Dal nuoto al calcio, Gippetto prepara i giovani dell’Athletic Palermo “Un addio al nuoto”

di Simone Milioti

Una nuova metodologia di allenamento, un approccio multidisciplinare e una visione sempre più attenta allo sviluppo fisico e motorio dei giovani atleti. L’Athletic Club Palermo introduce importanti novità nella preparazione atletico-sportiva del proprio settore giovanile, sotto la guida di Marco Nastasi, affiancato da quest’anno da Valerio Gippetto, nuova figura inserita nel progetto calcistico ma un’istituzione nel mondo del nuoto siciliano. Protagonisti di questa innovazione chiamata “Pitch Preventiv Protocol Performance” sono stati oggi i calciatori dell’Under 15 Élite della società nerorosa, impegnati in una speciale seduta di allenamento in piscina presso il Tc3 di Palermo. Una scelta che nasce dalla volontà di integrare il nuoto nel percorso di preparazione calcistica, sfruttandone le potenzialità come attività propedeutica e complementare al lavoro sul campo. Il nuovo metodo, sviluppato da Nastasi e Gippetto, punta a favorire il miglioramento delle capacità cardiovascolari e coordinative degli atleti attraverso esercitazioni diversificate, capaci di arricchire gli stimoli motori e contribuire a una crescita fisica più completa. Un percorso che non sostituisce, ma integra il tradizionale lavoro atletico svolto sul terreno di gioco e in palestra, elementi che continueranno a rappresentare una componente fondamentale della preparazione delle nostre squadre.
La società Athletic Club Palermo spiega: “L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia, destinata a coinvolgere l’intero settore giovanile dell’Athletic Club Palermo, con l’obiettivo di offrire ai nostri ragazzi strumenti, competenze e metodologie sempre più evolute. Perché investire nella formazione significa anche innovare il modo di allenarsi, mettendo al centro la crescita dell’atleta prima ancora del calciatore”.

L’intervista a Valerio Gippetto nel nuovo ruolo

Valerio Gippetto ex tecnico del Tc3 Palermo che ha allenato negli anni tra gli altri Andrea Facciolà, Giada Marchese e Vincenzo Maniaci portandoli alla conquista di titoli e record regionali e prestigiosi traguardi nazionali da questa stagione lascia il nuoto e si dedica al calcio con un progetto innovativo e molto personale. La formazione dell’Athletic Club Palermo milita nel campionato di Serie D nel girone I e Gippetto oltre a lavorare con il settore giovanile collabora anche con la prima squadra.

Nel nuoto ha vinto molto ed è stato un punto di riferimento, cosa l’ha spinta a lasciare?
“​Non avevo più quel fuoco che mi ha contraddistinto in questi anni. Sono una persona passionale: se si spegne la fiamma, è finita. Il giorno in cui si è spenta definitivamente, non ho più calcato il piano vasca. Avevo l’esigenza di mettere le mie competenze al servizio di uno staff professionistico, per completarlo e aiutarlo. Sin da bambino il calcio mi ha dato quel fuoco sottile, presente con gli anni, ma non capivo, adesso si.
La sua formazione di tecnico però è completamente diversa. Passa da uno sport come il nuoto ad uno sport di terra dove è tutto diverso.
“​In realtà meglio che mi sia formato in altro! I preparatori sulla terraferma sono tanti e bravi, e loro si occupano di quello. L’apertura e il professionismo stanno proprio lì: la parola chiave è sinergia, io sono al servizio dello staff. Il calcio è in continua crescita e le intensità sono molto più elevate il calciatore di oggi deve essere un atleta a 360°. Sulla terraferma si sta arrivando quasi al limite prestativo, in acqua l’uomo, ma in questo caso il calciatore sia in termini di recupero e prevenzione che in termini di performance ottimizza il restante 50% e ha bisogno di persone che hanno studiato altro per prevenire gli infortuni e creare performance senza carico articolare.
Quindi ci sta dicendo che col suo programma si eviteranno gli infortuni?
“Diciamo che il nuoto, come integrazione del microciclo, agisce come prevenzione agli infortuni, recovery e performance. La mia figura non sostituisce nessuno, anzi, unisce le figure già esistenti: io creo la condizione acquatica integrativa senza carico osteoarticolare e il preparatore la trasporta in campo nella specificità. Non togliamo nulla, anzi… A questo proposito ci tengo a ringraziare la società Athletic Club Palermo in qualità del presidente Antonio Cottone e tutta la dirigenza, il direttore Perinetti, il direttore sportivo Clemente, i mister Ferrazzoli, Marino, Zangara e tutto lo staff e il professore capo Marco Nastasi, la persona che ha aperto le porte e creduto fortemente al progetto. Sono tutte persone perbene, di spessore, professionali e che non hanno bisogno di presentazioni, attenti alla crescita in toto del giovane calciatore”.
Quando ha prende forma questa collaborazione?​
“In realtà, la stagione scorsa avevo iniziato la collaborazione con la prima squadra, che milita in Serie D, sotto la guida del prof i miglioramenti erano notevoli: i calciatori riuscivano a velocizzare lo smaltimento delle scorie del match rispetto a una corsa blanda cyclette o recupero passivo, grazie al drenaggio linfatico, risultando più prestativi all’interno del microciclo. I calciatori subentrati dopo un determinato minutaggio o non impiegati lavoravano sulla potenza o capacità aerobica secondo indicazioni del prof, anche lì abbiamo riscontrato risultati notevoli, consentendo ai ragazzi di potenziare l’apparato cardiovascolare senza carico e stress meccanico. Tutto questo con protocolli mirati”.

Il protocollo applicato al calcio

Il nuoto è già usato per recuperare da infortuni nel calcio, cosa c’è di nuovo?
“​Sì, ovviamente i protocolli sono mirati e progressivi, il mio mestiere non è un semplice nuoto avanti e indietro. Lo usiamo come RTP (Return To Play), anche noi quando il fisioterapista ed il prof lo prevedono velocizzando di gran lunga la riatletizazzione e il processo di rientro in campo, i calciatori lo capiscono sono proprio loro che cercano questo tipo di stimolo questo è il mio mestiere io creo condizione in acqua, Sta proprio qui la nuova evoluzione. Recovery più performance. È una proposta con un beneficio tangibile. Il prof detta le indicazioni del sistema energetico da sviluppare dipende il periodo. I calciatori hanno i cardiofrequenzimetri al polso e monitoriamo i set che propongo: tutto è tracciato. Sulla terraferma i preparatori sono molto preparati, ma in acqua si coglie il potenziale totale del calciatore. Solo l’acqua può fare questo… ​Ma attenzione tengo a precisare: non è un nuoto avanti e indietro, quello possono farlo tutti. Con quello raggiungi picchi di battito e nulla di adattamento; noi, invece, raggiungiamo un battito allenante organizzato e progressivo con le settimane l’obbiettivo e’ che il mister ne abbia beneficio”.
Un progetto che coinvolge tutta la società, anche i settori giovanili.
“​Sì, le vittorie si costruiscono dal basso dai giovani. Da quest’anno la società con il prof Nastasi ha esteso la proposta al settore giovanile confermando l’attenzione non solo al calcio ma alla cura multilaterale del piccolo calciatore e calciatore del domani. Qui il lavoro oltre ad essere preventivo è anche multilaterale, cordinativo strutturale con la forza svolta in acqua con esercizi a circuito a basso impatto articolare per i più grandi. Catechizziamo il ragazzo all’importanza della longevità articolare, al miglioramento coordinativo posturale e alla resistenza attraverso il nuoto. Sarà il futuro per rendere il calciatore ancora più atleta ed è questo che richiede il calcio moderno. Interfacciarsi e crescere con altre proposte sarà una grande opportunità di crescita globale”.
Ci spiega nel dettaglio il Pitch Preventiv Protocol Performance?
“Si certo. Pitch. Il campo è la priorità. Io non preparo nuotatori per una gara ma calciatori con una condizione atletica maggiore integrativa che si unisce alla condizione in campo già preparata dal prof con l obbiettivo di fornire al mister calciatori più prestativi durante il match. Preventiv. Protocolli di prevenzione all’infortunio dovuto alle grandi intensità di oggi e ad alcuni campi pesanti sintetici. Protocol performance. Evidenze scientifiche con protocolli mirati in acqua sul ritardo della stanchezza e sul recupero più veloce tra uno sprint e l altro durante il match”.

Il passato nel nuoto e il nuovo futuro

Ma è una attività che potrebbe fare qualsiasi altro allenatore di nuoto?
“Non saprei. Il mio metodo innovativo funziona, sono protocolli mirati e strutturati da tanti anni con evidenze scientifiche sulla performance natatoria trasportata in campo dal calciatore e sulla prevenzione infortuni. La componente umana è fondamentale quanto o più del lato tecnico prestativo”.
Venendo a lei personalmente cosa si attende dal futuro?
“​Quello lo sa solo Dio. Per adesso sono molto concentrato nel dare un mio contributo all’Athletic Club, mettendo al servizio dello staff e della società la mie competenze”.
Cosa le lascia il nuoto? Ne sente la mancanza?
“Certamente. Ma posso dire che i risultati passano, rimangono invece i rapporti umani: quelli sono stati incredibili. Ringrazio ogni singolo ragazzo, che avrà sempre un posto nel mio cuore”.
Il suo è un addio? Non la rivedremo più a bordo vasca?
“​Anche qui, il futuro lo sa solo Dio. Ad oggi posso dirti si. Ho un ricordo molto bello dello sguardo innocente dei bambini piccoli che erano all’inizio del percorso nuoto, magari ci faremo un pensiero in un futuro molto lontano.
La ringrazio Valerio è sempre stato un piacere confrontarsi con lei.
“Un ​grazie a te Simone per le tue interviste e per avermi dato la possibilità di esprimermi in questi anni attraverso di esse. Buon lavoro”.