Volley serie A2m | Domotek, la bellezza delle cose fatte bene, Reggio Calabria e quel Sud che sa essere grande
In evidenza26 Ottobre 2026 - 18:34
Due vittorie in altrettante giornate di Serie A2, l’ultima in rimonta contro la Consoli Sferc Brescia, detentrice della Supercoppa di categoria e superata al tie-break dopo una rimonta pazzesca. Ma l’impresa del PalaCalafiore è figlia soprattutto della maturità di un progetto che, insieme alle esperienze di Palmi, Marsala e Messina, restituisce all’estremo Sud un ruolo da protagonista nella pallavolo nazionale

REGGIO CALABRIA – A Reggio Calabria, domenica sera, qualcuno deve aver pensato che fosse arrivato il momento di tornare a casa. Brescia aveva vinto due set, mostrato i muscoli della squadra che pochi giorni prima aveva sollevato la Supercoppa di Serie A2 – contro Pineto (0-3) – e lasciato agli amaranto soltanto una possibilità: tentare l’improbabile.
Al PalaCalafiore, però, nessuno aveva voglia di rispettare il copione. Tantomeno Antonio Polimeni e i suoi ragazzi. È finita che Brescia è tornata a casa con una sconfitta (3-2 22-25 22-25 28-26 25-21 15-12), la Domotek con altri due punti e Reggio Calabria con una di quelle serate che, a distanza di anni, qualcuno continuerà a raccontare cominciando con le stesse parole: “Io c’ero“.
Da zero a due a tre a due. Dopo il successo al tie-break di Pineto, un altro quinto set, un’altra vittoria. Due su due in A2. Curiosa combinazione di lettere e numeri per una società che, da quando ha cominciato a frequentare il rettangolo dei nove metri per diciotto, sembra essersi affezionata soprattutto a una cosa: vincere.
Ma sarebbe persino ingeneroso raccontare la Domotek soltanto attraverso i risultati. Perché i trofei si possono esporre in una bacheca, le promozioni si registrano negli almanacchi, le vittorie finiscono nelle statistiche. Quello che questa società sta costruendo a Reggio Calabria, invece, appartiene a una dimensione meno misurabile e probabilmente più preziosa.
È la bellezza delle cose fatte bene. Una bellezza che, a queste latitudini, non dovrebbe sorprendere nessuno. E che invece, troppo spesso, finisce per sembrare un’eccezione.
La Domotek, intanto, continua a darle una forma concreta. Lo ha fatto conquistando la promozione dalla Serie B, consolidando la propria presenza in A3 e poi mettendo insieme, nella scorsa stagione, Coppa Italia, Supercoppa e salto nella seconda categoria nazionale. Un percorso chiaro, una crescita rapida, ma soprattutto la capacità di accompagnare le ambizioni con scelte, investimenti e persone.
E ora, appena arrivata in A2, si è presa il lusso di battere prima Pineto e poi Brescia. Proprio le due formazioni che si erano contese la Supercoppa di categoria.
Una coincidenza che sembra quasi uno scherzo del calendario. Per la Domotek, invece, è già diventata una dichiarazione di competitività.

I due capitani prima del match, Lucconi (a sinistra) e Laganà
Il momento in cui la partita ha cambiato padrone
Per due set Brescia ha giocato da squadra consapevole della propria forza. Lucconi, 31 punti, ha rappresentato il riferimento offensivo degli ospiti, sostenuto da Iribarne, Firkal e Ciccolella. La Domotek ha provato a rispondere, ma ha pagato soprattutto la difficoltà di gestire alcuni passaggi decisivi.
Nel primo parziale, in particolare, gli amaranto hanno lasciato sfuggire un’occasione importante nel finale (da 21-20 a 22-25). E Polimeni, dopo la gara, non ha cercato spiegazioni rassicuranti.
“Lì abbiamo avuto probabilmente paura di vincere“, ha ammesso il tecnico nell’intervista rilasciata a SportWebSicilia, riconoscendo anche i meriti di una Brescia capace di disputare due ottimi set.
È una considerazione che dice molto della maturità dell’allenatore reggino. Vincere una partita del genere avrebbe potuto autorizzare qualsiasi entusiasmo. Polimeni ha preferito individuare ciò che ancora non funziona.
La svolta è arrivata nel terzo parziale, quando Brescia ha avuto l’opportunità di chiudere l’incontro. La Domotek è rimasta aggrappata a ogni scambio, ha annullato un match point e si è imposta 28-26, riaprendo una partita che sembrava ormai compromessa.
Nel quarto set gli amaranto hanno trovato maggiore continuità, riuscendo a portare la sfida al tie-break. E lì, dopo un avvio ancora in salita, hanno costruito un finale memorabile.
Sen, miglior realizzatore reggino con 22 punti, ha trascinato l’attacco. Boiko ne ha firmati 15, Lazzaretto 12, Presta 11. Ma il contributo di chi è entrato dalla panchina è stato altrettanto importante. Laganà, Iervolino e gli altri uomini chiamati in causa hanno dato sostanza a quella parola, gruppo, che troppo spesso nello sport viene pronunciata senza che se ne comprenda fino in fondo il significato.
Sul 14-12, Lazzaretto ha messo a terra il pallone della vittoria. E il PalaCalafiore ha finalmente potuto liberare tutta l’energia accumulata in due ore e ventuno minuti di battaglia.

Pipe di Klemen Sen – Top Scorer e Spiker della Domotek nel match contro Brescia
Polimeni, l’identità di una società prima ancora di una squadra
“Questa, ancora più che mai, è la vittoria di tutti, la vittoria del gruppo, la vittoria di chi non molla mai“.
Antonio Polimeni non ha avuto esitazioni nell’individuare il significato del successo. E ha aggiunto un elemento che merita di essere sottolineato: quella mentalità, prima ancora di appartenere ai giocatori, è stata trasmessa dalla società.
Nel corso delle stagioni sono cambiati gli organici, sono cresciute le difficoltà e si è alzato il livello degli avversari. Ma il modo di affrontare le partite è rimasto riconoscibile.
È probabilmente questo il patrimonio più importante della Domotek.

Coach Antonio Polimeni
Perché vincere può dipendere da una stagione particolarmente favorevole, da un gruppo di giocatori di qualità, persino da qualche episodio. Costruire un’identità capace di attraversare categorie differenti richiede invece continuità, competenza e una visione condivisa.
Polimeni lo sa. E quando gli è stato chiesto se la rimonta contro Brescia rappresentasse un segnale lanciato al campionato, ha scelto di non trasformare due vittorie in una proclamazione di superiorità.
La Domotek, ha spiegato, ha voluto confermare di essere una squadra presente, che non si arrende. Il resto verrà deciso dal campo.
Parole che trovano una naturale corrispondenza in quelle di Luca Presta, centrale premiato MVP della partita.
“Siamo una squadra ottima, unita e sappiamo uscire dai momenti difficili insieme“, ha raccontato ai microfoni di SportWebSicilia.
Presta ha riconosciuto il valore di Brescia, sottolineando come la formazione amaranto debba continuare a concentrarsi sul proprio lavoro, senza lasciarsi condizionare dalla forza degli avversari.
E davanti alla prospettiva di una città che comincia inevitabilmente a sognare, ha richiamato tutti alla necessità di vivere il presente, lavorare quotidianamente e conservare l’umiltà.
È una risposta che vale quasi quanto la prestazione sul campo. Perché il rischio, dopo un inizio tanto esaltante, sarebbe quello di scambiare due risultati importanti per un traguardo già raggiunto.
La Domotek, invece, sembra avere ben chiara la differenza.

Luca Presta – MVP della sfida – autentico trascinatore della Domotek
Reggio Calabria, Palmi, Marsala, Messina: la geografia di un Sud che funziona
C’è un’altra ragione per cui questa storia merita attenzione.
Reggio Calabria non è sola.
Poco più a nord, Palmi rappresenta un’altra realtà calabrese impegnata nella Serie A2 maschile. Sull’altra sponda dello Stretto, l’Akademia Sant’Anna Messina e Marsala Volley portano la Sicilia nel secondo campionato nazionale femminile.
Quattro città, quattro società, quattro esperienze differenti di una parte d’Italia troppo spesso osservata attraverso la lente delle proprie difficoltà.
Eppure, proprio da queste latitudini arrivano esempi concreti di organizzazione sportiva, capacità imprenditoriale, competenza tecnica e coinvolgimento del territorio.
Non significa che tutte le società dispongano delle stesse risorse o abbiano seguito percorsi identici. Né che la pallavolo possa cancellare le difficoltà economiche, infrastrutturali e sociali che caratterizzano molte aree del meridione.
Significa riconoscere il valore di ciò che esiste e funziona.
Fare pallavolo di alto livello nell’estremo Sud comporta sfide che spesso restano invisibili al pubblico. Trasferte lunghe, costi importanti, necessità di reperire risorse, strutture da valorizzare, rapporti con il tessuto imprenditoriale da costruire e mantenere.
Dietro ogni partita ci sono persone che lavorano, prendono decisioni, affrontano problemi e si assumono responsabilità.
È su questo terreno che si misura la qualità di un progetto sportivo.
La Domotek, con la sua crescita e i risultati conquistati, rappresenta oggi una delle espressioni più significative di questo movimento. E insieme a Palmi, Marsala e Messina contribuisce a disegnare una geografia della pallavolo nazionale nella quale l’estremo Sud non occupa una posizione marginale.

Il Rinascimento delle piccole cose
Forse dovremmo tornare a interrogarci sul significato della bellezza.
Noi italiani abbiamo avuto il privilegio di ereditarne una concezione straordinaria, consegnata al mondo attraverso l’arte, l’architettura, il pensiero e la capacità di trasformare un’idea in qualcosa destinato a sopravvivere al tempo.
Il Rinascimento è stato anche questo: studio, disciplina, conoscenza, attenzione alle proporzioni e rispetto per il lavoro.
Una lezione che non appartiene soltanto ai musei.
C’è una bellezza autentica anche nelle “cose fatte perbene”. Nel rispetto degli impegni, nella competenza riconosciuta, nelle responsabilità assunte senza cercare scorciatoie. Nella capacità di costruire qualcosa che non debba dipendere esclusivamente dall’entusiasmo del momento.
E forse proprio nell’estremo Sud, dove il vivere civile continua talvolta a scontrarsi con abitudini difficili da superare, queste esperienze assumono un significato ancora più profondo.
Perché dimostrano che l’approssimazione non è un destino geografico. Che il disordine non è una condanna. Che anche qui si possono coltivare ambienti nei quali il merito, la serietà e la qualità del lavoro trovano spazio e riconoscimento.
Magari sono soltanto “piccole cose”, considerate insignificanti da chi misura l’importanza delle cose esclusivamente attraverso il potere, il denaro o la visibilità.
Ma sono “cose” nelle quali vale la pena fermarsi.
La Domotek è una di queste.
Non perché vinca sempre. Non perché abbia conquistato tre trofei nella stessa stagione o perché sia riuscita a battere due protagoniste della Serie A2 appena arrivata nella categoria.
Lo è perché dietro quei risultati si riconosce una volontà precisa: costruire qualcosa che abbia un senso, una continuità e un valore per la comunità che rappresenta.

Il capitano Domenico Laganà
Quel PalaCalafiore che somiglia a una città intera
Antonio Polimeni, reggino, ha dedicato al pubblico alcune delle parole più sentite della sua intervista.
Ha parlato di un sostegno che considera raro persino rispetto a realtà di categoria superiore. E dell’orgoglio, personale prima ancora che professionale, di poter vivere tutto questo nella propria città.
Domenica sera il PalaCalafiore è diventato parte della rimonta, “alzandosi” e accompagnando la squadra quando Brescia sembrava aver preso definitivamente il controllo dell’incontro.
Il pubblico ha riconosciuto lo sforzo dei giocatori. I giocatori hanno restituito quella fiducia attraverso una prestazione che, pur con i suoi errori, ha avuto il merito di non arrendersi.
E forse è proprio questa reciprocità a spiegare perché certe società riescano a diventare “grandissime”.
La Serie A2 è appena cominciata. Ci saranno avversari difficili, momenti complicati, probabilmente anche sconfitte. Sarebbe ingeneroso pretendere che la Domotek continui a trasformare ogni partita in un’impresa.
Ma il risultato contro Brescia, per quanto importante, non è l’unica cosa che resterà.
Resterà l’immagine di una società capace di portare Reggio Calabria su un palcoscenico nazionale prestigioso. Di un allenatore che, nel momento dell’esaltazione collettiva, continua a parlare di lavoro e responsabilità; giocatori che riconoscono nel gruppo la propria forza; di un palazzetto che ha ritrovato il piacere di sentirsi parte di qualcosa.

E resterà soprattutto una convinzione.
Che nell’estremo Sud non manchino le persone capaci di immaginare, costruire e realizzare progetti importanti. Che la bellezza non sia soltanto un’eredità da custodire, ma una responsabilità da esercitare ogni giorno.
Anche dentro un palazzetto. Anche attorno a un campo di pallavolo.
Vincere una partita può essere un’impresa. “Fare bene le cose”, e continuare a farle bene, è una scelta.