso con grande passione e che mi ha portata a conquistare il titolo di campionessa regionale e a raggiungere il 19º posto in Italia. È uno sport completamente diverso dal karate, ma con valori molto simili: precisione, concentrazione, forza mentale e capacità di affrontare i propri limiti. Anche qui ho scoperto quanto il corpo possa essere potente quando viene allenato con metodo e dedizione.
Continuerò a gareggiare anche nel weightlifting, affrontando ogni competizione con lo stesso spirito con cui vivo il karate: dando il massimo, cercando sempre di migliorarmi e senza smettere mai di crescere».
Consapevolezza, risultati e il valore del rispetto
Si dice che lo sportivo sia vanitoso. Ti riconosci in questo principio?
«Penso che lo sportivo non sia semplicemente vanitoso: è consapevole del proprio percorso. Dietro un risultato non c’è solo una medaglia, un titolo o un aspetto fisico costruito nel tempo, ma ci sono sacrifici invisibili: sveglie all’alba, rinunce, momenti di dubbio, fatica e la capacità di andare avanti anche quando sarebbe più semplice fermarsi.
La vera soddisfazione non nasce dal mostrare ciò che hai ottenuto, ma dal sapere quanta strada hai percorso per arrivare fin lì. Perché più investi, più lavori e più dai una parte di te a un obiettivo, più diventa difficile arrendersi».

Affermazione profonda, però andiamo al dunque, sei o non sei vanitosa?
«Beh sono sempre una donna…»
Quindi?
«Sì».
Sei conosciuta ed apprezzata. È una soddisfazione?
«Sicuramente sì, perché significa che il lavoro costruito negli anni arriva anche agli altri e viene riconosciuto. Ho partecipato a numerosi campionati internazionali WKF (World Karate Federation), il massimo livello della competizione, e nella mia regione sono imbattuta da cinque anni. Sono cintura nera 2º Dan, ottenuta per merito e percorso personale attraverso la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Sono stata convocata dalla Nazionale per la realizzazione dei video tecnici di preparazione agli esami di 1º e 2º Dan, e possiedo il titolo di insegnante tecnico della stessa federazione. Inoltre, ho ricevuto la convocazione dal CTR (Comitato Tecnico Regionale) per rappresentare la Sicilia a livello Nazionale ed Internazionale, insieme ad altre esperienze e traguardi che hanno arricchito il mio percorso.
Ma ciò che mi rende davvero orgogliosa è il rispetto che ricevo ogni giorno. Vedere i miei alunni guardarmi con ammirazione, sentire donne anche più grandi di me dirmi che vorrebbero avere la mia determinazione o seguire il mio esempio, mi fa capire che il valore di un percorso non si misura solo con le medaglie. Se, attraverso ciò che sono e ciò che faccio, riesco a ispirare anche una sola persona a credere di più in se stessa, allora quello è il traguardo più importante che potessi raggiungere».

Competeresti con atlete che praticano altri sport?
«Sì, perché lo sport è vita. Lo sport non è soltanto sacrificio, ma uno stile di vita che ti accompagna in ogni aspetto quotidiano. Competere con atleti di discipline diverse può diventare un’occasione di crescita, un modo per scoprire nuove qualità atletiche e per confrontarsi con realtà differenti. È anche un modo per divertirsi e condividere qualcosa di profondo con chi, pur venendo da sport diversi, “parla la tua stessa lingua”».
Il coraggio di cambiare direzione: la svolta con il maestro Roberto Clemenza
Raccontaci un po’ di te, delle tue giornate e dei tuoi hobby
«La mia vita ruota profondamente attorno allo sport, perché rappresenta una parte essenziale di ciò che sono. Sono insegnante di educazione fisica e credo fortemente nel valore educativo dello sport e nell’importanza del movimento come strumento di crescita, benessere e consapevolezza del proprio corpo. Il karate mi ha insegnato anche a scegliere le strade più difficili quando sono quelle giuste.
Nel mio percorso ho avuto il coraggio di cambiare direzione, lasciando un contesto consolidato perché per me ormai statico e stagnante. La svolta è arrivata con il maestro Roberto Clemenza di Scordia, un tecnico costantemente aggiornato, attento all’evoluzione del karate e capace di valorizzare davvero l’atleta nella sua completezza. Il suo approccio ha rappresentato un punto di svolta fondamentale nella mia crescita sportiva e personale. Ho scelto di percorrere ogni giorno la distanza tra Catania e Scordia per allenarmi, perché quando trovi una guida che crede nel tuo potenziale e lo sa sviluppare con metodo e visione, la fatica diventa parte del processo e la distanza perde significato.

Nel tempo ho compreso che, nello sport come nella vita, la differenza la fa chi continua a evolversi. È stato allora che ho capito una delle lezioni più importanti della mia vita: spesso restiamo nei luoghi che conosciamo perché ci fanno sentire al sicuro. Cambiare spaventa, richiede coraggio e, a volte, fa anche soffrire. Ma credere di essere nel posto giusto non significa che sia il posto migliore; molto spesso significa semplicemente che non conosciamo ciò che esiste oltre. E proprio oltre quella paura possono esserci persone, opportunità e traguardi che non avremmo mai immaginato. Per questo oggi credo che cambiare, o semplicemente avere il coraggio di fare esperienze nuove, sia spesso l’inizio della nostra crescita e, talvolta, anche della nostra salvezza».

Cosa immagini nel tuo futuro?
«Più che immaginare, so che anche a distanza di anni sarò ancora immersa nel mondo dello sport, probabilmente in forme diverse, ma sempre con la stessa identità. Il karate mi ha costruita: mi ha dato disciplina, forza e una mentalità che porto in ogni aspetto della mia vita. Vorrei continuare a crescere come atleta, raggiungere nuovi traguardi e, allo stesso tempo, trasmettere agli altri che i limiti spesso esistono solo finché non si decide di superarli. Con volontà e lavoro si può arrivare molto più lontano di quanto si pensi, anche oltre ciò che si immagina possibile. Perché la vittoria più grande non è quella che gli altri applaudono, ma quella silenziosa che, ogni giorno, ti avvicina alla persona che desideri diventare».
Una filosofia di vita: il karate come difesa interiore e le passioni extratutto
Il karatè raccontato alle future generazioni
«Il karate è molto più di uno sport o di una disciplina di difesa personale. È un percorso di crescita che insegna a conoscere sé stessi, a rispettare gli altri e a sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Oggi si parla spesso di violenza sulle donne, ma la violenza assume molte forme e può colpire chiunque: uomini, donne e ragazzi. Non è solo quella fisica, ma anche quella psicologica, fatta di umiliazioni, insicurezze e paura.
In questo senso il karate, come lo sport in generale, può fare la differenza. Aiuta a prendere consapevolezza del proprio corpo, a rafforzare l’autostima e a superare il disagio verso sé stessi. Quando impari a conoscere davvero chi sei e ciò di cui sei capace, smetti di vivere nel timore del giudizio e inizi a scegliere con maggiore consapevolezza. È questa, forse, la forma di difesa più importante: non imparare a colpire, ma imparare a non sentirsi mai più piccoli di ciò che si è».

Il tuo tempo libero?
«In realtà faccio fatica a stare ferma. Credo che la curiosità sia una delle caratteristiche che più mi rappresenta. Amo viaggiare, partire senza un itinerario completamente definito, lasciandomi guidare dalla voglia di scoprire e dalla possibilità di vivere qualcosa di inaspettato. Ho surfato più volte nell’oceano, mi sono lanciata con il paracadute e ho percorso tante strade in sella alla mia Harley Davidson, una moto completamente customizzata secondo le mie precise indicazioni. Suono il basso e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze, perché credo che ogni passione, ogni scoperta e ogni sfida aggiungano un tassello alla persona che siamo.

Amo ballare il tango, perché rappresenta una parte profonda di me: racchiude la passione, l’eleganza e la determinazione che porto nella vita di ogni giorno. È una danza fatta di connessione, ascolto e fiducia, tutto racchiuso nella dimensione di un abbraccio, dove ogni movimento riesce a raccontare qualcosa senza bisogno di parole. È la dimostrazione più bella che, a volte, possiamo comunicare anche attraverso il silenzio.
Gli animali occupano un posto speciale nella mia vita. Laika e Mia sono le mie cagnoline e ogni giorno mi ricordano quanto la felicità possa nascondersi nelle cose più semplici e autentiche. Sono tra le presenze più belle che potessi incontrare: mi hanno insegnato il valore di un amore sincero, fatto di uno sguardo, di una presenza costante e di un gesto d’affetto senza condizioni. È quella forma di amore puro e disinteressato che gli antichi greci definivano philia.

In fondo, il modo in cui vivo il mio tempo libero racconta molto di me. Non sono una persona che aspetta che la vita accada: sono una persona che sceglie di viverla. Mi piace sentire il vento addosso, il profumo dei luoghi nuovi, emozionarmi per uno sguardo e raccogliere storie da portare con me. Perché la vita non è fatta soltanto di giorni che passano, ma di momenti capaci di ricordarci che siamo vivi. E io ho scelto di attraversarla con gli occhi aperti, il cuore curioso e la voglia di cogliere ogni possibilità. Per questo il mio messaggio è semplice: vivete la vita, e vivetela adesso. Non rimandate ciò che vi fa battere il cuore, non aspettate il momento perfetto, perché la vita è una sola ed è troppo bella per non essere vissuta».