NON HANNO DOVE ANDARE

di Redazione

La notte palermitana si è tinta nuovamente del rosso acceso delle fiamme la notte di martedì 26, lasciando dietro di sé una scia di cenere e interrogativi pesanti sulla sicurezza nel territorio. Il bersaglio di questa ennesima azione intimidatoria è stato il nuovissimo deposito della Sicily by Car situato a Villagrazia di Carini, una struttura che era stata inaugurata da pochissime settimane.

Tre individui con il volto coperto si sono introdotti nell’area e hanno dato alle fiamme ben venti automobili dopo averne cosparso alcune con liquido infiammabile. Di fronte a questo scenario desolante e distruttivo, la reazione del fondatore dell’azienda di car sharing, Tommaso Dragotto, è stata immediata e improntata a una fermezza incrollabile. L’imprenditore ha voluto lanciare un messaggio chiaro e perentorio ai responsabili dell’attacco, sottolineando che personaggi del genere “non hanno dove andare” e che le loro azioni non riusciranno in alcun modo a piegare la sua volontà.

Questa forte affermazione racchiude una verità profonda che va ben oltre l’episodio di cronaca. Quando un esponente di spicco del mondo produttivo sceglie di non arretrare di un solo passo, dimostra concretamente che il tessuto sano della società possiede gli anticorpi necessari per respingere il controllo violento del territorio. Affermare che i criminali non hanno dove andare significa riconoscere che l’isolamento della criminalità organizzata diventa assoluto nel momento in cui si decide di abbattere il muro omertoso della paura.

La vera svolta nella lotta contro questi fenomeni criminali si compie proprio quando gli imprenditori scelgono la via della denuncia sistematica e trasparente. Se chi fa impresa rifiuta il compromesso e decide di affidarsi interamente alle istituzioni della Repubblica, la criminalità organizzata perde una delle sue principali fonti di sostentamento e di potere. Gli estorsori non hanno dove andare se ogni singolo commerciante, artigiano o industriale decide di squarciare il velo del silenzio e di segnalare tempestivamente ogni forma di pressione o di minaccia subita alle forze dell’ordine.

Il percorso di legalità non può tuttavia essere lasciato esclusivamente sulle spalle dei singoli individui coraggiosi. Diventa fondamentale che l’intera categoria economica e produttiva si muova in modo compatto, trasformando l’azione individuale in un movimento collettivo di resistenza attiva. Se tutta la comunità imprenditoriale decide di rivolgersi con fiducia allo Stato, i clan mafiosi si trovano privati di qualsiasi spazio di manovra e non hanno dove andare. La solidarietà di categoria e la cooperazione con forze dell’ordine e magistratura creano una barriera impenetrabile, trasformando il racket in un fallimento annunciato per chiunque tenti di metterlo in pratica.

L’opinione pubblica ha il dovere morale e materiale di stringersi attorno a chi resiste, trasformando la solidarietà in un impegno quotidiano e visibile. Se i cittadini e i consumatori scelgono consapevolmente di sostenere le imprese che denunciano e se la società civile ripete come un mantra che i criminali non hanno dove andare, si genera un mutamento culturale profondo e irreversibile.

La criminalità organizzata inoltre non avrebbe dove andare se il legislatore introducesse una norma restrittiva volta a punire penalmente quegli operatori economici che scelgono di non denunciare i tentativi di estorsione. Di fronte a un simile sbarramento, che trasformerebbe l’omertà in un reato per chiunque ne sia complice passivo, i clan perderebbero l’ultimo metro quadro su cui poggiano le proprie minacce. I sodalizi criminali non hanno dove andare nel momento in cui l’ordinamento giuridico priva il tessuto produttivo di qualsiasi alibi, costringendo l’intera economia di un territorio a schierarsi dalla parte della legalità e delle forze dell’ordine.

Questo secondo grave attacco alla Sicily by Car, che segue l’inquietante episodio dei colpi di kalashnikov esplosi a marzo contro la sede di via San Lorenzo, mette in luce la necessità urgente di un potenziamento delle forze sul territorio e dei sistemi di controllo. Lo Stato deve rispondere prontamente offrendo gli strumenti tecnologici e operativi in grado di garantire la massima sicurezza a chi continua a investire e a creare posti di lavoro in Sicilia.

La determinazione di chi non si pente di fare impresa nell’isola rappresenta una risorsa preziosa che va protetta con ogni mezzo, confermando che la via del ricatto è destinata a sbattere contro un muro invalicabile, perché mafiosi e criminali non hanno dove andare.