IL MISTERO DELLE SORELLINE SCOMPARSE

di Redazione

Ha avuto un esito felice la storia delle sorelline scomparse a San Cataldo: le bambine, Benedetta e Domitilla, sono state riabbracciate dalla comunità, ma attorno a quanto accaduto la serenità stenta a tornare. Il velo di tensione che ha avvolto il piccolo centro del Nisseno per una giornata intera non si è affatto dissolto con la fine dell’emergenza. Se da un lato il sospiro di sollievo per la sorte delle due piccole, di dodici e otto anni, ha unito un’intera città scesa in campo al fianco delle forze dell’ordine e dei volontari, dall’altro resta aperto un fascicolo denso di interrogativi e incongruenze narrative. Una trama complessa, la cui evoluzione sta tenendo col fiato sospeso l’intera opinione pubblica.

Tutto ha avuto inizio tra le pieghe di un venerdì sera apparentemente come tanti. Il padre delle due minori, un uomo originario di Serradifalco da tempo stabilitosi in paese, si è allontanato dall’abitazione familiare in compagnia di uno dei suoi quattro figli maschi con l’intenzione, a suo dire, di acquistare del pane. In casa avrebbe lasciato le due figlie femmine. Tuttavia, la ricostruzione dei momenti immediatamente successivi mostra crepe evidenti che le telecamere di videosorveglianza cittadine hanno contribuito ad accrescere. I fotogrammi registrati dagli impianti della zona collocano infatti le due giovanissime lungo il centrale corso Vittorio Emanuele prima delle ore venti, in un lasso temporale che differisce sensibilmente da quanto riferito dal genitore nel corso dei lunghi interrogatori a cui è stato sottoposto.

L’elemento maggiormente spiazzante dell’intera vicenda risiede però nelle modalità del loro ritrovamento. Per quasi un giorno intero le due bambine sono rimaste chiuse all’interno di un negozio di abbigliamento, gestito da una donna di nazionalità cinese, con la quale il padre dei sei ragazzi parrebbe intrattenere una relazione sentimentale. Il dettaglio che insospettisce maggiormente gli investigatori è l’assoluto silenzio che ha accompagnato le ventuno ore di reclusione involontaria. L’esercizio è rimasto inopinatamente chiuso durante il sabato, giornata tradizionalmente dedicata allo shopping, senza che arrivasse alcuna richiesta d’aiuto, alcun colpo sordo o tentativo di attirare l’attenzione dei passanti.

Anche la tempistica dei soccorsi desta profonda perplessità. L’allarme è scattato soltanto nella mattinata del giorno seguente, quando il padre si è finalmente presentato presso la stazione dei Carabinieri per formalizzare la denuncia di scomparsa. L’uomo ha poi tentato di giustificare il gravissimo ritardo spiegando agli inquirenti di aver perlustrato personalmente le vie del quartiere per tutta la notte, nell’auspicio di risolvere la situazione in autonomia ed evitare di generare un inutile allarmismo collettivo. Una spiegazione che non ha convinto le autorità, impegnate fin dai primi istanti a vagliare ogni singola dichiarazione per far luce sui contorni opachi di una notte trascorsa nel buio di un locale commerciale collocato a pochissima distanza dalla dimora familiare.

Il dramma si è sbloccato soltanto nel tardo pomeriggio del sabato. Pochi minuti dopo le diciassette, la commerciante proprietaria del negozio ha sollevato la saracinesca, rivelando la presenza delle due giovanissime. La donna ha subito inviato un messaggio vocale al padre per avvisarlo che le figlie si trovavano all’interno del locale, sostenendo di aver chiuso l’attività la sera precedente senza accorgersi della loro presenza. L’immediato intervento della Protezione Civile e dei sanitari del 118 ha permesso di constatare le buone condizioni di salute delle sorelline, le quali, pur apparendo visibilmente disorientate e taciturne, non hanno riportato danni fisici.

Oltre all’apposizione dei sigilli al locale per consentire i rilievi tecnico-scientifici da parte degli esperti dell’Arma dei Carabinieri, la Procura ha disposto una misura perentoria nei confronti del nucleo familiare. Per le due bambine e i fratelli si sono aperte nuovamente le porte di una comunità protetta. Si tratta di un amaro ritorno al passato per una famiglia già provata: due anni fa, infatti, i genitori avevano subito una denuncia per presunti maltrattamenti che aveva portato a un primo allontanamento dei minori. Solo l’anno successivo la magistratura aveva decretato il riaffidamento al padre, dal momento che la madre, una donna di nazionalità colombiana, si era trasferita nel Nord Italia a seguito della separazione coniugale.

Nel difendere la propria condotta, il padre ha chiesto con determinazione il rientro dei figli presso la propria abitazione. È auspicio che condividiamo e che, a meno che dall’attività d’indagine non emergano responsabilità gravi, il distacco dei ragazzi dal nucleo familiare non debba protrarsi troppo a lungo. Un prolungato isolamento dal contesto affettivo primario rischia infatti di sommare ulteriore trauma a una situazione emotiva già estremamente fragile, esponendo le due piccole a ricadute psicologiche che richiedono oggi più che mai la massima tutela e prudenza.

L’eco mediatica generata dal caso ha sollevato un delicato fronte di discussione legato al rispetto dei diritti fondamentali della persona. Sulla gestione delle notizie è infatti intervenuto l’Ordine dei giornalisti di Sicilia che, pur esprimendo vivo sollievo per il ritrovamento delle piccole, ha inteso richiamare con forza la categoria al rispetto delle norme che tutelano l’infanzia, sottolineando come, una volta cessate le esigenze investigative legate alla ricerca, molte testate abbiano continuato a corredare i propri articoli con fotografie a volto scoperto delle due minorenni.

L’ente ha ricordato che il Codice deontologico impone la massima tutela dei minori e che la presenza capillare delle immagini sul web, diffuse nelle prime e concitate fasi dei soccorsi, non esime chi fa informazione professionale dall’obbligo di rimuoverle o deindicizzarle. Per tale motivo è stato avviato un accurato monitoraggio della rete.