Cateno De Luca spiazza ancora una volta la politica isolana anticipando i tempi di un’intera stagione elettorale. Con oltre un anno di anticipo rispetto all’appuntamento con le urne per la presidenza della Regione Siciliana, il leader di Sud chiama Nord ha chiuso ufficialmente la compagine dei 24 candidati per il collegio di Messina. Un’operazione completata nella cornice istituzionale di Palazzo Zanca, dove sono stati svelati gli ultimi due tasselli della squadra.
Con questi ingressi prende forma la triade di liste composta da Sud chiama Nord, De Luca Sindaco di Sicilia e Liberi e Forti, a cui il deputato e sindaco di Taormina affiancherà nei prossimi mesi altre due liste per puntare ad incassare un consenso che nelle sue stime dovrebbe addirittura sfiorare la quota del trenta per cento su base regionale.
La strategia adottata da De Luca punta su un radicamento capillare e sulla tempestività. Presentare le candidature con così largo anticipo permette ai singoli aspiranti deputati di avviare una campagna d’ascolto e di penetrazione territoriale senza affanni, dando modo agli elettori di conoscere bene e dialogare con i candidati. Di contro, una corsa così prolungata espone il partito al rischio di un logoramento e di una sovraesposizione mediatica concentrata unicamente sulle dinamiche elettorali.
Nel panorama che si va delineando, nonostante in una recente dichiarazione il leader di Sud chiama Nord si era dichiarato disposto a partecipare a primarie di coalizione sia del centrodestra che del campo largo, le opzioni concrete sembrano ormai ridursi a due sole strade. La prima pista porterebbe a un’intesa formale con la coalizione di centrodestra, caldeggiata qualche giorno fa dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
Tuttavia, questa prospettiva si scontra con l’orientamento prevalente dei partiti di maggioranza, fermamente orientati verso la ricandidatura del presidente uscente Renato Schifani, un’ipotesi che De Luca ha più volte dimostrato di non gradire.
La seconda strada, del tutto analoga al percorso intrapreso nel 2022, vedrebbe De Luca correre in solitaria, puntando a conquistare quanti più seggi possibili all’Assemblea Regionale Siciliana.
In entrambi gli scenari, l’impatto della presenza di De Luca finirebbe per avvantaggiare lo schieramento di centrodestra. In caso di alleanza organica, il contributo numerico delle sue liste garantirebbe alla coalizione di governo una vittoria schiacciante, infliggendo probabilmente una spinta decisiva alla rottura e alla frammentazione del cosiddetto campo largo in Sicilia, il quale, non avendo più reali possibilità di successo, vedrebbe cadere le ragioni stesse dello stare insieme a causa delle differenti vedute.
Qualora prevalesse invece la scelta della solitaria contrapposizione, la costante carica critica e la dura verve polemica ostentata dal sindaco di Taormina nei confronti della giunta regionale gli consentirebbero di intercettare un elettorale scontento e trasversale, drenando consensi preziosi che altrimenti finirebbero nell’alveo della sinistra.
Intanto, l’anticipo sul calendario elettorale mette sotto pressione, quantomeno nel messinese, gli altri schieramenti, costretti a fare i conti con la presenza di una struttura d’attacco già definita.