Il dibattito aperto dal sindaco Roberto Lagalla sulla gestione dei rifiuti a Palermo merita attenzione, soprattutto perché pone finalmente il problema non soltanto in termini di quantità raccolte, ma di capacità di differenziare, recuperare e valorizzare i materiali.
È proprio da questo principio che occorre partire, facendo però un ulteriore passo avanti.
La strategia dovrebbe fondarsi sulle tre R: Riciclo, Riutilizzo, Risorsa.
A mio avviso, infatti, sarebbe riduttivo pensare di risolvere l’emergenza dei rifiuti prevalentemente attraverso l’aumento dei controlli, delle telecamere, delle fototrappole e delle sanzioni. Il controllo è necessario e chi abbandona illegalmente rifiuti deve essere sanzionato. Ma questa rappresenta l’ultima fase del problema, non la soluzione strutturale.
Prima di punire il cittadino bisogna metterlo nelle condizioni di conferire correttamente.
Palermo necessita quindi di una rete capillare e facilmente accessibile di isole ambientali e centri comunali di raccolta, distribuiti razionalmente sul territorio e aperti con orari compatibili con le esigenze delle famiglie e delle imprese.
Il cittadino deve sapere dove e come conferire con semplicità FORSU, RAEE ed elettrodomestici, mobili e ingombranti, plastica, vetro, carta e cartone, legno, metalli, oli esausti e tutte le altre frazioni recuperabili.
Ma costruire isole ecologiche e aumentare la raccolta differenziata non basta.
Esiste infatti un secondo problema, forse ancora più importante: che cosa accade al materiale dopo che è stato differenziato?
Qui emerge uno dei limiti strutturali del sistema. Il sistema nazionale dei consorzi di filiera – CONAI, COREPLA, COREVE, COMIECO, RILEGNO, CIAL, RICREA, BIOREPACK e gli altri sistemi competenti – svolge una funzione fondamentale nell’organizzazione e nell’avvio al recupero dei materiali. Ma i consorzi, da soli, non possono sostituire la disponibilità di un’adeguata infrastruttura industriale territoriale di selezione, trattamento, riciclo e recupero.
Se aumentiamo la raccolta differenziata senza aumentare parallelamente la capacità degli impianti, rischiamo di creare un paradosso: raccogliere sempre meglio senza avere una filiera territoriale sufficientemente dimensionata per trasformare tutto ciò che raccogliamo.
Il vero indicatore di successo, pertanto, non può essere soltanto la percentuale di raccolta differenziata. Bisogna misurare anche quanto del materiale raccolto viene effettivamente recuperato e riciclato, con quali scarti di lavorazione, a quale distanza viene trasportato e a quale costo complessivo per la collettività.
È proprio questo il punto sul quale Palermo e la Sicilia devono cambiare strategia.
Non possiamo limitarci a spostare il problema dal cassonetto all’impianto, dall’impianto alla discarica o, peggio ancora, da una regione o da un Paese all’altro.
Quando manca un’adeguata capacità impiantistica, una parte dei flussi e soprattutto degli scarti derivanti dal trattamento può continuare ad avere come destinazione finale lo smaltimento. È quindi necessario evitare che la raccolta differenziata diventi semplicemente un passaggio intermedio di un processo che continua a produrre quantità eccessive di residui.
La differenziata ha senso economico e ambientale quando diventa materia.
Per questo ritengo necessario convocare un vero tavolo industriale per l’economia circolare di Palermo, coinvolgendo Comune, Città Metropolitana, Regione Siciliana, RAP, CONAI, i consorzi di filiera, università, operatori industriali e investitori privati.
Il tavolo dovrebbe partire non dalle percentuali, ma dai numeri reali: quante tonnellate produciamo per ciascuna frazione, quante ne raccogliamo separatamente, quante vengono effettivamente recuperate, dove vengono trattate, quali sono gli scarti, quanto costa il trasporto e quale valore economico possiamo ottenere dalla materia recuperata.
LA FORSU: DA PROBLEMA A RISORSA ENERGETICA
Un capitolo particolare riguarda la FORSU, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, che può rappresentare una delle prime vere occasioni per trasformare un costo in una risorsa.
Per questa frazione la digestione anaerobica, opportunamente integrata con il successivo trattamento del digestato e con il compostaggio, rappresenta una delle soluzioni industriali più interessanti.
La FORSU conferita separatamente può alimentare digestori anaerobici nei quali la componente organica viene degradata in assenza di ossigeno producendo biogas.
Il biogas, dopo un processo di purificazione e upgrading, può essere trasformato in biometano, utilizzabile secondo la disciplina vigente per l’immissione nelle reti, per gli usi energetici o per il settore dei trasporti.
Ma il processo non deve fermarsi all’energia.
Il digestato opportunamente trattato può entrare nel successivo processo di compostaggio e contribuire alla produzione di ammendante, nel rispetto dei requisiti normativi e qualitativi previsti.
Si realizza così concretamente l’economia circolare:
FORSU → digestione anaerobica → biogas → biometano → digestato → compost/ammendante.
Ciò che prima rappresentava esclusivamente un costo di raccolta, trasporto e trattamento diventa contemporaneamente materia ed energia.
Per Palermo e per la sua area metropolitana sarebbe opportuno verificare tecnicamente il dimensionamento di uno o più sistemi integrati per la FORSU sulla base delle tonnellate realmente producibili e intercettabili, evitando sia impianti sottodimensionati sia infrastrutture sovradimensionate che avrebbero bisogno di importare rifiuti da territori lontani per raggiungere l’equilibrio economico.
DALLA TARI ALL’ECONOMIA INDUSTRIALE DEL RIFIUTO
Qui si arriva alla questione decisiva.
Il cittadino paga la TARI per finanziare il costo complessivo del servizio. Se il sistema continua a essere costruito prevalentemente attorno a raccolta, trasporto, trasferimento e smaltimento, il rifiuto continuerà inevitabilmente a rappresentare un costo.
La politica industriale deve cercare di invertire questa equazione.
Bisogna diminuire progressivamente i costi di trasporto e smaltimento, aumentare il recupero effettivo dei materiali, sfruttare i corrispettivi delle filiere, produrre materia prima seconda e, dove tecnicamente ed economicamente appropriato, recuperare energia e produrre biometano.
I ricavi e i costi evitati devono concorrere a migliorare l’equilibrio economico complessivo del servizio.
Non sarebbe tecnicamente corretto affermare che ogni tonnellata riciclata determina automaticamente una riduzione della TARI. Ma è altrettanto evidente che un sistema capace di ridurre strutturalmente il costo netto del ciclo dei rifiuti crea le condizioni economiche per contenere e, laddove i numeri lo consentano, ridurre la pressione tariffaria su famiglie e imprese.
Ecco perché la vera sfida di Palermo non è scegliere tra telecamere e raccolta differenziata.
È costruire una filiera industriale completa.
Isole ambientali per rendere semplice il conferimento; raccolta differenziata di qualità; impianti di selezione; filiere di riciclo; digestione anaerobica della FORSU; produzione di biometano; recupero del digestato attraverso il compostaggio; valorizzazione delle materie prime seconde; drastica riduzione del residuo destinato allo smaltimento.
Solo allora potremo applicare veramente il principio delle tre R: RICICLO – RIUTILIZZO – RISORSA.
La repressione deve colpire chi viola le regole. Ma una strategia moderna deve soprattutto fare in modo che rispettare quelle regole sia facile, conveniente e produttivo.
La vera rivoluzione avverrà quando Palermo smetterà di chiedersi semplicemente “dove portiamo i nostri rifiuti?” e inizierà a chiedersi “quanto valore possiamo recuperare da ciò che oggi chiamiamo rifiuto?”
È questa la differenza tra una politica dell’emergenza e una politica industriale dell’economia circolare.
Prof. Angelo Todaro
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