Lo sviluppo dell’eolico offshore in Sicilia subisce una battuta d’arresto che ne ridimensiona drasticamente la portata originaria. Il piano industriale pensato per trasformare l’area portuale di Augusta nel polo di riferimento per il Mediterraneo deve fare i conti con la scarsità di risorse finanziarie, vedendo ridotte al minimo le proprie ambizioni. A causa dei recenti tagli contabili applicati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, i fondi inizialmente assegnati allo scalo siracusano vengono quasi dimezzati, congelando la nascita di un’intera filiera produttiva e rinviando almeno in parte le speranze di riscatto economico e occupazionale per la zona.
La vicenda trae origine dal programma strategico approvato tra il 2023 e il 2025 dal Ministero dell’Ambiente, nato con l’obiettivo di realizzare due hub d’eccellenza per la transizione energetica tra la Sicilia e la Puglia. Nella visione iniziale, il porto di Augusta avrebbe dovuto accogliere una filiera produttiva completa divisa in due fasi: da un lato la fabbricazione vera e propria delle imponenti componenti, dall’altro l’assemblaggio finale delle gigantesche strutture galleggianti destinate a supportare le pale in mare aperto. Si trattava di un piano economico complessivo da 50 milioni di euro che prometteva di generare migliaia di posti di lavoro per i prossimi decenni.
La disponibilità economica del ministero per i porti di Augusta e Taranto è stata tuttavia bruscamente ridotta, scendendo dagli iniziali 78 milioni di euro complessivi a poco più di 38 milioni. A pagare il prezzo più alto è la seconda fase del progetto siracusano, ovvero quella dedicata alla realizzazione dei manufatti in acciaio, che al momento viene bloccata. Alla struttura portuale siciliana rimangono assegnati soltanto 24 milioni 300 mila euro, una somma che permetterà unicamente la copertura delle spese per le prime opere infrastrutturali.
Di fronte alla formale notifica di ridimensionamento e la contestuale richiesta a “fare pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che ritengono di potere finanziare con le risorse suindicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa in oggetto”, il commissario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, Francesco Di Sarcina, ha confermato precisando che con questi fondi superstiti si riuscirà a finanziare solamente il consolidamento della banchina, opera indispensabile per consentire l’installazione delle enormi gru necessarie al sollevamento dei vari elementi.
Il ridimensionamento della dotazione finanziaria ha inevitabilmente innescato una polemica sulla gestione dei tempi e dei cantieri. Ma il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha giustificato la decisione spiegando che la cancellazione dei finanziamenti risponde alla presa d’atto dei ritardi accumulati dalle due Autorità di sistema, ribadendo comunque che la quota prevista a partire dal 2027 rimane confermata e che i fondi persi saranno restituiti in futuro in base all’effettivo avanzamento dei lavori.
In questo quadro, molti osservatori si chiedono se il governo regionale possa intervenire con il Ministero per ottenere garanzie concrete sull’effettiva rimodulazione dei fondi nell’anno successivo, o se addirittura mediante la riprogrammazione dei fondi europei, non sia nelle condizioni di integrare o comunque garantire le risorse mancanti evitando che si rischi di perdere una grande opportunità economica per la Sicilia.