America’s Cup, La Roche-Posay Racing Team vara il primo AC75 a Napoli
Sport20 Ottobre 2026 - 11:01
La corsa verso la 38ª America’s Cup prende ufficialmente vita nello scenario del Golfo di Napoli. Lunedì 19 ottobre 2026, La Roche-Posay Racing Team ha dato un segnale fortissimo a tutti i concorrenti diventando la prima compagine in assoluto a varare il proprio AC75 nelle acque che faranno da campo di regata per le sfide del 2027. Si tratta di un passaggio di fondamentale importanza per la campagna dello sfidante francese che, dopo aver completato una prima sessione di test e allenamenti a Lorient durante i mesi estivi, prosegue la propria marcia di avvicinamento schierando un monoscafo aggiornato agli standard regolamentari e avvalendosi di un organico profondamente rafforzato. Per la sfida transalpina prende così il via una nuova fase ad altissima intensità sia sul piano agonistico sia su quello dello sviluppo tecnologico, con la chiara determinazione di inserirsi stabilmente tra le eccellenze veliche a livello globale.
L’esordio del monoscafo volante nello specchio d’acqua partenopeo
Il momento chiave della giornata si è verificato esattamente alle ore 14:00, quando l’AC75 con la livrea de La Roche-Posay Racing Team è tornato a bagnarsi nel mare napoletano davanti a una folta platea composta da sponsor, autorità, invitati e giornalisti giunti per l’evento. Poche battute dopo la cerimonia, l’imbarcazione si è sollevata sui foil per effettuare la sua prima navigazione nella baia, regalandosi e regalando ai presenti una cornice suggestiva con il profilo del Vesuvio sullo sfondo. Un’immagine tanto spettacolare quanto carica di significato simbolico, dato che sarà proprio questo tratto di mare il teatro delle prossime regate della Coppa America.
L’evento va ben oltre la valenza formale: rappresenta la sintesi di un lavoro di preparazione durato svariati mesi e spalanca le porte alla fase operativa della preparazione sportiva. Mettendo per prima in acqua la propria imbarcazione nello scenario dei futuri confronti, la squadra francese entra nel cuore della competizione. Il monoscafo, lungo quasi 23 metri, è stato completamente adeguato alle normative di classe stilate per l’edizione 2027. Già stabilitosi nella città partenopea, il gruppo sportivo darà il via a un serrato programma di uscite a mare con l’obiettivo di testare sul campo gli avanzamenti ingegneristici e velocizzare il processo di affinamento dell’equipaggio.
In occasione del battesimo dell’imbarcazione, lo skipper Quentin Delapierre ha espresso tutta la propria soddisfazione per il traguardo raggiunto:
«Vedere il nostro AC75 in acqua a Napoli è davvero molto emozionante per tutto il team. Siamo sul campo di regata dove tra qualche mese si disputerà l’America’s Cup e, improvvisamente, tutto diventa molto più realistico. C’è un enorme lavoro dietro questo varo, molte persone che si sono impegnate per permetterci di essere qui oggi. Come skipper, provo un grande orgoglio nel portare avanti questa sfida tricolore. Ora abbiamo un solo desiderio: navigare, far volare questa barca e vivere appieno questa avventura fino al 2027».
La preparazione dell’equipaggio: sei mesi decisivi per la sfida sportiva
Le insidie che attendono la squadra tra le onde sono di massimo livello. L’America’s Cup rappresenta infatti una manifestazione sportiva del tutto singolare, in cui la capacità tecnica dei velisti deve necessariamente fondersi con la supremazia tecnologica e con la velocità di apprendimento dei singoli. In questo contesto, ogni singola giornata trascorsa a navigare diventa un tassello irrinunciabile per la crescita collettiva.
Sotto la guida del direttore sportivo Philippe Presti, forte dei suoi due successi passati nella competizione, il gruppo si è arricchito con la presenza di due atleti d’eccezione provenienti dal mondo olimpico: Diego Botín e Florian Trittel. I due campioni andranno ad affiancare Quentin Delapierre e gli altri elementi del roster. La pianificazione del lavoro nei prossimi mesi si articolerà su tre direttrici principali e complementari: le uscite di navigazione reale, l’analisi approfondita dei dati per lo sviluppo delle prestazioni, e il lavoro sui simulatori di bordo. A questi pilastri si sommeranno le esercitazioni tattiche focalizzate sul match race e la scelta della migliore combinazione degli uomini in ruoli chiave, nell’ottica di una serrata corsa contro il tempo in vista delle regate del 2027.
Il direttore sportivo Philippe Presti ha chiarito quali saranno le linee guida e le ambizioni del team per la campagna partenopea:
«Con l’AC40 abbiamo dimostrato di poter regatare alla pari contro i migliori e questo è molto incoraggiante. Ma l’America’s Cup è anche una competizione tecnologica, in cui lo sviluppo dell’imbarcazione gioca un ruolo determinante. I prossimi sei mesi saranno fondamentali per sfruttare appieno il potenziale del nostro AC75 e continuare a migliorare. Abbiamo rafforzato il nostro team e contiamo su un reale margine di miglioramento. La nostra ambizione è fare un salto di qualità rispetto a Barcellona e lottare per un posto tra i primi quattro team, il che sarebbe un risultato storico per uno sfidante francese».
Particolarmente carica di entusiasmo per il cammino appena iniziato è anche Maelenn Lemaître, stratega a bordo dell’AC75, che ha commentato così il suo esordio nella competizione:
«Quello che mi motiva di più è il desiderio di migliorare ogni giorno e di progredire rapidamente. È la mia prima America’s Cup: ogni giorno scopro e imparo tantissimo. Le sfide sono numerose, sia dal punto di vista tecnologico, sia sportivo, ma quella sfida più grande è la corsa contro il tempo. La mia sfida personale è acquisire rapidamente tutte queste nuove conoscenze per poter mettere a frutto le mie competenze di tattica nel match race e di ingegnere, per dare il meglio di me durante l’America’s Cup».
L’ingresso nel progetto ha suscitato grande motivazione anche nel nuovo timoniere spagnolo Diego Botín, che ha sottolineato la forza del gruppo:
«L’America’s Cup ha sempre affascinato me e Florian. Quando si è presentata l’opportunità di entrare a far parte della sfida francese, siamo stati subito conquistati dalle persone che portano avanti questo progetto e dal modo in cui è strutturato. È un team a misura d’uomo, in cui ognuno si impegna al massimo e tutti remano nella stessa direzione. Questa coesione ed energia collettiva sono veri punti di forza. Abbiamo tra le mani una barca dal potenziale considerevole e non vediamo l’ora di scoprire tutto ciò che può offrirci».
La Roche-Posay e la scienza: la barca diventa un laboratorio a cielo aperto
L’uscita in mare nel Golfo di Napoli segna pure l’esordio dell’imbarcazione con i loghi del partner principale La Roche-Posay. Oltre a garantire il proprio sostegno finanziario e d’immagine, l’azienda ha strutturato un vero e proprio programma di ricerca scientifica in diretta collaborazione con i marinai della squadra. Questo protocollo dermatologico, iniziato nell’agosto precedente negli stabilimenti di Chevilly, prevede che gli atleti vengano monitorati dal punto di vista medico per l’intera durata della preparazione fino alle regate napoletane del 2027.
L’obiettivo dell’iniziativa è stato illustrato da Alexandra Reni-Catherine, CEO di La Roche-Posay:
«Vedere l’AC75 francese sfoggiare i colori di La Roche-Posay a Napoli segna l’inizio di un’avventura che abbiamo preparato insieme a tutto il team. L’America’s Cup è un terreno di prova estremamente impegnativo per gli uomini e le donne, che competono come se ne andasse della loro vita : esposti ai raggi UV, alla salsedine, al vento e agli sbalzi termici. È per questo che siamo qui: per trasformarla in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Grazie al protocollo medico avviato con i velisti del La Roche-Posay Racing Team, monitoriamo la loro pelle per tutta la durata della campagna, in condizioni estreme. La nostra ambizione comune per questa 38ª America’s Cup è duplice: aiutare il team a raggiungere le migliori prestazioni e trasformare ciò che impariamo in mare in protezione e trattamenti utili a ciascuno di noi, al di là della competizione».
Continuità e governance: K-Challenge e il nuovo ruolo nell’America’s Cup Partnership
Il varo dell’AC75 dimostra come il sindacato transalpino sia stato in grado di compiere un significativo salto evolutivo: per la prima volta nella propria storia, uno sfidante francese ha l’opportunità di capitalizzare l’eredità tecnica e conoscitiva accumulate nell’edizione precedente. Dopo la conclusione dell’esperienza a Barcellona nel 2024, il gruppo K-Challenge ha preservato l’imbarcazione AC75, i propri allestimenti logistici e una quota consistente del personale interno. Questa continuità rappresenta un valore inestimabile in un contesto sportivo in cui il know-how e gli anni di sviluppo costituiscono un vantaggio strategico decisivo.
Al percorso di crescita tecnico si affianca una presenza politica e manageriale senza precedenti per la vela transalpina. K-Challenge, sotto la guida del CEO Stephan Kandler, rientra a pieno titolo tra i sette soci fondatori dell’America’s Cup Partnership (ACP), organizzazione creata assieme a Emirates Team New Zealand, Athena Racing, Luna Rossa, Tudor Team Alinghi, American Racing Challenge Team USA e Team Australia. Attraverso questo organismo, la compagine francese siede direttamente al tavolo delle decisioni che delineeranno l’assetto futuro del trofeo, impegnandosi per l’introduzione di un modello di sviluppo più solido e attraente, basato in primis sulla cadenza biennale delle regate.
Nel tracciare le prospettive future della sfida, il CEO di K-Challenge / La Roche-Posay Racing Team, Stephan Kandler, ha dichiarato:
«Con questa nuova campagna, compiamo un passo importante per la Francia nella storia della più antica competizione sportiva del mondo. Per la prima volta abbiamo potuto fare tesoro di una campagna precedente, conservando le nostre competenze, i nostri mezzi e la nostra esperienza per costruire un progetto più solido. Vedere oggi il nostro AC75 a Napoli è un momento emozionante, ma è soprattutto l’inizio di una nuova fase della nostra ambizione. Vogliamo che la Francia si affermi a lungo tra i migliori team mondiali e costruire le fondamenta per potere, un giorno, vincere l’America’s Cup».


