Sara Del Prete, il trionfo a Physical da 100 a 1, il mondo del fitness e i valori della famiglia
Personaggi24 Ottobre 2026 - 11:36
Oggi con una certa emozione vi presentiamo un’ospite d’eccezione dalle mille qualità e sfaccettature. Atleta poderosa, trasforma ogni interesse in una sfida da cogliere subito al volo e da affrontare con determinazione perché non può esserci esito diverso dalla vittoria. Apprezzatissima nel reality al quale ha partecipato ed “ovviamente” dominato; una vetrina che ha mostrato le sue particolarità e certamente per lei la carriera nel mondo dello spettacolo e della tv è appena cominciato. Ma oltre l’aspetto professionale e sportivo, Sara Del Prete è anche una mamma amorevole e premurosa, con la sua piccola Giada condivide tantissimo e cerca di trasmetterle insegnamenti e valori che sono fondamentali per la nostra protagonista di oggi.
Ciao Sara, grazie per avermi dato il piacere di incontrarti. Intanto congratulazioni per la tua grande affermazione televisiva, approfondiremo per come merita un’esperienza esclusiva come quella che hai vissuto.
“Grazie mille a te!”
Le origini della passione per lo sport e la specializzazione
Ci racconti da dove nasce la tua passione per lo sport?
“Lo sport è in me fin dalla tenera età di 4 anni e mezzo. Mia mamma mi portò a una Festa dello Sport nel centro di Lucca: lì vidi l’esibizione di alcune ginnaste con il nastro e la palla e le dissi subito: “Mamma, voglio farlo anch’io!”. Così mi iscrisse a ginnastica ritmica, una disciplina che ho praticato fino ai 24 anni. A 18 anni, mentre frequentavo l’Università di Pisa per laurearmi in Scienze Motorie, mi sono trasferita a Viareggio per allenarmi nella Società Ritmica Motto. Mi allenavo 8 ore al giorno e intanto studiavo… Nel 2012 ho vinto il campionato di Serie A2, conquistando la promozione ai massimi vertici in Italia, e sempre nello stesso anno mi sono laureata. Nel 2014 mi sono trasferita in Spagna e, non potendo fare a meno della ginnastica, ho gareggiato anche lì per un anno, vincendo il titolo nazionale catalano. Ma lo sport per me è davvero tutto: da piccola ho praticato anche equitazione facendo salto ostacoli (una passione che vorrei riprendere ancora oggi, se ne avessi il tempo!) e con mio papà andavo a sciare, partecipando anche a gare scolastiche di sci, atletica e molto altro. Mettermi alla prova, competere e confrontarmi è per me qualcosa di enormemente stimolante”
Nello specifico, qual è la tua specializzazione sportiva?
“La mia specializzazione principale fino a 24 anni è stata la ginnastica ritmica, in particolare con fune e clavette. Successivamente, dal 2014 a oggi, è diventata il fitness. In Spagna sono diventata Trainer Les Mills e, una volta rientrata in Italia nel 2018, ho proseguito in questo settore iniziando a formare le persone in tutta Italia. Concluso il percorso con Les Mills, oggi continuo a creare i miei corsi di fitness nella mia palestra e on-line e a collaborare con l’accademia Evolution Burn System”
Ci parli di questa accademia?
“Certo, volentieri, il fondatore è Rafael Servin un grande esperto nel mondo del fitness e questa accademia si vuole differenziare dagli altri perché non è un’azienda di fitness ma un ecosistema per le persone che fanno sport, dagli allievi agli istruttori. l’EBS è un format di allenamento fitness avanzato adatto a tutti e al suo interno ci sono tanti programmi.. il mio preferito il Kombat Burn, Il Pump Burn … e la cosa bella che siamo sempre attivi, in fiere importanti come Rimini WEllness, ma anche in tanti altri eventi come il Silent Burn in giro per tutta Italia portando la nostra energia e la musica che la trovate disponibile in tutte le piattaforme digitali EBS MUSIC”
L’impatto dello sport nel corso della vita e l’esperienza a “Physical: da 100 a 1”
Quando hai capito che l’attività sportiva avrebbe avuto un ruolo preponderante nella tua vita?
“Non so se l’ho “capito”: diciamo che è sempre stato dentro di me. Se non mi muovo, semplicemente non sto bene! Tutt’oggi ho bisogno di mettermi alla prova con nuove sfide, come la competizione di Bikini l’anno scorso o l’Hyrox quest’anno, perché è quando mi alleno che mi sento davvero viva. Crescendo ho trasformato tutta questa passione nel mio lavoro, sia nei corsi che nel personal training, con l’obiettivo di far capire alle persone che il movimento è fondamentale non solo per l’estetica, ma per allenare la mente e risanare lo spirito”.
In sintesi ogni disciplina che ti suscita emozioni diventa per te un banco di prova da sfidare a livello agonistico. Cioè ammirevole!
“Beh, io sono una persona che vivo molto di emozioni, quindi tutto quello che faccio e affronto lo devo fare con un certo sentimento e obbiettivo, sennò non mi porterebbe un bagaglio giusto di emozioni. E questo per me è in tutto, da preparare un dolce, o un corso, o una lezione o una gara”
Adesso parliamo della tua splendida esperienza, Physical: da 100 a 1! Ovviamente per essere scelta è conclamato che tu sia una delle migliori atlete del nostro Paese: come nasce questa esperienza?
“Grazie davvero per questo splendido complimento”! “In realtà non mi sento superiore a nessuna delle altre atlete presenti: eravamo così diverse che fare paragoni sarebbe impossibile. L’esperienza è nata quasi per caso: mi hanno notata a Rimini Wellness 2025 e mi hanno chiesto se fossi disponibile per un colloquio. Inizialmente non ci credevo molto e ho detto loro di ricontattarmi dopo il fine settimana, perché ero sotto gara e molto concentrata su quello… Per fortuna mi hanno riscritto! Quando ho compreso meglio di cosa si trattasse, ho accettato subito. È nata così, senza preavviso e senza una vera preparazione atletica specifica, visto che l’ho saputo solo un mese prima di partire.
In quel periodo, tra l’altro, stavamo ristrutturando la palestra per ingrandirla e rimetterla a nuovo: quando non ero con mia figlia, ero lì a dipingere pareti o a posare il pavimento nuovo insieme al mio compagno. Praticamente non ho trovato tempo per allenarmi prima di Physical. Sono andata a correre una volta sola, ma è stata una pessima idea perché mi sono stirata il polpaccio a sole due settimane dalla partenza: un disastro! Così mi sono messa l’anima in pace, ho pregato e ho fatto affidamento sulla mia forza mentale. Arrivata a Torino, mi faceva un certo effetto stare per così tanto tempo (25 giorni) lontana da mia figlia, oltre che trovare colazione, pranzo e cena già pronti… Abituata a una vita frenetica tra lavoro e famiglia, già quello mi sembrava strano! Il primo giorno di riprese ho conosciuto gli altri 99 atleti. Ricordo che la prima cosa che ho pensato è stata: “Mamma mia, ma io che ci faccio hier?!”. Uomini e donne incredibili, campioni e campionesse olimpioniche, il mio idolo Jury Chechi, la regina del nuoto Federica Pellegrini, la bellissima Elisabetta Canalis…”
Se permetti aggiungerei anche Tania Cagnotto, atleta potente e molto combattiva
“Certo, anzi aggiungerei a quello che hai detto te, che è anche una persona fantastica, ho passato molto tempo con lei e posso dire che è meravigliosa. Non conoscevo nessuno di persona eccetto Semiljana, quindi all’inizio mi sentivo un po’ l’outsider del gruppo, mentre molti di loro si conoscevano già ed era più facile fare conversazione. I primi 4 giorni sono serviti per ambientarsi e capire il meccanismo. Poi è arrivata la prima prova, il Plank, e lì ho iniziato a farmi conoscere piano piano, arrivando 33esima su 100. Dopo 2 giorni di recupero c’è stata la sfida a squadre per costruire il ponte. Dopo che sia Sebastian Rodwell che Filippo Pici mi avevano scartata come capitani, sono entrata nel gruppo guidato da Daniele Scatizzi, insieme a sua sorella Valentina, il ballerino Bad Matty e il lottatore Ivano Salerno. È stata una sfida bellissima, affrontata con cuore e grinta: io lanciavo le tavole a Mattia che costruiva il ponte, mentre gli altri preparavano i sacchi. Abbiamo dato il massimo e abbiamo vinto!
Subito dopo, però, è arrivata una doccia fredda: il regolamento prevedeva l’eliminazione di un concorrente per squadra, e hanno scelto di eliminare me… Tornata in albergo non sapevo cosa pensare, non potevo credere di essere stata eliminata dopo tutto l’impegno che ci avevo messo. Il giorno dopo, proprio nel momento in cui stava per rompersi il calco del mio busto, è arrivata la notizia: i 4 eliminati avrebbero formato una nuova squadra e aggiungerei “Che Squadra” io, Emanuele Bruno (che poi vincerà il programma), Tommaso Nisi, e Pietro Checchi!
Siamo tornati in gioco dopo una notte in bianco e con molta amarezza addosso. Ci hanno detto che eravamo di nuovo in gara e che potevamo sfidare i nostri avversari: abbiamo deciso di attaccare le squadre per noi più forti, quella di Menguzzi e quella di Alvise Rigo. Alla partenza mi sono trovata con la campionessa di judo Rosalba alla mia sinistra e “sua maestà” Federica Pellegrini alla mia destra. L’emozione era tantissima: in mezzo a due nomi del genere io mi sentivo un “nessuno”… Ma a testa bassa, soffrendo su ogni centimetro di tiro, le ho staccate e ho vinto la mia batteria, facilitando il lavoro ai miei compagni (che sono stati dei veri lottatori) e portando a casa la vittoria.
Infine siamo arrivati alla sfida che ha segnato la fine del mio percorso a Physical: la griglia degli eroi. Rimanere appesa per 35 minuti è stato dolorosissimo. Mi sono fatta male al nervo del bicipite e a un certo punto non riuscivo più a tirarmi su… Mi è venuto da piangere perché la testa voleva continuare a stare su, ma il corpo mi ha mollata. Odio perdere, soprattutto quando sento che avrei potuto dare ancora di più, ma il fisico purtroppo ha ceduto”
Riflessioni sui risultati e sulle sfide tra discipline diverse
Il livello era altissimo: all’inizio pensavi di avere questa grande affermazione?
“Prima di conoscere gli altri 99 atleti ho sempre pensato che, quando affronti una gara, lo fai per vincere o comunque per dare il massimo. Non vi nascondo però che quando sono entrata nella sala dei busti — ed ero una delle ultime a entrare — mi sono resa conto che il livello era enormemente alto, quasi impossibile! Oltre a donne incredibili, sapevo che avrei dovuto gareggiare anche contro uomini, e vi assicuro che alcuni erano delle “bestie” assurde… Un po’ di strizza mi è venuta! In più, essendomi stirata il polpaccio una settimana prima di partire, l’umore non era al top perché sapevo di non essere al massimo della forma fisica. Ma ho fede: mi sono detta che ormai ero lì e che, come sempre, avrei dato tutto me stessa”
So che il risultato è strepitoso
“Si è un signor risultato, resta il fatto anche se non ho vinto che sono l’ultima donna rimasta in gara e questo rende il tutto ancor più strepitoso. Anche perché parliamoci chiaro, anche per le prove finali che c’erano una donna non avrebbe potuto confrontarsi con un uomo a pari livello”
La competizione tra atleti provenienti da diverse discipline suscita sempre più interesse. Puoi dirci il tuo parere su questa tipologia di confronto?
“In un contesto agonistico tradizionale non avrebbe molto senso: a meno che non ci si confronti in qualcosa di del tutto estraneo a entrambe le parti (dove allora si parte alla pari), mi piace di più mettermi in gioco con chi ha fatto il mio stesso percorso. La parte davvero interessante di questo programma, però, è stata proprio questa: non farci pensare al background di ciascuno, ma buttarci a capofitto nella prova per superare i nostri limiti o cimentarci in discipline mai provate prima (come la lotta). Questo tira fuori il carattere, la forza mentale e spirituale, la capacità di adattarsi, di mettersi a nudo e di comprendere i propri limiti”
Però è anche vero che “le sfide tra sportivi” provenienti da esperienze diverse stanno prendendo quota e suscitano un interesse crescente? Molti atleti avvertono una certa adrenalina nel confrontarsi in prove “non convenzionali” e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze. Io non voglio vantarmi, ma da quando è nata questa rubrica ho sempre chiesto alle intervistate se avessero piacere di confrontarsi con “colleghe” provenienti da altre discipline; questo perché già avevo intuito che da lì a breve sarebbe emerso un forte interesse e la voglia di tantissimi nell’ intraprendere percorsi simili. Anche per questo nascono programmi come Physico ecc.
“Sicuramente, è vero.. anche perché negli anni, abbiamo capito che anche l’atleta d’élite, per essere più fermante è importante che il suo allenamento sia anche specifico a quello da gara, per tanto sempre più atleti si, mettono in gioco più volentieri in altri format e Physical sicuramente a livello mediatico è il primo e il migliore”
Lo sport nei media, la famiglia e il futuro
Un aspetto positivo è che il mondo del cinema, della TV e dello spettacolo mostra un’attenzione crescente verso atleti e sportivi. Come interpreti questa tendenza?
“Credo che l’attenzione verso lo sport e il benessere fisico abbia avuto un vero boom durante la pandemia: da un lato c’è chi si è avvicinato agli allenamenti online per rimanere attivo, dall’altro chi si è trascurato e poi ha sentito il bisogno di ripartire attraverso lo sport. Inoltre, nella società di oggi — dove le persone sono sempre più stressate — c’è un forte bisogno di trovare un canale per stare meglio, e quando il corpo sta bene anche la testa migliora. Oggi si comprende l’importanza della prevenzione: la salute del corpo va coltivata prima che arrivino i problemi. Anche come mamma la penso così: è infinitamente meglio che un bambino si appassioni allo sport piuttosto che a Instagram, TikTok o ad altre cose ancora più nocive”
E questo è sacrosanto! Mi fa piacere che una persona di altissimo livello come Te mandi messaggi costruttivi; in fondo lo scopo della mia rubrica è anche questo, ovvero proporre modelli sani, stimolanti ed edificanti a chi ci legge. Tu lo stai facendo sia da professionista sia da mamma, quindi il tutto assume un valore ancora più forte. E questo è da apprezzare.
“Grazie ancora una volta, per le parole che spendi per me. Io sono fermamente convinta dalla pericolosità dei cellulari nel mondo d’oggi, pr come vengono utilizzati in se per se parlo dei social.. per tanto la mia è una lotta continua . Ho una bimba che è nata in palestra, mela sono sempre portata con me e a casa, si guarda un pochino la tv ma poi si lavora insieme, giochi motori, percorsi e le attività di tuti i giorni”
Io però vorrei trasmettere il concetto che oggi il mondo dello sport non è più fine a se stesso, anche perché gli sportivi sono sempre più seguiti e apprezzati e si riconosce loro un certo valore che va oltre l’aspetto sportivo.
“Sicuramente! Con i social oggi è più facile apprezzare questo ambito: c’è più comunicazione e la possibilità di seguire da vicino una disciplina o affezionarsi a un atleta. Io stessa, come personal trainer, riesco a seguire le persone anche a distanza, mentre prima si lavorava solo one-to-one in palestra. In un mondo in cui si stanno perdendo alcuni punti fermi e determinati valori, lo sport rappresenta una guida e un punto di riferimento fondamentale”
Continuerai il percorso cominciato nel mondo dello spettacolo e della TV? So per certo che sei apprezzatissima.
“Ne approfitto per ringraziare di cuore tutte le persone che mi hanno scritto: sono state tantissime e le loro parole mi hanno fatta sentire davvero amata e apprezzata. Sicuramente continuerò il mio percorso come personal trainer, responsabile della mia palestra e mamma: il lavoro e la famiglia sono i punti fermi della vita che non vanno mai persi. Allo stesso tempo, se ci fosse un’altra opportunità televisiva la valuterei volentieri: è un’esperienza che mi è piaciuta molto perché mi permette di motivare, aiutare e raggiungere molte più persone. Come nei miei corsi, per me è fondamentale che le persone si sentano accolte come in una grande famiglia; mostrare il mio percorso in TV può essere un ottimo modo per ispirare e aiutare gli altri”
Cosa racconterai a tua figlia di sua mamma?
“Con mia figlia parlo sempre in modo sincero, nel bene e nel male, filtrando le cose affinché siano adatte alla sua età e la aiutino a crescere. Tutt’oggi mi dice che sono speciale e che vuole diventare come me: io la ringrazio e le rispondo che l’aiuterò a diventare ancora meglio di me! Le racconterò che sua mamma ha sempre dato il massimo in tutto: in alcune cose ho brillato, in altre meno; a volte ho vinto e altre ho perso; ho preso decisioni giuste e decisioni sbagliate, ma l’importante è stato mettere sempre il cuore in tutto ciò che ho fatto. La fede e i valori che mia madre ha trasmesso a me mi hanno guidata anche in questa esperienza, ed è esattamente ciò che cerco di trasmettere a lei ogni giorno”



