Palermo decide di dire addio alle tradizionali carrozze trainate da cavalli per passare ai veicoli elettrici, introducendo un nuovo regolamento per la tutela degli animali.
Se le istituzioni e le sigle animaliste parlano di una scelta storica, dietro i festeggiamenti si nasconde una realtà amara: la cancellazione di una tradizione secolare della città, oltre che la mancanza di un piano chiaro per il futuro di questi animali.
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La decisione di Palazzo delle Aquile: cosa cambia e quali sono le reazioni
A Palermo si chiude definitivamente un’epoca. Il Consiglio comunale ha approvato due delibere fondamentali: la prima avvia la progressiva dismissione dei veicoli a trazione animale a favore dei mezzi elettrici; la seconda approva il nuovo Regolamento comunale per il benessere animale, un testo pensato per contrastare maltrattamenti e abusi, fornendo regole chiare alle forze dell’ordine e strumenti di segnalazione ai cittadini.
La giunta comunale avrà 180 giorni di tempo per redigere il piano di riconversione. Da quel momento, gli attuali vetturini avranno un anno per adeguarsi alle nuove regole. La misura blindata riguarda soltanto chi possiede già una licenza. Il Comune, infatti, non rilascerà più alcuna nuova autorizzazione.
Solo Verona in Italia ha fatto la stessa scelta e Roma in modo molto parziale. Così Palermo non avrà più le carrozze trainate dai cavalli, ma altri mezzi elettrici che sfrecciano nelle aree pedonali.
L’amministrazione e le associazioni animaliste hanno accolto con grande entusiasmo la notizia. Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso soddisfazione sottolineando il punto d’incontro tra tutela e lavoro: «È una scelta che segna un cambio di passo importante, perché coniuga la crescente sensibilità verso il benessere animale con la tutela dei diritti e dei livelli occupazionali degli attuali titolari delle licenze».
L’assessore al Benessere animale, Fabrizio Ferrandelli, ha parlato di un passaggio epocale per la città: «La prima delibera rappresenta una svolta di civiltà che permette di lasciarsi alle spalle un’attività economica fondata sullo sfruttamento del cavallo, rispetto alla quale l’amministrazione comunale è stata più volte costretta a intervenire con ordinanze contingibili e urgenti per tutelare animali spesso sottoposti a condizioni incompatibili con il loro benessere. Oggi, invece, grazie a un provvedimento adottato dall’organo competente, il Comune può finalmente avviare l’iter amministrativo che porterà alla riconversione del servizio, coniugando tutela degli animali e accompagnamento degli operatori verso un nuovo modello sostenibile».
Entusiasta anche l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa). Ornella Speciale, responsabile Oipa Italia per i rapporti con le istituzioni in Sicilia, ha definito il provvedimento una «svolta storica per i diritti degli animali».
Oltre gli applausi: le falle della delibera e i rischi reali per i cavalli
È innegabile che con il caldo torrido e le estati sempre più afose della Sicilia sia fondamentale fermare il lavoro dei cavalli nelle ore di punta e proteggerli dal calore estremo dell’asfalto. Sono capitati più volte, infatti, episodi in cui cavalli utilizzati per il traino di carrozze sono morti, anche in pieno centro.
Ma la risposta corretta sarebbe dovuta essere un’ulteriore inasprimento delle regole con l’introduzione di soglie di temperatura e fasce orarie di interdizione, visite veterinarie sistematiche e multe salatissime per i trasgressori. Invece si è scelto di spazzare via una tradizione della città e un intero mestiere, colpendo anche quei cocchieri onesti che amano il proprio cavallo, lo curano ogni giorno con impegno e lo considerano, oltre che il proprio sostegno economico, un vero e proprio compagno di vita.
Il dubbio principale, che la delibera del Comune evita di affrontare, riguarda la sorte concreta dei cavalli una volta spenti i riflettori. Chi pagherà il cibo, le stalle e le cure veterinarie per un cavallo che non genera più reddito?
Sulle facili esultanze dei social è intervenuta Sofia Varoli, istruttrice federale Fise di secondo livello: «In tanti stanno festeggiando la decisione del Comune di Palermo di vietare l’utilizzo di cavalli per il traino delle carrozze, ma qualcuno si è chiesto che fine faranno questi animali?». L’istruttrice ha poi fatto chiarezza sulle tante ingenuità che si leggono online: « In molti dicono ‘adesso liberate i cavalli nelle praterie’, oppure ‘utilizzateli per l’ippoterapia’. Questi cavalli sono cresciuti in box, se venissero ‘liberati’ non riuscirebbero a sopravvivere più di qualche giorno. Anche l’utilizzo per ippoterapia è da escludere, sia perché non sono cavalli da sella e soprattutto per la loro indole caratteriale».
Sognare cavalli liberi di galoppare felici nelle praterie fa ovviamente presa sull’opinione pubblica, ma la realtà dei fatti è ben diversa. A meno di investire ingenti contributi pubblici, per un cavallo diventato improvvisamente un costo insostenibile si prospetta solo una pittoresca gita “fuori porta” verso la Sicilia orientale con una tappa speciale in Via Plebiscito a Catania.
Con amara ironia, il grande trionfo dell’animalismo palermitano rischia così di trasformarsi in un bel salto di qualità per la tutela della specie: dalla carrozza per turisti in centro a Palermo alla macelleria equina in centro a Catania, tutto rigorosamente in nome di una presunta “svolta di civiltà“.
Un altra scelta ideologica che danneggia soltanto gli interessi che vuole tutelare.