FAIDA A PALERMO: VIOLENZA E SANGUE NELLE PERIFERIE

di Redazione

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Palermo precipita nuovamente nel terrore a causa di una escalation di violenza che in una sola giornata ha trasformato diversi quartieri periferici in un vero e proprio campo di battaglia. Il bilancio finale parla di ben sei persone finite in ospedale, vittime di una catena di agguati, sparatorie e ritorsioni incrociate che sembrano convergere verso un unico, cupo disegno criminale. Gli investigatori della Squadra Mobile sono al lavoro per ricomporre un mosaico complesso e frammentato, la cui genesi viene individuata nei disordini scoppiati tre giorni prima tra le attività commerciali sotto i portici di viale Piazza Armerina, a Borgo Nuovo.

Da quel primo scontro, rimasto inizialmente silente, sarebbe scaturita una furiosa serie di spedizioni punitive. La spirale di sangue si è spostata rapidamente al Cep, area ad alto rischio che già in passato è stata teatro di fatti di sangue irrisolti. Proprio in via Pietro Dell’Aquila, vicino al luogo dove a maggio venne ucciso Placido Barrile, si è consumato l’agguato più grave. Questa volta nel mirino sono finiti due uomini, zio e nipote, entrambi con precedenti penali alle spalle.

Il primo a cadere sotto il fuoco dei proiettili è stato il cinquantaduenne Saverio Zinna, figura già nota alle cronache giudiziarie per un arresto risalente al 2016 nell’ambito di un’operazione antimafia contro i mandamenti di Villagrazia-Santa Maria di Gesù e San Giuseppe Jato. L’uomo è stato raggiunto da tre colpi in diverse parti del corpo ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Ingrassia, dove versa in gravi condizioni. Contemporaneamente, il nipote trentaduenne, Giovanni Zinna, coinvolto in passato in un’inchiesta sul giro delle frodi assicurative legate ai falsi incidenti stradali, è stato gambizzato. Il giovane si è presentato autonomamente al pronto soccorso dell’ospedale Cervello con profonde ferite agli arti inferiori.

L’arrivo delle vetture delle forze dell’ordine nel quartiere non ha permesso di rintracciare i responsabili sul posto, complice un denso clima di paura e omertà che continua a paralizzare i residenti. Poco prima del ferimento dei due, tuttavia, gli abitanti della zona avevano segnalato una violenta rissa in strada, accompagnata da urla, spintoni e rocambolesche fughe di automobili. Ascoltati dagli inquirenti nelle loro corsie d’ospedale, zio e nipote hanno scelto la strada del silenzio assoluto, senza fornire alcun dettaglio utile per identificare chi abbia premuto il grilletto.

La giornata di terrore era però ben lontana dal concludersi. Mentre la polizia scientifica eseguiva i rilievi balistici e passava al setaccio i filmati delle telecamere di videosorveglianza del Cep, un secondo focolaio di violenza si è aperto in via Castellana a Borgo Nuovo. Lì, un commando numeroso ha brutalmente assalito padre e figlio, colpendoli con ferocia a calci e pugni. Le due vittime sono state soccorse dai sanitari e trasferite a Villa Sofia, dove uno dei due ha riportato una profonda lesione al capo.

A tarda sera, la scia di sangue ha registrato il suo ultimo capitolo al Policlinico, dove si sono presentati altri due uomini uno dei quali, Pietro Mirto, risultava ferito da proiettili d’arma da fuoco, mentre l’altro mostrava il volto sfigurato e la mandibola fratturata. Un quadro clinico preoccupante che conferma la brutalità delle spedizioni punitive messe in atto nel giro di poche ore.

Gli inquirenti ipotizzano che dietro questa impressionante sequenza di aggressioni vi sia una faida per il controllo di affari illeciti quali il traffico di sostanze stupefacenti o il mercato dei veicoli rubati. Non si tratta di una trasformazione strutturale delle dinamiche mafiose tradizionali, quanto piuttosto della delega da parte della criminalità organizzata a piccoli gruppi operativi sul territorio per la gestione degli affari illeciti più redditizi.

Risulta evidente come occorra comprendere fino in fondo l’origine di questa pericolosa spirale di violenza e porvi subito un efficace rimedio, prima che le periferie cittadine si trasformino definitivamente in zone franche sottratte alla legalità.