Ieri è diventata di dominio pubblico la notizia che Daniela Faraoni, ex dirigente della sanità siciliana e poi assessora regionale alla Salute, è stata nominata Presidente della Infratel Italia. La Faraoni è stata scelta dall’Assemblea ordinaria dei soci per guidare la società in house del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, controllata al cento per cento da Invitalia.
La società si occupa di sviluppare le infrastrutture digitali del Paese e abbattere il divario tecnologico. Si tratta di un passaggio di rilievo per l’ex assessora, chiamata ora a gestire una struttura strategica che muove miliardi di euro di investimenti tra banda ultra-larga, reti di nuova generazione e risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La vicenda, tuttavia, porta con sé un retroscena squisitamente politico. Nel corso della sua passata esperienza di governo in Sicilia alla guida della sanità, prima che le subentrasse Marcello Caruso, la dirigente era stata indicata come assessora in quota Forza Italia. Ciononostante, nei corridoi della politica regionale gli esponenti azzurri non avevano mai nascosto una certa perplessità, accusandola in tutte le sedi, anche se spesso a microfoni spenti, di mostrare una sensibilità (e una disponibilità) assai più spiccata verso la Lega rispetto al partito che l’aveva formalmente proposta.
La Faraoni è peraltro madre di Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco e coordinatore provinciale della Lega di Caltanissetta, e questo dato certo non è mai apparso ininfluente agli esponenti della politica siciliana.
Il quadro emerso subito dopo l’ufficializzazione dell’incarico in Infratel sembra quasi fatto apposta per dare sostanza a quei sospetti: il coro di felicitazioni pubbliche è arrivato ieri, in modo pressoché chirurgico, esclusivamente da esponenti del partito di Matteo Salvini.
Ad aprire la serie dei messaggi d’auguri è stato Nino Germanà, senatore e segretario regionale della Lega in Sicilia, che ha espresso aperto compiacimento per l’assegnazione dell’incarico. A stretto giro si è unita la nota ufficiale della Lega Sicilia, che ha sottolineato l’orgoglio per la scelta di una manager siciliana che ha già guidato con valore l’assessorato regionale alla Salute. A chiudere la fila delle congratulazioni leghiste è stato poi Vincenzo Figuccia, deputato questore del Carroccio all’Assemblea Regionale Siciliana, il quale ha rimarcato come la scelta premi un profilo di altissimo livello istituzionale.
Malgrado le lodi tessute dai leghisti siciliani, la nomina ha suscitato stupore in considerazione del fatto che il campo di competenza della Faraoni è sempre stato sostanzialmente legato al settore sanitario dell’isola. Oltre al ruolo di assessora regionale alla Salute, la Faraoni è stata infatti alla guida dell’Asp di Palermo nelle vesti di direttore generale e commissario straordinario, ha ricoperto il ruolo di direttore amministrativo presso l’Asp di Catania, l’Asp di Caltanissetta, l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello del capoluogo e l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.
Resta a questo punto la curiosità per una convergenza di affetto politico così netta e coordinata di fronte al silenzio dei suoi (?) ex compagni di partito. Gli unici a congratularsi subito e pubblicamente per la nuova prestigiosa poltrona sono stati i dirigenti leghisti al punto da fare ritenere che l’indicazione alla nomina in Infratel sia stata avanzata in quota Lega. Un dettaglio che fa apparire assai meno infondati gli antichi retropensieri dei parlamentari di Forza Italia.
Un chiarimento in proposito sarebbe carino anche se certamente poco probabile.