LA DC APRE LA CRISI

di Umberto Riccobello

La DC apre la crisi all’interno della coalizione di governo alla Regione Siciliana, sollevando un polverone politico destinato a fare rumore nelle stanze del potere palermitano. I deputati regionali Carmelo Pace e Ignazio Abbate, presidente e vicepresidente del gruppo parlamentare dello scudo crociato all’Ars, hanno firmato una nota durissima che segna una frattura profonda con la linea tenuta dall’esecutivo guidato da Renato Schifani. Il comunicato muove i primi passi da un’analisi critica dell’ultima manovra di assestamento di bilancio licenziata ieri, un provvedimento finanziario da 220 milioni complessivi nel quale, secondo gli esponenti centristi, la giunta avrebbe colpevolmente dimenticato di stanziare i fondi necessari ad affrontare emergenze improrogabili.

La nota diffusa si sviluppa attraverso una struttura espositiva articolata, nella quale il ritmo narrativo e la spinta polemica si fanno via via incalzanti come fosse un vero e proprio crescendo rossiniano. In un primo momento, le critiche si concentrano sulle risorse assegnate al settore della disabilità e del lavoro, valutate per appena dieci milioni di euro complessivi: una cifra ritenuta risibile e del tutto inadeguata a coprire le spese obbligatorie con cui molte famiglie e persone vulnerabili devono fare i conti giorno dopo giorno. A giudizio dei firmatari, le responsabilità per questa inerzia e per la mancanza di una precisa visione politica ricadono interamente sul governo di Palazzo d’Orléans, che non avrebbe il diritto di scaricare tali incombenze sul Parlamento regionale.

Subito dopo, l’attacco si allarga e sale di intensità toccando un altro settore cruciale per l’economia dell’isola, vale a dire il comparto agricolo e in particolare la crisi profonda della granicoltura. Anche in questo ambito, i parlamentari denunciano una totale assenza di interventi economici e di aiuti concreti, a dispetto degli impegni chiaramente presi in aula dallo stesso esecutivo. La critica si fa quindi più amara e severa, evidenziando come la giunta stia preferendo premiare capitoli di spesa ritenuti secondari e caldeggiati dai singoli assessorati, piuttosto che sostenere le vere urgenze del territorio e le priorità formalmente condivise con la coalizione di centrodestra.

Il vero climax dell’invettiva giunge però al culmine del documento, quando i toni raggiungono il punto di massima tensione e viene sollevata la questione legata alla guida del Cefpas, l’ente per la formazione del personale sanitario stravolto di recente da pesanti inchieste giudiziarie, controlli ispettivi e una gestione commissariale. Al vertice dell’ente è stata designata Sabrina Cillia, professionista originaria di Caltagirone, laureata in Economia, revisore contabile e con un passato dirigenziale di rilievo nelle aziende sanitarie della regione, compresa l’esperienza alla direzione amministrativa dell’Asp di Enna terminata di recente tra le polemiche. La nomina della dirigente viene definita dai democristiani una decisione inaccettabile sia sotto il profilo del merito, a causa dei trascorsi e delle dimissioni dell’interessata, sia soprattutto sul piano del metodo politico.

Per la DC, infatti, la scelta dell’esecutivo rappresenta il frutto di una palese forzatura e di un accordo di convenienza siglato per cedere alle pressioni del Movimento per le Autonomie guidato da Raffaele Lombardo. I parlamentari imputano all’Mpa un atteggiamento ambiguo, accusando il partito di votare spesso in sintonia con le opposizioni all’Assemblea Regionale ma di riuscire ugualmente attraverso un “chiaro ricatto politico” a fare la parte del leone al momento della spartizione degli incarichi.

Dietro la fermezza mostrata dalla Democrazia Cristiana, tuttavia, diversi osservatori sospettano che l’iniziativa non sia del tutto isolata e che la DC stia agendo sotto la spinta e il tacito beneplacito di Luca Sammartino, plenipotenziario della Lega in Sicilia, fautore dell’accordo che alle prossime elezioni regionali metterà insieme Lega e DC, il quale da tempo non coltiva propriamente un rapporto idilliaco con l’ex governatore Lombardo.

Lo strappo consumato da Pace e Abbate si conclude con la richiesta perentoria e non più rinviabile di convocare con la massima urgenza un tavolo chiarificatore tra tutte le forze di centrodestra. La sensazione diffusa negli ambienti parlamentari è che la maggioranza sia giunta a un punto di svolta decisivo e che, senza un confronto trasparente e immediato, l’intera esperienza di governo rischi di imboccare una strada verso una crisi irreversibile.