Giro 26, c’è il tappone alpino di 133 km da Aosta a Pila. Sarà il giorno di Vingegaard?

di Valentino Sucato

Il primo vero tappone alpino accende la corsa rosa, atteso Vingegaard e l’assalto alla maglia rosa di Eulálio.La sensazione generale è che il danese abbia scelto proprio questa tappa per lanciare il suo assalto definitivo al Giro d’Italia. Ma la montagna, soprattutto al Giro, raramente segue copioni già scritti. E proprio questa imprevedibilità è ciò che rende la Corsa Rosa così affascinante.

Sarà il giorno della verità?

La 14ª tappa del Giro segna il momento che tutti aspettavano. Dopo giorni di equilibrio, fughe, colpi di scena e gestione delle forze, la Corsa Rosa entra finalmente nel suo territorio più spietato: l’alta montagna.

La Aosta–Pila una frazione dura il primo autentico esame da grandi giri per gli uomini di classifica, una tappa destinata a lasciare segni profondi nella classifica generale e nella lotta per il successo finale.

Il danese non aspetta altro

Tutti gli occhi sono inevitabilmente puntati su Jonas Vingegaard. Il danese, già protagonista nel Blockhaus arriva sulle montagne valdostane con la sensazione di avere qualcosa in più rispetto agli avversari. La sua superiorità quando la strada si impenna è apparsa evidente nelle tappe precedenti e il tappone di Pila sembra disegnato apposta per esaltare le sue caratteristiche, ritmo devastante, capacità di gestire sforzi lunghi e continuità di rendimento sulle salite più dure.

Dopo la splendida vittoria di Alberto Bettiol a Verbania, il Giro cambia completamente volto. Se le frazioni precedenti avevano lasciato spazio anche ai finisseur e agli attaccanti da lontano, qui si entra nel terreno dei grandi scalatori. E soprattutto, si entra nella giornata in cui il regno di Afonso Eulálio rischia seriamente di terminare.

Una tappa senza respiro

Il percorso della Aosta–Pila è costruito come una lunga prova di resistenza fisica e mentale. Non ci sono tratti per recuperare davvero, non esistono momenti di tranquillità. La tappa è una successione continua di salite e discese che consumeranno energie fin dai primi chilometri.

Si parte subito forte con la salita di Saint-Barthélémy, un’ascesa lunga quasi sedici chilometri con pendenze costanti sopra il 6%. È una salita regolare, ideale per impostare un ritmo elevato e iniziare a selezionare il gruppo dei migliori. Chi entrerà in difficoltà qui rischierà di trascinarsi dietro la crisi per tutta la giornata.

Dopo una lunga discesa veloce verso Aosta, la corsa riprende immediatamente a salire verso Doues. È il GPM meno severo della tappa, ma proprio per questo potrebbe diventare terreno di accelerazioni tattiche. Le squadre dei favoriti proveranno probabilmente a indurire l’andatura per isolare i capitani prima del finale.

La parte centrale della frazione è forse la più insidiosa. Lin Noir e Verrogne arrivano in rapida successione, senza veri momenti di recupero. Sono salite nervose, pedalabili ma logoranti, che potrebbero trasformare la corsa in una gara a eliminazione. Qui sarà fondamentale la profondità delle squadre: chi avrà ancora gregari nel finale partirà con un vantaggio enorme.

Poi arriverà Pila. Sedici chilometri e mezzo di salita costante, con una media superiore al 7% e un finale durissimo, vicino al 9%, con punte oltre l’11% a tre chilometri dall’arrivo. È una salita che non concede tregua e che premia i corridori capaci di mantenere wattaggi elevatissimi per lunghi periodi. Esattamente il terreno ideale per Vingegaard.

Vingegaard vuole il Giro

Le parole del danese alla vigilia sono sembrate quasi un avvertimento al resto del gruppo: “Se avrò le gambe giuste ci proverò”. Una dichiarazione apparentemente prudente, ma che in realtà lascia intendere chiaramente le intenzioni del leader della Visma.

Jonas Vingegaard sa perfettamente che questa potrebbe essere la giornata decisiva per mettere le mani sulla maglia rosa. La sensazione è che il due volte vincitore del Tour de France voglia sfruttare subito la superiorità mostrata in salita per evitare di lasciare il Giro aperto troppo a lungo.

Il suo modo di correre in montagna è ormai noto, progressione costante, accelerazioni chirurgiche e capacità di demolire gli avversari più con il ritmo che con scatti improvvisi. Su una salita lunga come Pila, questo approccio potrebbe fare enormi differenze.

Se il danese riuscisse a staccare i rivali già sulle rampe finali, potrebbe non soltanto conquistare la tappa ma anche infliggere distacchi pesanti in classifica generale. Ed è proprio questo lo scenario che spaventa gli avversari.

Pellizzari e Gall guidano la resistenza

Tra coloro che proveranno a opporsi all’assalto di Vingegaard c’è soprattutto Giulio Pellizzari. Il giovane italiano sembra in crescita dopo qualche giornata meno brillante e rappresenta una delle speranze più interessanti per il ciclismo azzurro. Sulle grandi salite ha dimostrato coraggio e personalità, e il tappone valdostano potrebbe essere l’occasione perfetta per testarsi contro il miglior scalatore del mondo.

Attenzione anche a Felix Gall, corridore che nelle tappe di montagna ha già fatto vedere una condizione eccellente. L’austriaco possiede un’ottima regolarità e potrebbe essere uno dei pochi in grado di limitare i danni qualora Vingegaard decidesse di attaccare da lontano.

Arensman e gli uomini da podio

La cronometro ha rilanciato con forza le ambizioni di Thymen Arensman. Il neerlandese ha impressionato contro il tempo, riuscendo addirittura a precedere Gall e guadagnandosi momentaneamente il podio della generale. Ora però arriva il banco di prova più severo: resistere sulle montagne lunghe contro gli specialisti puri della salita.

Molto dipenderà dalla gestione dello sforzo. Arensman è un corridore metodico, poco esplosivo ma estremamente regolare. Se riuscirà a salire del proprio passo senza andare fuori giri, potrebbe consolidare la sua posizione tra i migliori del Giro.

In seconda fila, ma sempre molto pericolosi, ci sono anche Jai Hindley e Ben O’Connor. Entrambi conoscono perfettamente le dinamiche delle grandi corse a tappe e potrebbero approfittare di eventuali crisi davanti per risalire posizioni.

Eulálio chiamato all’impresa

Difendere la maglia rosa in una tappa del genere appare complicatissimo per Afonso Eulálio. Il portoghese è stato una delle sorprese più belle di questo Giro, ma la sensazione è che il tappone alpino rappresenti il limite più duro della sua corsa.

Per conservare il simbolo del primato servirà una prestazione eccezionale. Eulálio dovrà probabilmente correre in difesa, cercando di gestire il ritmo e limitare i distacchi. Il problema è che, quando Vingegaard accelera sulle grandi montagne, spesso gli avversari non hanno semplicemente la possibilità di scegliere il proprio passo.

Una tappa che può cambiare tutto

La Aosta–Pila arriva in un momento cruciale del Giro. Dopo due settimane di corsa, le energie iniziano a diminuire e la fatica accumulata pesa sulle gambe. In giornate come questa, non conta soltanto la condizione fisica: entrano in gioco recupero, lucidità mentale e gestione dello sforzo.

Per questo il tappone valdostano potrebbe produrre distacchi molto più ampi del previsto. Basta una crisi, un momento di difficoltà o un’azione ben orchestrata da una squadra per perdere minuti preziosi.

Classifica generale

1 EULÁLIO Afonso Bahrain – Victorious 52:15:17

2 VINGEGAARD Jonas Team Visma | Lease a Bike 0:33

3 ARENSMAN Thymen Netcompany INEOS 2:03

4 GALL Felix Decathlon CMA CGM Team 2:30

5 O’CONNOR Ben Team Jayco AlUla 2:50

6 HINDLEY Jai Red Bull – BORA – hansgrohe 3:12

7 STORER Michael Tudor Pro Cycling Team 3:34

8 GEE-WEST Derek Lidl – Trek 3:40

9 PELLIZZARI Giulio Red Bull – BORA – hansgrohe 3:42

10 HARPER Chris Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team 4:15