Alcuni giorni fa all’alba, il presidente della Rap, l’azienda preposta alla gestione dei rifiuti del Comune di Palermo, ha voluto effettuare in prima persona un sopralluogo nel centro storico per monitorare le procedure di conferimento. L’ispezione ha fatto emergere un dato inequivocabile: all’interno dei carrellati riservati all’organico era presente una mescolanza di spazzatura varia: plastica, cartone e scarti non riciclabili e a causa di questa grave contaminazione, gli operatori ecologici sono costretti a classificare e ritirare l’intero lotto come rifiuto indifferenziato.
Questa dinamica chiarisce perfettamente il cortocircuito logistico e comunicativo. Fino a quando i materiali non verranno separati in modo corretto direttamente alla fonte, il ritiro specializzato sarà precluso. Spesso i residenti lamentano che i mezzi aziendali accorpino il contenuto di bidoni diversi, ma l’errata differenziazione iniziale dei rifiuti da parte dell’utente rende impossibile qualsiasi recupero.
E il gatto si morde la coda: i cittadini non differenziano con la scusa che il ritiro non è differenziato e il recupero non è differenziato perchè i cittadini non differenziano. A questo si aggiunga che alcuni (non certo tutti) dipendenti Rap prendono al volo l’opportunità e se ne fregano di tenere i rifiuti separati, anche dove i cittadini mantengono comportamenti corretti.
I dati ufficiali confermano le conseguenze di queste abitudini: Palermo è attualmente ferma al 17,3 per cento di raccolta differenziata, risultando l’ultima grande città in Italia per percentuale di riciclo. A Catania si registra una situazione analoga, con numeri ampiamente sotto la soglia di legge. Insieme, le due città metropolitane frenano l’intera media siciliana, rendendo necessaria per la Regione l’attuale progettazione di grandi termovalorizzatori destinati a bruciare l’enorme surplus di indifferenziato prodotto.
L’unica misura posibile per modificare questi comportamenti sarebbe un apparato sanzionatorio capillare. Chi aggira le norme sul corretto conferimento dovrebbe affrontare multe amministrative con importi molto severi. Per quanto riguarda l’abbandono incontrollato dei sacchetti per strada, i provvedimenti dovrebbero spostarsi sul piano penale, arrivando a prevedere il carcere per i trasgressori.
Le istituzioni devono iniziare a emettere migliaia di contravvenzioni e denunce sistematiche, ai singoli e ai condòmini. Senza una fermezza assoluta e l’applicazione di sanzioni inflessibili contro l’inciviltà diffusa, i cittadini continueranno a non credere nell’indifferenziata, le statistiche sulla gestione dei rifiuti non miglioreranno e la vivibilità urbana resterà compromessa.
E soprattutto la tassa sulla spazzatura, che per legge deve eguagliare i costi del servizio, raggiungerà livelli elevatissimi.
Al Presidente della Rap, Giuseppe Todaro, che coscienziosamente ha provato a verificare di persona, e ai sindaci di Palermo e Catania non possiamo che suggerire la soluzione unica del problema: multe, multe, multe.