SORELLINE RITROVATE: TORNINO SUBITO A CASA

di Redazione

La vicenda delle sorelline ritrovate a San Cataldo dopo un allontanamento volontario a causa di una challenge social è ben lontana dal considerarsi conclusa. Quanto accaduto nel piccolo centro in provincia di Caltanissetta ha infatti travalicato la semplice cronaca di una scomparsa a lieto fine, trasformandosi in una vicenda familiare e giudiziaria. Una storia che comincia con una bravata ispirata alle tendenze della rete e culmina con una misura d’emergenza che appare sproporzionata, lasciando una famiglia separata e un genitore sul piede di guerra per riavere con sé i propri figli.

La genesi della storia risale alla notte in cui le due giovanissime, di dodici e otto anni, avevano fatto perdere le proprie tracce per ore. L’allarme, scattato immediatamente tra i parenti, si era risolto soltanto l’indomani, quando le piccole erano state rintracciate all’interno di un esercizio commerciale a poca distanza dalla loro abitazione. Un luogo a loro caro, frequentato spesso, dove avevano deciso di nascondersi e trascorrere l’intera notte al solo scopo di emulare una sfida social. Una leggerezza tipica dell’età, una marachella nata dal desiderio di imitare i contenuti visti sullo schermo dei cellulari, che però ha innescato conseguenze pesantissime per l’intero nucleo familiare.

Dalla procura è arrivata la conferma che non vi sono state violenze o pericoli reali legati a terze persone, aprendo la strada all’archiviazione del fascicolo per assenza di reati. Nonostante l’esito rassicurante delle indagini, la magistratura minorile e le strutture preposte hanno disposto il trasferimento immediato non soltanto delle due protagoniste dell’episodio, ma di tutti e sei i fratelli in una struttura d’accoglienza situata a Serradifalco. Una decisione drastica che ha spiazzato il genitore, il quale si trova ora a combattere una battaglia disperata per riabbracciare i suoi figli, tre maschi e tre femmine, di età compresa tra i cinque e i tredici anni.

Il provvedimento appare tanto più incomprensibile se si ripercorre la storia recente della famiglia. L’uomo si prendeva cura dei propri ragazzi da solo, avvalendosi dell’ausilio di collaboratrici per la gestione quotidiana, a seguito della separazione dalla moglie. Il percorso con la rete di assistenza sociale durava da tre anni e si era concluso, appena qualche mese prima dei fatti, con la conferma formale della sua idoneità genitoriale e l’affidamento esclusivo. Un attestato di piena fiducia da parte delle stesse istituzioni che oggi hanno avallato l’allontanamento.

L’uomo, Alessandro Costanza, non nega di aver commesso un’ingenuità nelle prime fasi della scomparsa, quando, sopraffatto dallo spavento e dal timore di perdere la custodia, ha preferito avviare le ricerche per conto proprio anziché segnalare nell’immediato la situazione alle forze dell’ordine. Un attimo di esitazione dettato dalla paura, certo, ma che non può cancellare anni di dedizione, sacrifici e attenzione dimostrata nell’educazione e nella crescita dei suoi bambini.

I primi incontri avvenuti all’interno della comunità situata a 13 chilometri da San Cataldo, racconta il padre all’Adnkronos, hanno evidenziato la sofferenza psicologica dei minori, disorientati da una situazione di cui non riescono a cogliere le ragioni e desiderosi soltanto di fare rientro nella propria abitazione. E, vista l’assenza di maltrattamenti o contesti di degrado, appare evidente come il provvedimento sia risultato del tutto fuori misura. Se l’allontanamento è stato causato esclusivamente da una bravata, non sussiste alcun presupposto per separare i fratelli dal genitore.

In virtù delle recenti valutazioni positive e dell’affidamento garantito dalle autorità (e se non vi sono altri elementi di reale gravità o pericolo che non conosciamo e che non sono stati resi pubblici) i sei bambini non avrebbero mai dovuto varcare la soglia di quella comunità e devono fare ritorno a casa senza ulteriori ritardi.