Dai campetti di Palermo alle stelle della WNBA, la rincorsa mondiale di Costanza Verona
Basket02 Settembre 2026 - 16:52
Ci sono storie che non chiedono scorciatoie, ma si costruiscono un mattone alla volta, con la pazienza artigianale di chi sa che il talento senza la fame porta lontano solo a metà. Quella di Costanza Verona è una di queste. Playmaker, 27 anni, orgogliosamente palermitana — con quell’accento e quella cadenza siciliana che non ha mai voluto perdere, custode dei ricordi di Marina Longa e delle estati a Mondello —, «Cocca» si appresta a vivere uno dei punti più alti della sua carriera: guidare l’Italia del basket femminile ai Mondiali di Berlino. Un traguardo storico, dato che le Azzurre mancavano dalla rassegna iridata dal lontano 1994, quando Costanza non era ancora neppure nata.
In un’ampia intervista rilasciata alla giornalista Lia Capizzi per il quotidiano Domani, la cestista azzurra ripercorre le tappe di una storia fatta di famiglia e palla a spicchi, ereditata da mamma Simona (ex giocatrice di Serie A) e condivisa con la sorella Marta. Eppure, la strada della regista azzurra non è mai stata spianata. Nona italiana di sempre a mettere piede nel firmamento della WNBA, Costanza è reduce da quattro mesi intensi negli Stati Uniti con la maglia delle Dallas Wings. Un’esperienza vissuta con la formula dell’«attivazione» (un contratto da development player con un massimo di 14 presenze, 8 delle quali effettivamente collegate in campo) che l’ha vista confrontarsi ogni giorno con le atlete più forti del pianeta.
L’esperienza americana: «In WNBA per alzare l’asticella»
Lontana da qualsiasi frustrazione per i minuti in campo, la playmaker azzurra guarda all’avventura oltreoceano come a un dono e a una lezione continua. “Il ct Andrea Capobianco ci ricorda sempre che troveremo sempre qualcuno più forte di noi” racconta la palermitana ai microfoni di Domani. “Per me la WNBA è stata l’occasione perfetta per osservare, rubare con gli occhi e imparare. Dividere il campo ogni giorno con Paige Bueckers, una delle giocatrici più forti al mondo, è stato uno stimolo enorme per alzare la mia asticella”.
Negli USA il lavoro è soprattutto fisico e individuale: meno tattica, più cura dei dettagli, uno contro uno e allenamenti costanti contro atleti uomini per imparare a contrastare una fisicità d’impatto con la tecnica pura. “Ho lavorato tantissimo sulla mano debole, la sinistra. La determinazione è il mio marchio di fabbrica proprio perché sono cresciuta venendo dal nulla: non sono mai stata la star da quintetto fin da subito, ma partendo dal basso, a piccoli passi, arrivo sempre dove voglio”.
L’attesa per Schio e le radici azzurre
Quello di Costanza è infatti un percorso di maturazione ponderato. Prima di affermarsi con il Famila Schio — club con cui ha già collezionato 3 scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe —, la playmaker ha saputo attendere. Corteggiata dal club veneto fin da quando aveva 17 anni, ha preferito fare la gavetta a Battipaglia, Torino e Sesto San Giovanni sotto la guida di Cinzia Zanotti, rifiutando perfino le sirene dei college americani per arrivarci da protagonista e non da rincalzo.
Ora la testa è interamente proiettata al Mondiale di Berlino. Un girone di ferro attende l’Italia: la Repubblica Ceca, la Cina vicecampione del mondo e soprattutto gli Stati Uniti, incrociati e affrontati a viso aperto già nello storico torneo di qualificazione a Portorico. Un gruppo, quello guidato da coach Capobianco, coeso e trascinato dal talento di Cecilia Zandalasini ma fondato su una difesa aggressiva e sulla forza del collettivo.
Oltre la linea da tre punti: libri e maturità
Dietro la campionessa c’è però anche una donna poliedrica e profonda: laureata in Scienze motorie con specializzazione in Nutrizione, Costanza ama rifugiarsi nella lettura — in questi giorni sta leggendo La Canzone di Achille e Gli anni in bianco e nero di F. Giannone — e vive questa spedizione con profondo senso di responsabilità.
“Dopo il bronzo europeo dello scorso anno c’è un entusiasmo enorme attorno a noi” conclude la playmaker azzurra. “Sentiamo il dovere e la responsabilità di continuare a vincere per far crescere tutto il movimento femminile, proprio come hanno fatto le ragazze del volley. A Berlino le nostre partite saranno in diretta su Rai e Sky: vogliamo fare in modo che la gente si innamori sempre di più di questa squadra”.