Un’ondata di fango mediatico ha travolto Danila Nobile, presidente di Aica, bersagliata da insulti sessisti e degradanti.
Tra denunce depositate e solidarietà istituzionale, il caso riporta ancora una volta l’attenzione sulla violenza verbale di genere utilizzata come arma nel dibattito pubblico.
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Dall’emergenza idrica alla gogna mediatica
La gestione della risorsa acqua in provincia di Agrigento è scivolata dai tavoli tecnici alle paludi dei social network, degenerando in un aggressione verbale senza precedenti.
Danila Nobile, Presidente del CdA di Aica, è finita nel mirino degli haters a causa delle nuove e stringenti regole applicate sul servizio sostitutivo tramite autobotti a Canicattì. E subito sono scattati i commenti intrisi di sessismo e volgarità.
La manager ha scelto di non restare in silenzio, affidando a un videomessaggio la sua risposta: «Ho subito attacchi sessisti e vergognosi su Facebook. Insulti che non meritano nemmeno di essere ripetuti, ma che meritano di essere denunciati e infatti l’ho fatto: le forze dell’ordine sono già state allertate».
La Nobile ha spiegato come molti dei messaggi provengano da utenti identificabili, residenti proprio nel territorio canicattinese. Gli attacchi hanno oltrepassato ogni limite del vivere civile, colpendo la sfera privata e l’aspetto fisico con commenti che offendono la sua dignità di donna e arrivano, con una cattiveria inspiegabile, ad attaccarla persino perché vedova. «Il silenzio non è una risposta e chi pensa di poter fare questo impunemente si sbaglia di grosso. Non sono tutti i commenti ad essere stati inseriti perché alcuni sono proprio vergognosi per chi li ha scritti e ho deciso, volutamente, di escluderli», ha concluso la presidente, sigillando il suo intervento con l’hashtag #orabasta.
Quando l’odio sostituisce il confronto democratico
Quello che sta accadendo intorno alla figura di Danila Nobile non è una critica politica o gestionale, ma un violento e vergognoso attacco sessista. È la dimostrazione di come una parte della società, purtroppo ancora numerosa, utilizzi l’offesa maschilista per tentare di delegittimare una professionista in un ruolo di potere. I “cretini digitali” sono tanti, ma non devono e non possono passarla liscia, punirli severamente è l’unico argine possibile contro la violenza di chi pensa che lo schermo di uno smartphone garantisca l’immunità.
Moltissimi i messaggi di solidarietà, in particolare Margherita La Rocca Ruvolo, sindaca di Montevago e deputata di Forza Italia all’Ars, ha espresso parole durissime sulla vicenda: «La violenza verbale non può e non deve trovare spazio nella nostra società, né nella vita reale né sui social. Chi ricopre ruoli pubblici o di responsabilità deve poter svolgere il proprio lavoro con serenità e rispetto. Gli attacchi maschilisti non sono solo un’offesa personale, ma un attacco alla dignità di tutte le donne». Sulla stessa linea Maria Teresa Rago, presidente del Consiglio di Ravanusa: «Si tratta di episodi vergognosi e inaccettabili, che nulla hanno a che vedere con il confronto democratico. Colpire una donna in quanto tale significa colpire tutte e ledere profondamente i valori di rispetto e dignità». La scelta di Danila Nobile diventa quindi un esempio necessario: denunciare è l’unico modo per pretendere il rispetto che ogni membro di una società civile merita.