Doping, 20 anni di squalifica a Napolitano per pratiche vietate su minori

di Redazione

Giunge al termine con sanzioni di estrema severità l’inchiesta per presunto doping che ha travolto la Salus Seregno, storica società ciclistica brianzola specializzata nella formazione dei giovani. Il Tribunale Nazionale Antidoping (TNA) ha comminato 20 anni di squalifica all’ex corridore professionista Danilo Napolitano, all’epoca dei fatti direttore sportivo del club, e 8 anni di inibizione al presidente Marco Moretto.

Le decisioni definiscono il procedimento scaturito dalla sospensione cautelare disposta per entrambi i tesserati nella primavera del 2026.

Le violazioni contestate e l’aggravante del settore giovanile

Il quadro sanzionatorio delineato dal TNA si fonda sulle norme del codice WADA. A Napolitano sono state contestate le violazioni degli articoli 2.6 e 2.8, relativi al possesso e alla somministrazione (o tentata somministrazione) di sostanze o metodi proibiti. Per il presidente Moretto l’addebito riguarda invece gli articoli 2.9 e 3.1, legati alla complicità e agli standard probatori.

Sebbene tali infrazioni prevedano ordinariamente un massimo di quattro anni di stop, l’organo giudicante ha applicato la massima fermezza in virtù dell’aggravante legata alla tutela dei minori, trattandosi di un club dedicato unicamente al settore giovanile.

Respinta la linea difensiva: tramonta la carriera dell’ex velocista

Il verdetto smantella le posizioni difensive emerse dopo il provvedimento cautelare di aprile, quando la dirigenza regionale della FCI aveva ipotizzato che la società e la presidenza potessero configurarsi come parti lese.

La decisione segna una pesante battuta d’arresto nella parabola sportiva di Danilo Napolitano. Attivo tra i professionisti dal 2004 al 2017 e accreditato di 38 affermazioni in carriera — tra cui una tappa al Giro d’Italia e tre successi alla Coppa Bernocchi —, l’ex velocista si trova ora colpite da una delle inibizioni più severe mai comminate nell’ambito dell’attività giovanile.