Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha scelto la via della cautela e del realismo politico per affrontare il delicato tema del suo futuro a Palazzo d’Orléans. Ospite della trasmissione televisiva Start su Sky Tg24, l’ex presidente del Senato ha preferito non forzare la mano in merito a una sua possibile corsa per un secondo mandato alle elezioni regionali previste per l’autunno del 2027. Si tratta di un cambio di passo comunicativo evidente, che si distacca in modo netto dai toni adoperati in passato.
Qualche tempo fa, infatti, la linea adottata dalla presidenza appariva quasi superba, caratterizzata da una sicurezza ostentata che mal si conciliava con la complessità del quadro politico dell’isola. Oggi, invece, prevale uno stile decisamente più pacato e istituzionale, indubbiamente più consono al momento storico e alle reali condizioni della coalizione.
Questa virata verso la moderazione non è casuale ed è dettata, con ogni probabilità, anche dagli stop elettorali che il centrodestra ha dovuto incassare di recente in Sicilia. La coalizione ha prima mostrato evidenti crepe in occasione delle elezioni provinciali di secondo livello dello scorso anno, quando sul territorio ognuno giocava una partita a sé secondo le convenienze locali, per poi subire un brusco risveglio con i deludenti risultati delle elezioni amministrative di qualche settimana fa.
In quell’occasione, le forze della maggioranza si sono presentate alle urne impreparate e divise da logiche di potere puramente locali, regalando ampi margini di manovra alle opposizioni che hanno conquistato Agrigento e Marsala. Di fronte a questo scenario, l’atteggiamento di ascolto e condivisione mostrato oggi dal governatore è sicuramente quello più sensato per ricompattare le fila ed evitare ulteriori scivoloni.
Nel corso del suo intervento, il presidente ha voluto sottolineare il suo legame indissolubile con l’alleanza di governo, dichiarando testualmente: «Sono espressione di una coalizione». Una frase che ridimensiona le fughe in avanti e riporta il pallino del gioco nelle mani dei tavoli politici, sia siciliani che romani, dove si decideranno i destini della prossima legislatura. Rispondendo ai giornalisti, ha ribadito questa filosofia dicendo: «preferisco parlare del quotidiano e al momento opportuno sarà la coalizione a decidere».
Pur ribadendo la centralità delle scelte condivise, il governatore non ha nascosto il desiderio di poter completare i progetti di lungo respiro avviati dalla sua giunta. Ha infatti rivendicato con forza i notevoli risultati raggiunti dal suo governo e la centralità di alcuni dossier strategici che necessitano di una continuità amministrativa per giungere a compimento. Tra questi, ha ricordato l’avvio del piano per i termovalorizzatori, definendolo un’opera strategica senza precedenti e già a buon punto, oltre alla riapertura delle Terme di Sciacca e al progetto del polo pediatrico. Si tratta, secondo Schifani, di una serie di iniziative strutturalmente complesse e di grande rilevanza che richiedono stabilità; pur precisando che un eventuale cambio alla guida della Regione non ne comporterebbe necessariamente l’interruzione, il presidente ha espresso chiaramente il desiderio di poter proseguire questo percorso.
Questo nuovo corso dialogante rappresenta senza dubbio un buon viatico per affrontare il lungo viaggio che il centrodestra dovrà intraprendere per arrivare unito alla definizione della candidatura per le elezioni regionali del 2027. Una traversata così complessa non può essere compiuta d’un fiato, ma ha assoluto bisogno di tappe intermedie per verificare la tenuta della coalizione, risolvere i nodi programmatici e appianare le divergenze locali. Il primo vero banco di prova per avviare questo percorso di confronto e risanamento interno è fissato per il prossimo autunno, quando la ripresa dei lavori metterà i partiti attorno a un tavolo a misurare la reale consistenza della loro alleanza.
E se possiamo permetterci una previsione, l’ipotesi di una ricandidatura del presidente uscente ci sembra acquistare maggiore probabilità nell’odierno schema comunicativo di remissione alle scelte coalizionali, piuttosto che attraverso l’atteggiamento precedente che presentava la ricandidatura come un diritto che non ammetteva discussioni.