Banda del pizzo, gli arrestati per adesso non parlano

di Redazione

I componenti della “banda del pizzo e dei kalashnikov”, arrestati nel recente blitz antimafia a Palermo, hanno scelto la via del mutismo durante gli interrogatori di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari. Una strategia di difesa standard, che non frena la corsa degli investigatori, i cui sforzi si concentrano ora sulla mappatura esatta della cupola che governava il gruppo.

Al centro dei riflettori c’è Salvatore Verga, accusato di aver gestito le redini operative dell’organizzazione del pizzo direttamente dal carcere di Terni. Ma la domanda che ossessiona gli inquirenti è una: Verga era davvero il vertice ultimo o si muoveva come un fidato esecutore? L’ombra che si allunga su questa dinamica è quella dei Lo Piccolo, la storica famiglia che da decenni controlla il mandamento di Tommaso Natale.

Verificare se la banda godesse del beneplacito o della diretta regia dei Lo Piccolo è cruciale per comprendere gli attuali equilibri della mappa mafiosa palermitana. Se l’alleanza venisse confermata, significherebbe che il mandamento è ancora in grado di proiettare la propria egemonia militare e commerciale sul territorio, coordinando attività estorsive e canali di approvvigionamento di armi pesanti anche attraverso figure apparentemente autonome. Il silenzio degli indagati, lungi dal congelare le indagini, rappresenta un forte indizio della delicatezza degli equilibri in gioco: nessuno parla perché la posta, all’interno di Cosa Nostra, è ancora troppo alta?