AGGRESSIONE A CAPACI: TRE GIOVANI IN CARCERE

di Redazione

L’ennesima violenta aggressione ai danni di un lavoratore della notte ha fatto scattare le manette a Capaci, dove i Carabinieri della Compagnia di Carini hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo, Elisabetta Stampacchia, per Michele Ferrante, 20 anni, Andrea Lipari e Samuele Giambona, entrambe di 22 anni. I tre ragazzi sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di rapina pluriaggravata e lesioni personali aggravate in concorso.

Gli accertamenti investigativi, condotti dai Carabinieri della Stazione di Carini e coordinati dalla Procura della Repubblica di Palermo, hanno permesso di far luce sugli eventi avvenuti nella notte dello scorso 17 agosto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il manipolo di giovani avrebbe prima consumato delle bevande all’interno di un locale che vende kebab, manifestando fin da subito l’intenzione di non saldare il conto.

In pochissimi istanti la tensione è degenerata in un vero e proprio pestaggio a scopo di rapina. Il branco si è scagliato brutalmente contro il titolare dell’attività commerciale, colpito a più riprese con calci e pugni. La feroce violenza ha spinto la vittima a terra, priva di difese. A quel punto i tre giovani gli hanno sottratto l’incasso dell’attività commerciale, pari a circa 700 euro. L’intervento disperato dei familiari dell’uomo, accorsi per proteggerlo dall’attacco, non ha fermato la furia del gruppo: gli aggressori hanno affrontato anche loro a spintoni e minacce, arrivando a scagliare diverse bottiglie di vetro.

Ciò che ha evidenziato la spiccata pericolosità sociale e l’arroganza degli indagati è stato quanto accaduto a distanza di poco tempo dal fatto di sangue. Gli stessi ragazzi sono infatti tornati sul luogo del delitto per intimorire il personale e assicurarsi il silenzio delle vittime, ostentando impunità e presentandosi con l’espressione: “Siamo la mafia di Capaci”.

Le prove e le testimonianze raccolte dai Carabinieri hanno spalancato per loro le porte della casa circondariale. Nel frattempo, proseguono le indagini per identificare altri coetanei che hanno preso parte alla spedizione.