RIFIUTA DI ANDARSENE DALLA BARACCA E BLOCCA LA BONIFICA

di Antonino Piscitello

A Messina c’è un cantiere fermo per la scelta di una sola persona. In via Appennini, nel cuore del piano cittadino di sbaraccamento, i lavori per abbattere le vecchie strutture e avviare la bonifica dei terreni sono bloccati davanti a un singolo alloggio ancora occupato.

Dopo mesi di trattative, offerte rifiutate e tentativi andati a vuoto, il subcommissario Santi Trovato si è rivolto alla prefetta Cosima Di Stani e al sindaco Federico Basile per chiedere l’intervento della Prefettura e rendere esecutiva l’ordinanza di sgombero firmata il 23 giugno.

La vicenda è iniziata nell’ottobre del 2025. Esaminando le graduatorie dell’agenzia ArisMe, l’uomo non risultava in possesso dei requisiti necessari per ottenere un nuovo alloggio. Per evitare di lasciarlo senza un tetto, la Struttura commissariale ha deciso di considerare la sua situazione personale, concedendo una prima deroga per assegnargli comunque una casa. A maggio, di fronte al suo rifiuto di scegliere tra le varie soluzioni proposte, gli uffici hanno disposto un’assegnazione d’ufficio, alla quale però non è seguito il rilascio del vecchio immobile.

Tra luglio e settembre la trattativa si è incagliata definitivamente. I controlli della Polizia abitativa hanno confermato che l’uomo non aveva mai lasciato la baracca. Per sbloccare la situazione, si è deciso di concedere persino un’ulteriore deroga eccezionale, proponendogli un alloggio con una superficie superiore a quella prevista per il suo nucleo familiare. L’ennesimo rifiuto ha portato, l’11 settembre, al tentativo di sgombero forzoso da parte della Polizia municipale, sospeso a causa della ferma opposizione del residente.

Questo blocco sta fermando l’intero programma di recupero dell’area. Senza la liberazione dell’ultimo immobile, i mezzi meccanici non possono accedere in sicurezza al cantiere per completare le demolizioni ed eliminare i materiali inquinanti dai suoli.

L’attaccamento ai propri spazi e la diffidenza verso il cambiamento sono reazioni umane che si possono in parte comprendere. Tuttavia, un intervento fondamentale per la salute pubblica e l’ambiente non può restare bloccato dai capricci di una singola persona a cui sono state assicurate tutte le garanzie, oltre a un’abitazione migliore di quella attuale. Lo sgombero coatto dell’area resta l’unica strada percorribile per restituire finalmemente il quartiere alla collettività.

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