Il terzo mandato per i sindaci dei comuni siciliani torna prepotentemente al centro dell’agenda di Sala d’Ercole, segnando una nuova tappa di un percorso legislativo che si è rivelato più complesso e articolato di quanto una lettura superficiale possa suggerire.
L’inserimento del disegno di legge nel calendario dei lavori parlamentari, esaminato oggi in sede di conferenza dei capigruppo voluta dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e deliberato a maggioranza dei due terzi, non va interpretato come un colpo di mano improvvisato, bensì come il riavvio di un confronto istituzionale che, lungi dall’essere concluso, si sta muovendo su binari giuridici e politici ben definiti.
La bocciatura registrata due settimane fa, avvenuta attraverso lo strumento del voto segreto, non ha esaurito la volontà politica di una parte dell’Assemblea di riformare la disciplina elettorale degli enti locali, facendo leva su un’interpretazione aggiornata della giurisprudenza della Corte costituzionale.
Il fulcro dell’operazione, che vede un asse composito tra pezzi della maggioranza di centrodestra e il movimento Sud chiama Nord, risiede proprio nell’ancoraggio a recenti pronunce della Consulta. I promotori del ddl sostengono che l’adeguamento delle norme regionali ai nuovi orientamenti costituzionali non sia solo opportuno, ma persino obbligatorio.
In questo senso, il disegno di legge mira a ridefinire il perimetro del limite ai mandati, prevedendo la possibilità di una terza candidatura per i sindaci dei comuni fino a quindicimila abitanti e, in un’ottica di ulteriore semplificazione, eliminando del tutto ogni vincolo per i primi cittadini dei piccoli centri sotto i cinquemila abitanti.
La decisione di accelerare l’iter procedurale, ufficializzata dal vicepresidente dell’Assemblea Nuccio Di Paola in apertura di seduta, definisce tempi certi per il dibattito: il testo approderà in prima commissione nelle prossime ore, per poi transitare in Aula martedì 10 marzo, data fissata per l’avvio della discussione generale. Il cronoprogramma è stringente, con il termine per la presentazione degli emendamenti previsto per la giornata di mercoledì 11 marzo.
La partita si preannuncia dunque come un banco di prova per gli equilibri dell’Ars. La variabile del voto segreto rimane lo spettro che aleggia sui banchi di Sala d’Ercole, capace in passato di ribaltare esiti che sulla carta sembravano consolidati.
Il centrodestra e i suoi alleati puntano sulla coesione per superare l’impasse, confidando che il nuovo dibattito, supportato dai riferimenti alla giurisprudenza costituzionale, possa convincere anche gli indecisi o coloro che, nella precedente votazione, avevano optato per un voto contrario o per l’astensione.
Sarà, in ultima analisi, una sfida sulla tenuta delle alleanze e sulla capacità del legislatore regionale di bilanciare le istanze di continuità amministrativa con il rispetto dei percorsi democratici e delle regole del voto d’Aula.