SCHIFANI PORTA LE PROVE DEL CAMBIAMENTO

di Rino Piscitello

Sembrava di vedere due film diversi oggi nell’aula dell’Assemblea Regionale. Ma quello alla cui regia vi era Schifani raccontava la verità, a partire da dati e fatti concreti. L’altro, raccontato da La Vardera, dal Pd e dai 5 Stelle era semplicemente carico di veleni e bugie e soprattutto mancava di qualsiasi dato concreto.

Oggi il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha presentato all’Ars la relazione sullo stato di attuazione del programma di governo, a quasi quattro anni dall’inizio della legislatura.

Schifani ha raccontato i risultati della Sicilia degli ultimi nove anni con il suo governo e prima con quello Musumeci. Ha parlato di un’isola che dal disavanzo di cinque miliardi di euro è passata ad un avanzo di 4, la cui crescita economica (PIL) è stata del 18,9% negli ultimi 5 anni superando costantemente la media nazionale, al primo posto in Italia per crescita dei posti di lavoro (+5,6% dal 2019 al 2024), entrate tributarie cresciute di oltre 5 miliardi in tre anni, un miglioramento certificato da tutte le agenzie internazionali di rating, una stima di 467 mila nuovi occupati entro il 2030 sostenuta da oltre 126 miliardi di investimenti previsti, con 4.000 pareri per oltre 110 miliardi di euro della CTS (Commissione per le autorizzazioni ambientali).

La sinistra invece ha raccontato una Sicilia che assomiglia a quella degli anni 70 negando qualsiasi risultato, malgrado la conferma venga da istituti economici di ogni orientamento. Per loro tutto va male, tutto è miseria ed economia allo sbando. Demagoghi populisti che prescindono dalla realtà come quello sciagurato di la Vardera che vorrebbe revocare la concessione della rete di captazione, potabilizzazione e distribuzione dell’acqua, ignorando i costi stratosferici che questo comporterebbe per i siciliani.

«Oggi possiamo consegnare ai siciliani una Regione più solida di quella che abbiamo ereditato» – ha detto Schifani.

Al quale le repliche sono state del tipo che avrebbero fatto arrossire uno studente scarso di economia, ossia cretinate del tipo “l’avanzo di bilancio ce l’hanno quelli che non sanno spendere”.

La Regione – ha continuato Schifani – ha investito oltre 280 milioni di euro per il recupero di pozzi e sorgenti, la manutenzione delle reti idriche e la riduzione delle perdite, con un recupero di oltre 2.300 litri d’acqua al secondo, ha riportato la dissalazione al centro della politica regionale grazie alla riattivazione degli impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani, oltre agli interventi sulle dighe.

E poi la capacità di programmare e spendere le risorse europee. Schifani ha ricordato la chiusura integrale del Programma Fesr 2014-2020, con quasi 3,5 miliardi di euro certificati, e i primi risultati del nuovo Accordo per la coesione, che assegna alla Sicilia 4,9 miliardi di euro e ha già raggiunto, in pochi mesi, 744 milioni di impegni e 278 milioni di pagamenti su oltre 150 interventi.

E la riforma del ciclo dei rifiuti. Dopo l’approvazione del nuovo Piano regionale, validato dalla Commissione europea, la Regione ha sbloccato la realizzazione dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania, per i quali sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro, di cui 800 milioni destinati direttamente agli impianti. Si tratta di opere di ultima generazione, tra le più avanzate d’Europa per emissioni, che porteranno il recupero di materia al 65% e ridurranno al 10% il conferimento in discarica, producendo energia sufficiente per circa 174 mila famiglie siciliane. Un intervento che permetterà di eliminare il trasferimento dei rifiuti fuori dall’Isola, con un risparmio stimato in circa 100 milioni l’anno, a beneficio anche della Tari pagata da famiglie e imprese.

E, dopo oltre vent’anni di blocco del turn over, grazie all’accordo raggiunto con il Governo nazionale nel 2023, alla Regione oltre 1.300 nuovi dipendenti sono già entrati in servizio e altri 2.600 saranno assunti nei prossimi anni, a cui si aggiungono altre 724 nuove assunzioni, tra funzionari e dirigenti, autorizzate dalla Ragioneria generale dello Stato proprio grazie alla ritrovata credibilità dei conti regionali. Sono stati inoltre stabilizzati circa 1.800 lavoratori ex Pip e circa 250 ex Asu dei Beni culturali, mentre si è investito su formazione, digitalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, riducendo i tempi delle autorizzazioni.

Il presidente ha inoltre ricordato il boom del turismo, il settore in cui il cambiamento della Sicilia è oggi percepibile anche all’esterno: nel 2025 l’Isola ha superato i 23 milioni di presenze, con oltre la metà rappresentata da visitatori stranieri, in crescita anche nei mesi di bassa stagione e nelle aree interne. A rilanciare il settore e la destagionalizzazione dei flussi anche gli investimenti previsti per la riapertura delle Terme di Sciacca e Acireale. 

«Il lavoro intrapreso non è concluso e va completato – ha sottolineato il presidente – ma la direzione è stata tracciata. Il governo continuerà a operare con un solo obiettivo: consegnare ai siciliani una Regione più moderna, più competitiva, più forte, più giusta». 

Schifani ha poi chiuso sulla questione morale. «Il mio governo – ha detto – ha sempre tenuto una linea improntata al rigore e alla trasparenza. Non ho esitato ad assumere decisioni immediate e anche politicamente difficili quando le circostanze lo hanno reso necessario». Ma ci sono, ha ricordato Schifani, anche situazioni che attengono alla sfera delle responsabilità personali e che non possono essere estese a un governo o alla maggioranza che lo sostiene, così come ci sono casi che suscitano grande clamore mediatico, ma che poi si concludono con assoluzioni o archiviazioni: «Un monito che dovrebbe indurre tutti alla prudenza e al rispetto delle garanzie costituzionali».

La sensazione che riporta il cronista è quella di una lezione di impegno concreto e risultati positivi illustrati a chi spera con tutte le proprie forze che le cose vadano male per poter dire di avere ragione.