L’evoluzione delle alleanze interne alla sinistra in Sicilia sembra aver già delineato, con un anno di anticipo, la mappa del prossimo scontro per la presidenza della Regione Siciliana. Negli ambienti vicini al PD e al Movimento 5 Stelle, infatti, si fa strada la convinzione che i modi eccessivamente autoreferenziali di Ismaele La Vardera rendano necessario un accordo tra i due partiti principali.
I toni giudicati arroganti, le fughe in avanti e l’atteggiamento indisponibile mostrato quotidianamente dal leader del movimento Controcorrente avrebbero indurito le posizioni dei suoi potenziali alleati, spingendoli a blindare la coalizione.
Secondo indiscrezioni raccolte, giudicate solide e provenienti dall’interno di una delle due forze politiche con maggior peso elettorale nell’alleanza, esisterebbe ormai un canale di comunicazione riservato e un’intesa di massima. Questo asse, strutturato tra i democratici e i pentastellati, avrebbe l’obiettivo esplicito di sbarrare la strada a una corsa dell’ex iena verso la candidatura alla poltrona più alta di Palazzo d’Orléans.
Una determinazione che si riflette anche rispetto a consultazioni primarie. Le leadership regionali, guidate dal segretario del Partito Democratico Antony Barbagallo e dall’omologo del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola, lavorano ormai con l’obiettivo di evitare il ricorso ai gazebo. Il timore di fondo è che una consultazione aperta possa trasformarsi in un palcoscenico ideale per la demagogica retorica populista di La Vardera, offrendogli una spinta mediatica difficile da arginare.
Anche nell’eventualità in cui non si riuscisse a scongiurare il passaggio dalle primarie, l’alleanza tra le due formazioni principali rimarrebbe comunque salda e compatta. In quel caso attorno a un profilo condiviso, che potrebbe arrivare dalla società civile, vedi Emiliano Abramo, volto siciliano della Comunità di Sant’Egidio, oppure un interno come Antonello Cracolici o Giuseppe Antoci, lasciando l’esponente di Controcorrente comunque isolato rispetto al nucleo centrale della sinistra.
Una scelta tattica di questa portata, capace di ridisegnare gli equilibri politici di un’intera area nella regione, non può chiaramente essere considerata un’iniziativa locale. Appare evidente che una decisione così netta abbia ricevuto il preventivo via libera e il pieno consenso delle segreterie nazionali a Roma. La strategia complessiva dei vertici progressisti non punta tuttavia all’esclusione di La Vardera, quanto piuttosto a un suo ridimensionamento all’interno di un perimetro ben definito.
L’obiettivo politico è quello di includere l’ex iena nella coalizione, capitalizzando il suo potenziale elettorale, ma escludendo categoricamente che possa ricoprire il ruolo di candidato alla presidenza della Regione. Si tratterebbe di una cooperazione subordinata a una precisa gerarchia, che potrebbe non essere accettata da chi ha costruito la propria identità politica sulla rottura degli schemi tradizionali.
In questo scenario, i partiti nazionali sanno perfettamente di muoversi su un terreno scivoloso e di correre un rischio. L’esito più probabile di questo braccio di ferro potrebbe essere la frammentazione del fronte, con la sinistra dell’isola che potrebbe presentarsi all’appuntamento elettorale del prossimo anno divisa, sostenendo due diversi candidati alla presidenza. Questo scenario di rottura viene però considerato un male minore sia dai democratici che dai pentastellati. La motivazione risiede in un calcolo puramente numerico e di tutela del proprio consenso. Se il parlamentare di Controcorrente ottenesse la guida della coalizione, si verificherebbe con molta probabilità un forte travaso di consensi interni a tutto svantaggio delle sigle tradizionali.
Questo pericolo appare particolarmente concreto per il Movimento 5 Stelle, dal momento che i due soggetti attingono allo stesso bacino elettorale, sensibile alle tematiche del populismo. Per evitare un ridimensionamento interno che penalizzerebbe la leadership di dem e 5 stelle, l’asse tra le due forze maggiori preferirebbe accettare l’incognita di una corsa separata, blindando i propri confini a costo di compromettere la compattezza del fronte d’opposizione e ogni possibilità di vittoria.