INTESA ALL’ARS, AL VIA LA MANOVRA

di Umberto Riccobello

Al via la manovra correttiva all’Assemblea Regionale Siciliana. Il governatore Renato Schifani ha stretto un accordo decisivo con i capigruppo del centrodestra per incanalare il Disegno di legge Coesione e crescita, maxi-provvedimento da oltre 600 milioni di euro, verso una corsia preferenziale. L’obiettivo concordato nell’ambito dei vertici a Palazzo dei Normanni è chiaro: chiudere in aula la partita della riprogrammazione finanziaria entro il 10 ottobre, scongiurando il rischio di impantanarsi in un estenuante ostruzionismo o in veti incrociati tra le varie componenti della coalizione.

L’intesa politica ha consentito prima di tutto di superare un elemento di frizione emerso all’interno delle stesse forze di maggioranza. Molti parlamentari sostenevano infatti la tentazione di far slittare la gran parte della cifra complessiva direttamente alla successiva manovra finanziaria per il 2027. La preoccupazione diffusa tra le fila del centrodestra riguardava la concreta esecutività delle spese: si temeva che le variazioni di bilancio, agendo sull’esercizio in corso, imponessero di erogare e spendere le risorse entro la fine dell’anno, pena il loro decadimento e la perdita dei fondi stanziati.

A sciogliere questi timori è intervenuto direttamente l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, il quale ha chiarito la situazione informando i deputati che le somme non spese entro il termine dell’anno non andranno più automaticamente a copertura del disavanzo come avveniva nel passato, grazie ai nuovi saldi positivi della Regione. Di conseguenza, le risorse eventualmente rimaste inattive per questioni burocratiche potranno essere comodamente riproposte all’interno del testo della legge di stabilità programmata per il mese di dicembre.

Con le rassicurazioni dell’assessorato sul tavolo, la macchina legislativa ha ripreso a marciare a pieno regime. La commissione Bilancio si trova già impegnata nell’analisi dei primi articoli del testo governativo, affrontando le norme volte a sostenere famiglie, giovani e tessuto produttivo. Parallelamente al percorso delle prime coperture finanziarie destinate ai settori chiave dell’economia isolana, si attendono ora le proposte dei partiti per definire la destinazione precisa di una fetta di bilancio fondamentale, pari a circa 200 milioni di euro. Questa dote sarà definita nei dettagli dalle proposte che le diverse forze politiche formalizzeranno a breve per completare il quadro degli interventi regionali.

In questo scenario, un ruolo non secondario è giocato dal riordino delle regole di erogazione del Fondo per le Iniziative Territoriali (FIT), la cui gestione è stata completamente ridisegnata. Il presidente Renato Schifani e l’assessore Dagnino hanno fissato regole stringenti per spendere oltre 50 milioni di euro allocati nel fondo. Questo strumento, concepito per superare il vecchio modello degli emendamenti frammentati, prevede una dote di partenza che durante il dibattito d’aula potrebbe persino raddoppiare. Inoltre, nelle intenzioni dell’esecutivo, il FIT è destinato a diventare una misura stabile e strutturale, pronta a essere rimpinguata in ogni successiva legge finanziaria.

Il meccanismo operativo su cui si fonda il nuovo FIT introduce parametri e vincoli ben precisi. Le risorse non potranno più essere erogate verso fondazioni o associazioni private, ma saranno destinate in via esclusiva a Comuni ed enti ecclesiastici, prevedendo per ogni singolo provvedimento un limite economico che va da un minimo di 30 mila a un massimo di 600 mila euro. La ripartizione stabilisce nello specifico che una fetta compresa tra il 60 e l’80% del budget complessivo vada alle amministrazioni comunali, mentre la restante quota sarà riservata agli enti ecclesiastici.

L’assegnazione individuale avverrà tramite un ordine del giorno formale collegato alla manovra, nel quale ciascun parlamentare potrà indicare gli enti da sostenere. Resta da definire la quota parte destinata a ogni deputato, sia esso di maggioranza che di opposizione. Infine, per garantire equità anche alle realtà territoriali prive di una diretta sponda politica a Sala d’Ercole, le nuove regole impongono che almeno un quinto delle risorse totali del fondo venga assegnato con un bando pubblico gestito dall’assessorato alle Infrastrutture, garantendo un canale d’accesso trasparente e aperto a tutti i progetti meritevoli.