COMUNIONI A PALERMO, LA CURIA NON CONCEDE DEROGHE

di Redazione

Le prime Comunioni a Palermo, il momento in cui un cristiano riceve per la prima volta il sacramento dell’Eucaristia, sono al centro di uno scontro tra fede ed economia. La riforma del catechismo varata dall’Arcidiocesi, che accorpa in un unico percorso di cinque anni la preparazione ai sacramenti di prima comunione e cresima, ha sollevato la vibrante protesta del tessuto produttivo locale.

A guidare la mobilitazione è Confimprese Palermo che denuncia un impatto devastante per centinaia di attività commerciali coinvolte nei festeggiamenti rituali, stimando perdite che superano i venti milioni di euro e un calo dei fatturati superiore al 70% per categorie di settore quali fotografi, ristoratori, fiorai, negozi di abbigliamento e bomboniere.

Nel tentativo di ricucire lo strappo e favorire una mediazione, è sceso in campo il sindaco Roberto Lagalla, il quale ha inviato una lettera formale all’arcivescovo Corrado Lorefice per perorare la causa dei piccoli imprenditori travolti dal nuovo calendario pastorale. Pur ribadendo di non voler “interferire in alcun modo con le autonome e motivate decisioni della Chiesa palermitana”, il primo cittadino ha voluto rappresentare “difficoltà economiche ed occupazionali insorte a seguito della modificata cadenza temporale delle prime comunioni”, auspicando che la diocesi possa “trovare la via più appropriata che contribuisca a mitigare la loro giustificata ansia senza snaturare l’impianto e la comprensibile aspirazione delle intervenute e più recenti disposizioni”.

La mossa del sindaco aveva inizialmente riacceso le speranze di una mediazione, portando Confimprese Palermo a sospendere un sit-in di protesta già programmato davanti al Palazzo Arcivescovile. La decisione di congelare la manifestazione è stata definita dal presidente Giovanni Felice come “un atto di rispetto nei confronti dell’intervento istituzionale del sindaco e un modo per lasciare lo spazio necessario perché possa avviarsi un dialogo con la Curia”. Tuttavia, le attese per un ammorbidimento delle posizioni ecclesiastiche sono andate deluse.

L’Arcidiocesi ha risposto fermamente con una nota ufficiale che blinda la riforma avviata nel 2024. Pur precisando di comprendere “le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia”, la Curia ha chiarito che il nuovo percorso di iniziazione cristiana risponde a un rigoroso cammino sinodale che non può essere piegato a “consuetudini di natura squisitamente commerciale”.

Ridurre i tempi della preparazione o concedere deroghe, secondo la visione della Chiesa, priverebbe i giovani “del tempo necessario per fare un’autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria”. D’altra parte, la Diocesi siciliana non rappresenta un caso isolato: già altre diocesi hanno introdotto analoghe novità, dando seguito a una sperimentazione avviata in alcune parrocchie della Diocesi di Roma fin dal 2021.

Il rigore mostrato da monsignor Lorefice ha destato un certo sconcerto in alcuni ambienti cittadini. L’arcivescovo si è spesso speso in prima persona per la tutela dei lavoratori, dimostrando in passato una spiccata attenzione alle vertenze sociali ed economiche del territorio. Proprio per questa sua nota sensibilità, molti si aspettavano una presa di posizione più alleggerita o un’apertura al dialogo di fronte alle concrete sofferenze espresse da imprenditorie e piccoli commercianti del capoluogo.

L’esito di questa vicenda restituisce un quadro in cui la Chiesa legittimamente si organizza e intraprende i propri percorsi pastorali come ritiene più giusto dal punto di vista spirituale e pedagogico, ma lascia tra le imprese e i lavoratori l’amaro in bocca per una rigidità che appare priva della sperata sensibilità. La Chiesa palermitana potrebbe tuttavia decidere di mantenere invariata questa sua impostazione di fondo rinviandone nel tempo l’avvio o la piena attuazione, in modo da favorire un graduale assorbimento della nuova prassi e permettere alle attività economiche di adeguarsi al cambiamento con minor impatto.