LA PROCURA INSISTE PER GLI ARRESTI A GALLO AFFLITTO

di Redazione

Il caso giudiziario attorno alla figura dell’ex deputato agrigentino Riccardo Gallo Afflitto si arricchisce di un nuovo capitolo. La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha infatti deciso di fare appello al Tribunale della Libertà contro la scelta del giudice per le indagini preliminari, Santi Bologna, che aveva concesso la libertà all’ex parlamentare regionale dell’Assemblea Siciliana, sostituendo la custodia domestica con un’interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno.

La decisione di rimettere in discussione il provvedimento scaturisce da una lettura diametralmente opposta sull’effettiva attenuazione dei pericoli di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Per il giudice di prima istanza, la rinuncia al seggio parlamentare rassegnata dall’indagato poco prima della pronuncia era stata considerata un elemento sufficiente a far scemare le esigenze di contenimento della libertà personale. Di diverso avviso sono invece i magistrati dell’accusa, convinti che l’abbandono delle cariche ufficiali rappresenti soltanto una forma esteriore e marginale di ridimensionamento del suo ruolo pubblico.

Secondo la tesi della Procura nissena, la rete sociopolitica tessuta dall’ex esponente politico nel corso di una prolungata carriera trascorsa tra gli scranni del consiglio comunale, il Parlamento di Roma e il Parlamento regionale rimarrebbe del tutto intatta. Il peso diplomatico, i legami d’interesse e la fitta trama di intermediari costruita negli anni non svanirebbero con una semplice lettera di dimissioni. Per gli inquirenti, in sostanza, il venir meno dell’abito istituzionale non equivale alla dissoluzione dell’influenza reale sul territorio e sulle istituzioni locali.

Al centro delle contestazioni dell’operazione “Corte dei miracoli” vi è una presunta gestione clientelare dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento e del Centro per la formazione permanente del personale sanitario (Cefpas). Enti che, nell’impianto accusatorio, sarebbero stati trasformati in veri e propri centri di potere funzionali al consolidamento del consenso elettorale e al posizionamento di persone di fiducia in ruoli chiave, sottraendo la cosa pubblica alle normali regole di imparzialità e merito.

Per fare chiarezza su queste contrapposte posizioni, le parti si ritroveranno di fronte ai giudici del Riesame il prossimo 19 settembre, data in cui si deciderà se l’ex parlamentare dovrà fare ritorno agli arresti domiciliari.