In una Catania immersa nella sacralità e nella memoria per le celebrazioni del Giubileo Agatino, il gesto con cui il primo cittadino Enrico Trantino ha reso omaggio alla patrona della città rappresenta l’essenza stessa della dedizione civica e spirituale. Al termine di una solenne e partecipe processione, dopo sessant’anni di attesa, la reliquia del teschio di Sant’Agata è stata esposta e mostrata ai fedeli. È in quel contesto di vibrante emozione che l’arcivescovo Luigi Renna ha porto il sacro frammento alle massime autorità presenti. Un momento solenne, unico e carismatico, durante il quale il sindaco, indossando la fascia tricolore, si è fatto carico dell’affetto e della fede dell’intera cittadinanza, ponendo un bacio intriso di devozione e commozione sul capo della martire.
Si tratta appunto di un atto di purissima devozione popolare e istituzionale, compiuto non soltanto a titolo personale, ma quale incarnazione dei sentimenti profondi e secolari che legano inestricabilmente la comunità catanese alla sua protettrice. Eppure, anziché raccogliersi con decoro e rispetto di fronte a una testimonianza così trasparente di identità e sentimento, il gesto del primo cittadino è stato colpito da una perniciosa quanto incomprensibile polemica.
Chi decide di scagliarsi contro un simile atto dimentica o finge di ignorare l’importanza dell’identità culturale e spirituale di un popolo. Tra le manifestazioni di dissenso più becere e fuori luogo spicca la presa di posizione assunta dall’Uaar, l’Unione degli agnostici atei e razionalisti di Catania, che ha liquidato questa profonda testimonianza di fede descrivendola vergognosamente come una sottomissione a una “superstizione necrofila” e a “riti tribali”. Tali affermazioni rappresentano un attacco gratuito che travalica ogni forma di rispetto e dimostra un’incomprensione totale e arrogante verso il patrimonio storico e di fede della comunità etnea. Condannare senza mezze misure queste provocazioni è un dovere morale per chiunque riconosca il valore del rispetto reciproco.
A fronte di questi ingiustificati attacchi ideologici, il fronte istituzionale e la comunità hanno risposto compatti a sostegno del primo cittadino. In prima linea si è schierata la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa: “Incredibile! Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, compie un atto di sincera devozione verso Sant’Agata, adorata dai catanesi che le dedicano a febbraio una delle più importanti celebrazioni religiose del mondo, e viene attaccato sui social dagli immancabili stupidi odiatori e non solo. A lui va la mia piena vicinanza e solidarietà, insieme al plauso che migliaia e migliaia di “devoti” gli stanno tributando”.
Alle parole del presidente del Senato si affianca il fermo sostegno espresso da Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, il quale ha evidenziato come certe polemiche risplendano solo di superficialità social e costituiscano un vero e proprio insulto alle tradizioni locali. Una linea identica è stata ribadita da Sebastiano Anastasi, presidente del consiglio comunale di Catania, che ha condannato fermamente la vera e propria gogna mediatica messa in atto contro il sindaco, ricordando come trasformare il sentimento comune in occasione di aggressione verbale lesiva della dignità sia un fatto di inaccettabile gravità.
A spazzare via ogni residuo dubbio sulla legittimità e sulla naturalezza del gesto del primo cittadino è la stessa sequenza degli eventi sacri. Il bacio di Trantino è stato infatti condiviso e vissuto con naturalezza all’interno di una catena di celebrazioni officiate dalle più alte cariche ecclesiastiche. Subito dopo il sindaco, a adempiere al medesimo atto di venerazione si sono susseguiti, nell’ordine: Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana; Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli; e Salvatore Gristina, arcivescovo emerito di Catania. Prima di loro, il sacro reperto era stato baciato anche dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano e legato pontificio inviato per le celebrazioni. Parlare dunque di un’iniziativa bizzarra o fuori luogo da parte del sindaco significa mistificare la realtà di un rito collettivo solenne e condiviso ai massimi livelli religiosi.
Questa vicenda impone una riflessione profonda sul rispetto e sulla tolleranza. È fondamentale comprendere che non esiste una verità assoluta e uguale per tutti, e che ogni opinione o percezione varia in modo imprescindibile a seconda del soggetto che la vive e del contesto in cui si manifesta. Per un credente o per chi ama le proprie radici civiche, baciare la reliquia della patrona è un ponte d’amore tra la storia e il presente; per un non credente può rappresentare un rito privo di significato intellettuale.
La diversità delle visioni non deve tuttavia mai e poi mai trasformarsi in licenza per insultare, dileggiare o vilipendere ciò che per altri ha un valore sacro e inviolabile. Il rispetto per il contesto culturale, per i sentimenti di un popolo e per il ruolo di chi lo rappresenta deve rimanere un muro invalicabile di qualsiasi civile convivenza.
Difendere Trantino significa oggi difendere la libertà di esprimere la propria devozione senza dover subire la barbarie dell’odio ideologico e digitale.