CUFFARO PATTEGGIA E SPEGNE LO SCUDO CROCIATO

di Redazione

La mossa di Totò Cuffaro di richiedere il patteggiamento per le accuse di corruzione e traffico di influenze non rappresenta solo un epilogo giudiziario, ma segna con ogni probabilità il proseguimento dell’iter di fine vita per il progetto della nuova Democrazia Cristiana.

Il fondatore del partito si avvia verso un’eclissi politica che sarà questa volta definitiva; senza il suo motore carismatico e il suo instancabile attivismo, la DC siciliana si ritrova senza bussola, confermando l’ipotesi che la sopravvivenza del simbolo fosse con ogni probabilità legata esclusivamente alla figura del suo leader.

La questione che agita i palazzi del potere non riguarda più l’esito della richiesta, il cui verdetto è atteso per il 15 maggio, ma il destino della folta pattuglia di amministratori e parlamentari regionali che finora hanno trovato riparo sotto l’ombrello cuffariano. I sei deputati all’Assemblea Regionale Siciliana — Carmelo Pace, Ignazio Abbate, Carlo Auteri, Serafina Marchetta, Andrea Messina e Nuccia Albano (quest’ultima tornata in giunta regionale) — si trovano ora a gestire un consenso che rischia di restare orfano. La domanda che circola con insistenza tra i corridoi della politica è se esista una vita politica per questa DC oltre Cuffaro, e la risposta che sembra farsi strada è decisamente negativa.

In questo scenario di probabile smobilitazione, si aprono ampi spazi per le altre forze del centrodestra. L’ipotesi che sembra più concreta è quella di una spartizione dei quadri e delle preferenze tra Forza Italia e Lega. Per il partito di via Bellerio, in particolare, l’innesto di forze rappresenterebbe una scialuppa di salvataggio fondamentale in vista delle prossime elezioni regionali. Con lo sbarramento elettorale che incombe come una ghigliottina, il travaso del consenso potrebbe garantire alla Lega quella soglia di sicurezza necessaria per non sparire dai radar del parlamento siciliano.

D’altro canto, una parte della dirigenza centrista, specialmente quella legata a una visione più moderata e istituzionale come quella rappresentata dall’assessore Nuccia Albano, potrebbe trovare naturale il ritorno in Forza Italia. Gli amministratori locali, da sempre abituati a una politica di presenza capillare sul territorio, sanno che senza la protezione di una formazione solida e di un leader spendibile, il rischio è l’irrilevanza.

Il patteggiamento di Cuffaro, pur accelerando i tempi del chiarimento, ha di fatto certificato ciò che i tanti addetti ai lavori sapevano: che la DC non è mai stata un’entità autonoma ma un’estensione del suo creatore, destinata ora a sciogliersi nelle correnti più forti della coalizione di governo.

C’è un interrogativo che resta però sospeso sulla politica siciliana: come reagirebbe il rispettivo elettorato davanti a questa diaspora forzata?