MONDELLO, IL TEATRINO POLITICO DI LA VARDERA

di Redazione

Ismaele La Vardera ha deciso di trasformare la complessa vicenda gestionale della spiaggia di Mondello in un palcoscenico per l’ennesimo colpo di teatro, preferendo la logica dell’ultimatum mediatico alle vie ordinarie della giustizia e della trasparenza. Durante una conferenza stampa convocata a Palermo, nei Giardini di Piazza Indipendenza a ridosso di Palazzo d’Orléans, il leader populista ha lanciato accuse pesantissime nei confronti del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Secondo il parlamentare dell’opposizione, esisterebbe una netta discrepanza tra le dichiarazioni pubbliche del governatore, che si era espresso a favore della revoca della concessione alla storica società Italo-Belga, e la condotta mantenuta dallo stesso all’interno dei palazzi governativi, dove avrebbe al contrario auspicato il mantenimento dello status quo. Una becera requisitoria che pecca gravemente sul piano della concretezza, dato che le prove di tali affermazioni sono rimaste chiuse nelle tasche del denunciante.

La Vardera ha infatti dichiarato di essere in possesso di un file audio dal contenuto clamoroso, capace a suo dire di provocare una sorta di terremoto politico e le dimissioni del presidente della Regione.

Il dato politico e deontologico più sconcertante dell’intera vicenda risiede però nella scelta dei tempi e delle modalità di diffusione di questo materiale. Invece di procedere all’immediata pubblicazione dei riscontri o, ancor meglio, di depositare i file presso la Procura della Repubblica per denunciare eventuali illeciti, il leader di Controcorrente ha concesso a Schifani una settimana di tempo per emanare un provvedimento che renda l’arenile un’area integralmente pubblica e libera da attrezzature private secondo ipotesi tracciata dallo stesso Cga, minacciando la divulgazione della registrazione solo allo scadere di questo termine. Una condotta che assume i contorni di un vero e proprio ricatto politico e che flirta pericolosamente con logiche che nulla hanno a che fare con il corretto dibattito istituzionale.

Il nodo centrale della questione si è acuito dopo la recente ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, che ha temporaneamente sospeso il provvedimento di decadenza della concessione emesso dall’assessorato regionale al Territorio. Di fatto, i giudici amministrativi hanno restituito la gestione dei lotti di Mondello alla Italo-Belga fino al prossimo trenta settembre, rimandando il giudizio di merito all’autunno. Se sul piano legale La Vardera avrebbe individuato un’alternativa, sul piano politico la discussione è significativamente degenerata a causa dell’ennesima personalizzazione dello scontro operata dall’ex iena.

Di fronte a ipotesi di reato o a condotte istituzionali scorrette, un rappresentante del popolo ha il dovere etico e civile di mostrare immediatamente le carte all’opinione pubblica o di adire le vie legali. La scelta di trattenere presunti elementi di prova per utilizzarli come strumento di pressione politica solleva legittimi dubbi sulla reale volontà di fare chiarezza e persino sulla legalità del comportamento.

L’auspicio, pertanto, è che La Vardera metta immediatamente sul tavolo le carte e gli audio di cui si dice in possesso, senza attendere la scadenza di scriteriati ultimatum. La gestione del bene pubblico e l’onorabilità delle istituzioni richiedono fatti, non espedienti scenici.

Il dibattito sulle presunte infiltrazioni mafiose e sui provvedimenti di prevenzione emessi dalla prefettura merita un approccio rigoroso e privo di personalismi. Continuare a cavalcare l’onda emotiva della piazza svilisce il ruolo dell’Assemblea Regionale Siciliana e offende l’intelligenza dei cittadini.

La totale ostensione di quanto dichiarato è l’unica via per fare chiarezza; protrarre questo conto alla rovescia serve solo a trasformare una vicenda amministrativa cruciale in avanspettacolo, poiché la spettacolarizzazione della politica non giova certo ai cittadini.