SVIMEZ: IL SUD CRESCE PIÙ DEL NORD ANCHE NEL 2026

di Redazione

Il Mezzogiorno d’Italia si conferma il vero motore dello sviluppo economico nazionale anche nel 2026, guidando la ripresa del Paese con un ritmo di espansione superiore a quello delle regioni settentrionali. Secondo l’aggiornamento delle stime economiche diffuse dalla Svimez, il prodotto interno lordo del Sud aumenterà infatti dello 0,8%, superando il +0,7% previsto per il Centro-Nord e consolidando una traiettoria di riscatto e dinamismo che prosegue in continuità con gli anni precedenti.

La causa principale di questa accelerazione risiede nell’imponente flusso di risorse mobilitato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che proprio nel 2026 toccherà il suo vertice finanziario nel territorio meridionale. Con ben 9,3 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno — tre in più rispetto all’anno precedente — il PNRR agirà da potente propulsore soprattutto per il comparto delle costruzioni e delle opere pubbliche, che al Sud registrerà un balzo del 6,2%, un valore pari al doppio di quello rilevato nel 2025 e nettamente superiore al 4,6% stimato per le regioni centro-settentrionali.

Lo scenario espansivo potrebbe rallentare nel 2027 a causa del progressivo ridimensionamento delle misure straordinarie europee. In assenza di ulteriori politiche di investimento la crescita meridionale proseguirebbe comunque su un ritmo positivo dello 0,4% tenendo sostanzialmente lo stesso ritmo di aumento del Centro Nord ipotizzato al 5%.

Appare comunque evidente che il Sud e la Sicilia abbiano bisogno di azioni che valorizzino il proprio territorio e le proprie peculiarità mediante politiche industriali e infrastrutturali di lungo periodo. Un esempio virtuoso di strumento ordinario in grado di dare frutti sul lungo periodo è rappresentato dalla ZES Unica: una misura mirata che sta già offrendo ottimi risultati in termini di semplificazioni burocratiche e attrazione degli investimenti, dimostrando come sia possibile sostenere il tessuto imprenditoriale locale anche nella prospettiva del dopo PNRR.

Questa visione positiva sull’efficacia degli interventi avviati trova conferma nelle parole del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, il quale ha sottolineato come “I dati del rapporto Svimez confermano il consolidamento del percorso di crescita del Mezzogiorno, che nelle stime per il 2026 registra, in continuità con gli anni precedenti, una crescita del Pil superiore a quella del resto del Paese.” L’esponente dell’esecutivo ha poi chiarito che il Governo Meloni possiede tutti gli strumenti per garantire continuità allo sviluppo ed evitare allarmismi per la fine del Piano europeo.

Sulla stessa linea d’attenzione per la stabilità della crescita si attesta il mondo sindacale. La Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha accolto con favore le indicazioni dell’istituto cogliendone il valore prospettico: “L’aggiornamento delle previsioni della SVIMEZ conferma che il Mezzogiorno continua a crescere più del Centro-Nord anche nel 2026. È la dimostrazione che il PNRR, insieme alla politica di coesione, ha consentito al Sud di esprimere una parte importante delle proprie potenzialità economiche, contribuendo alla crescita dell’intero Paese. Un risultato che conferma quanto gli investimenti pubblici rappresentino una leva decisiva per ridurre i divari territoriali e rafforzare la competitività nazionale.” La leader della Cisl ha richiamato l’esigenza di non interrompere questo cammino virtuoso, chiedendo l’avvio di un Patto sociale per lo sviluppo che metta al centro la produttività, la formazione e la qualità dell’occupazione per trasformare una ripresa congiunturalmente favorevole in un progresso strutturale.

A differenziare la natura di questa fase espansiva rispetto al passato è proprio la qualità della spesa generata dalle risorse europee, ben diversa dagli incentivi a breve termine come il Superbonus. L’analisi Svimez evidenzia infatti che mentre il Superbonus ha prodotto un classico effetto keynesiano con una spinta puramente temporanea agli investimenti residenziali e al PIL, il PNRR lascia un’eredità duratura. Il Piano aumenta in modo permanente lo stock di capitale pubblico e la produttività oraria, migliorando le condizioni dell’offerta grazie anche alle riforme amministrative che hanno contratto i tempi di realizzazione delle infrastrutture economiche e sociali.

La dote di riforme, semplificazioni e nuove opere pubbliche avviate al Sud e in Sicilia garantisce dunque un salto di qualità. La capacità di spesa dimostrata e l’efficacia dei nuovi strumenti di sviluppo confermano che tali territori possiedono le carte in regola per rimanere protagonisti attivi della crescita economica italiana.