CARCERI: DICHIARAZIONE DI DE LUCIA ALLARMISTA E PERICOLOSA

di Rino Piscitello

Il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, nei giorni scorsi nel corso di un incontro nel capoluogo siciliano ha dichiarato che “le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”. Ed ha aggiunto che “le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.

Ha risposto il ministro Carlo Nordio dicendo che “Il Procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha perso il controllo di sé stesso”. Ed ha aggiunto che “è di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero Corpo della Polizia penitenziaria, che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale”.

Pur ritenendo comprensibile la risposta di Nordio, al di là forse del tono eccessivo dovuto probabilmente allo stupore, non possiamo non rilevare che il problema non è l’attacco, anche se indiscutibile, alla polizia penitenziaria, bensì la leggerezza con la quale un esponente di rilievo di uno dei poteri dello Stato ha affermato che le carceri sono sotto il controllo della criminalità.

Ovviamente la cosa non è reale e il procuratore de Lucia intendeva forse usare un’iperbole per far comprendere che la situazione è molto delicata. Ma le iperboli di questo tipo sono concesse agli osservatori di un fenomeno, non a chi, insieme ad un gip, è in grado di mandare un imputato in un luogo, a suo parere, controllato dalla criminalità organizzata.

I clan mafiosi dentro le carceri attendono da tempo una dichiarazione che ratifichi il loro controllo ancorchè non reale sulle carceri, e verosimilmente faranno circolare in tutti i modi la dichiarazione di de Lucia che per loro suona come un riconoscimento del loro potere.

Potere che negli ultimi anni si è andato indebolendo per tante ragioni, non ultimo i continui interventi repressivi. Basterebbe il dato del numero di telefonini sequestrati nelle carceri italiane dal 2022 al 2024. Erano 1.084 nel 2022, 1.595 nel 2023, 2.252 nel 2024. Non ci sono ancora i dati del 2025 ma si stima che supereranno i 2.500.

E occorre citare anche i 1.443 agenti che hanno già preso servizio entro il mese di maggio 2026, i 1475 in arrivo a fine ottobre 2026 e i 949 allievi che entreranno in servizio a inizio 2027. Oltre ai 3.350 che entreranno a seguito del concorso indetto a febbraio 2026.

E il Piano Carceri da 750 milioni di euro che entro il 2027 dovrebbe creare oltre 10.000 nuovi posti tra nuove costruzioni e recupero di strutture, ai quali si aggiungono 8 nuovi padiglioni modello finanziati dal PNRR e 7 istituti dedicati al regime 41 bis.

Ed è proprio perchè il loro potere si sta indebolendo che i boss fanno di tutto per farlo apparire solido.

D’altra parte però la risposta del ministro Nordio, rischia di dare l’idea di sottovalutare la portata del problema.

La risposta giusta sarebbe stata che il problema del sovraffollamento e della inadeguatezza degli organici è reale e dovremo affrontarlo aggiungendo alle misure straordinarie già intraprese, ulteriori misure d’emergenza. Ma a nessun potere dello Stato è consentito di mettere in dubbio il lavoro degli operatori e il controllo sulle strutture.

Il procuratore de Lucia ha quasi sostenuto che la realtà carceraria italiana è simile a quella della Colombia e in questo ha di sicuro fatto un cattivo servizio al nostro Paese.

Ma il ministro Nordio non è riuscito a dare l’idea del cambio di paradigma che il governo ha deciso di mettere in atto per affrontare i gravi problemi del sistema carcerario italiano.

L’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (Uspp), in una nota del suo presidente, Giuseppe Moretti, critica sulle dichiarazioni di de Lucia, ha dichiarato di condividere “le considerazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha opportunamente richiamato tutti a un maggiore senso di responsabilità istituzionale” ed ha aggiunto che è arrivato “il momento di ricostruire un sistema penitenziario moderno, sicuro ed efficiente, investendo nel personale, nelle infrastrutture e nella tecnologia, anziché alimentare una narrazione che indebolisce ulteriormente la credibilità delle istituzioni“.

Forse il problema è sempre uguale. Il desiderio a volte inopportuno di esprimere il proprio pensiero su temi di competenza politica da parte di chi ha il delicato compito di amministrare giustizia.

Ciò crea troppo spesso il proliferare di dichiarazioni di esponenti politici di una sola area che si schierano a condivisione di quel pensiero creando così una precisa sensazione di incompatibilità ambientale.