Palermo, la “ciclabile umana” in Via Roma, proteste per le piste senza cordolo
Ciclismo22 Luglio 2026 - 09:49
Nella giornata di lunedì 20 luglio 2026, l’arteria di Via Roma a Palermo è stata teatro di una pacifica ma incisiva azione di protesta battezzata “ciclabile umana”. Più di cento cittadini, dotati di gilet catarifrangenti e cartelli di denuncia, si sono incolonnati lungo il bordo della carreggiata per simulare la barriera di protezione che dovrebbe separare chi pedala dal traffico cittadino.
Le ragioni del flash mob: no alle piste “in vernice” senza cordoli
La mobilitazione, promossa da collettivi locali, movimenti civici e membri della Consulta della Bicicletta, nasce da una forte preoccupazione per il progetto esecutivo della nuova pista di Via Roma: il tracciato, infatti, non prevede alcun cordolo di contenimento o divisorio fisico. In un tracciato stradale noto per l’elevata frequenza di incidenti e in un contesto urbano segnato dal fenomeno della sosta irregolare, la semplice segnaletica orizzontale rischia di trasformare la corsia in un parcheggio a cielo aperto, esponendo gli utenti a gravi rischi.
Il portavoce della Consulta della Bicicletta, Dario Stellino, ha così sintetizzato le richieste dei partecipanti:
“Oltre cento persone hanno manifestato pacificamente per chiedere sicurezza e l’inserimento dei cordoli lungo le piste ciclabili da realizzare su via Roma, per denunciare lo spreco dei fondi del PNRR destinati alle infrastrutture ciclabili e per chiedere reali politiche che favoriscono la mobilità sostenibile nella nostra città e la tutela degli utenti più deboli della strada, a cominciare da bambini e persone con disabilità”.
I cartelli mostrati durante il presidio hanno sollevato una provocazione diretta ai tecnici e agli amministratori: “Ci fareste andare i vostri figli lungo le piste ciclabili che progettate?”.
Gestione dei fondi PNRR: a rischio 8 milioni di euro e 28 km di rete
Oltre alla sicurezza del singolo cantiere, la protesta ha acceso i riflettori sulla gestione complessiva dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il capoluogo siciliano disponeva di circa 8 milioni di euro destinati alla creazione di 28 chilometri di nuove corsie riservate e protette.
Secondo gli organizzatori, l’Amministrazione avrebbe drasticamente ridimensionato il piano originario per venire incontro alle lamentele sull’eliminazione dei parcheggi per i veicoli a motore, come testimoniato dai ridimensionamenti osservati in arterie come corso Calatafimi, viale Michelangelo e viale Regione Siciliana. Il risultato sarebbe il completamento di meno della metà dei chilometri preventivati e la conseguente rinuncia a cospicui finanziamenti europei.
La denuncia della Consulta: “Nessun dialogo, risposte solo a mezzo stampa”
A inizio luglio, le associazioni avevano richiesto un incontro ufficiale con i progettisti e con il RUP (Responsabile Unico del Procedimento) per ridiscutere l’inserimento delle barriere fisiche. La replica dell’Amministrazione, tuttavia, si è limitata a reindirizzare i rappresentanti delle associazioni alle dichiarazioni rilasciate dagli organi di stampa il 2 luglio precedente.
Dario Stellino ha espresso forte rammarico per questo atteggiamento:
“La Consulta della Bicicletta prende atto di questa palese mancanza di volontà di confronto istituzionale e di partecipazione democratica. Spiace che lo stesso progettista continui a pubblicare articoli parlando di sicurezza. Siamo consapevoli che le soluzioni proposte rientrano tra quelle previste dal Codice della Strada, ma basta un giro in bicicletta per comprendere quanto poco si adattino alla realtà quotidiana del nostro traffico”.
Il messaggio delle associazioni: “Le strade appartengono a tutti”
A rimarcare la posizione del movimento è intervenuto anche il gruppo Earth Government Palermo attraverso una nota social:
“Ieri abbiamo realizzato una ciclabile umana in via Roma per dimostrare che esistiamo e che non vogliamo rischiare la vita. Le strade non appartengono soltanto alle automobili. Chiediamo una città diversa e a misura d’uomo, ma ci troviamo costantemente davanti a un muro di gomma”.