Il contenzioso amministrativo legato alle nomine dei vertici giudiziari in Sicilia si arricchisce di un nuovo capitolo. Al centro del dibattito c’è l’incarico di Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo, uno dei ruoli più delicati e strategici nella magistratura requirente italiana per via del carico di lavoro legato alla lotta alla criminalità organizzata e ai reati contro la pubblica amministrazione.
La vicenda è approdata davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio, l’organo competente a valutare la legittimità degli atti emessi dagli organi centrali dello Stato. A promuovere il ricorso è stato il magistrato Massimo Russo, il quale ha formalmente contestato la delibera con cui il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha deciso il conferimento dell’incarico a Carlo Marzella.
I ricorsi di questo tipo non sono una novità nel panorama giudiziario palermitano, che già in passato ha visto le decisioni di Palazzo dei Marescialli messe in discussione per presunti vizi di motivazione o difetti nei giudizi di comparazione tra i vari candidati. In questo specifico caso, l’atto di impugnazione punta a scardinare i criteri attitudinali e di anzianità che hanno guidato la commissione referente prima e l’aula del CSM poi nella scelta del nuovo aggiunto.
L’udienza fissata davanti ai giudici amministrativi rappresenta un passaggio cruciale. L’esito del giudizio, infatti, potrebbe non solo congelare o annullare gli effetti della nomina, ma anche costringere il CSM a ridiscutere interamente la pratica.
Il ricorso di Massimo Russo, curato dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, mira a dimostrare come la decisione del CSM sia viziata da palesi contraddizioni e difetti di istruttoria:
- Ribaltamento delle valutazioni iniziali: La difesa di Russo evidenzia come, nelle primissime fasi della procedura e dall’esame degli atti, lo stesso CSM avesse inizialmente rilevato una chiara prevalenza del profilo del dottor Russo rispetto a quello dei concorrenti. Il magistrato contesta dunque il cambio di rotta del Plenum, ritenendolo non adeguatamente supportato da motivazioni logiche e oggettive.
- Svalutazione del percorso di carriera e dei traguardi storici: Il ricorrente reputa che le sue specifiche e storiche competenze attitudinali siano state ingiustamente sottostimate nel giudizio comparativo. Tra i vari elementi di merito, Russo rivendica una solida e comprovata esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, avendo tra le altre cose ottenuto la prima storica condanna all’ergastolo per le stragi del 1993 a carico del boss Matteo Messina Denaro.