LA CENERE DELL’ETNA PARALIZZA LA SICILIA (con aggiornamento)

di Redazione

La cenere dell’Etna ha ripreso a dominare i cieli della Sicilia orientale, congelando il traffico aereo dello scalo di Catania e provocando una pesante reazione a catena su tutta la rete dei trasporti dell’isola. La prolungata emissione dal cratere di Nord-Est, accompagnata da venti sfavorevoli che spingono il pulviscolo proprio lungo le rotte d’atterraggio e decollo, ha costretto le autorità di gestione a prolungare il blocco della pista.

Un provvedimento rigoroso ma inevitabile per la sicurezza dei voli, che ha trasformato la prima domenica d’autunno nell’ennesimo capitolo di una stagione contrassegnata da incertezza, disagi, e cancellazioni in serie. I tabelloni dell’aeroporto di Fontanarossa hanno mostrato per il terzo giorno consecutivo – oggi sarà il quarto – una lunga sequenza di avvisi rossi, lasciando a terra migliaia di viaggiatori costretti a rivedere ogni piano in fretta e furia, mentre decine di voli venivano dirottati sugli altri scali della regione o soppressi del tutto.

Le ricadute di questo nuovo blocco si sono avvertite con intensità all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Chiamato a gestire una quota ingente di traffico riprogrammato e decine di velivoli dirottati dall’area etnea, lo scalo della capitale siciliana è andato rapidamente in affanno, evidenziando le consuete criticità strutturali nell’assorbire volumi di passeggeri così elevati in situazioni non ordinarie.

Nella notte e durante il fine settimana si sono accumulati ritardi storici, con attese di molte ore, cancellazioni improvvise e una gestione della logistica a terra apparsa lenta e disorganizzata. Particolarmente complessa si è rivelata la mobilità verso le destinazioni finali: con i mezzi di linea fermi nelle ore notturne, i viaggiatori si sono trovati in balia di tariffe private schizzate a cifre vertiginose per i trasferimenti.

Questa ennesima parentesi critica dimostra in modo inequivocabile come la gestione delle emergenze sistemiche non possa più essere affidata all’improvvisazione. È urgente definire e strutturare protocolli d’emergenza da attivare con immediatezza e automatismo non appena si verifica la chiusura, anche soltanto parziale, di uno scalo strategico come quello etneo. Gli utenti devono avere la certezza assoluta che il disagio sia presidiato e governato fin dai primi istanti, ricevendo un flusso di comunicazioni costante, capillare e tempestivo, redatto in tutte le lingue di maggiore diffusione per evitare panico e disorientamento tra la folla di turisti e viaggiatori italiani e stranieri.

Un piano d’azione multilivello non può limitarsi alla semplice riprogrammazione dei vettori aerei, ma deve estendersi e integrare diversi settori cruciali del territorio. In primo luogo occorre coordinare il comparto dei trasporti pubblici e privati per garantire collegamenti sostitutivi certi a prezzi calmierati; è fondamentale stipulare convenzioni preventive con la rete dell’accoglienza e della ristorazione per assicurare riparo e pasti durante le attese prolungate; serve predisporre un presidio di assistenza sanitaria fissa all’interno delle aerostazioni per far fronte alle esigenze dei soggetti fragili; infine, è indispensabile attivare un supporto logistico dedicato per la custodia e il trasporto dei bagagli e per la cura mirata delle famiglie con bambini piccoli. Tutto questo deve basarsi su accordi quadro vincolanti con aziende e società del settore, pronti ad avviarsi nell’esatto momento in cui scatta l’allerta.

Contemporaneamente, l’isola necessita di un potenziamento infrastrutturale concreto che consenta di raggiungere lo scalo di Comiso nel minor tempo possibile. Utilizzare l’aeroporto ragusano come vera valvola di sfogo naturale durante le eruzioni richiede collegamenti viari e ferroviari rapidi e diretti, capaci di trasformare una struttura secondaria in un’alternativa funzionale ed efficiente senza congestionare irrimediabilmente lo scalo palermitano.

In un quadro già così provato, desta fastidio la presa di posizione di Carlo Calenda, senatore e leader di Azione arrivato sull’isola per impegni di natura commerciale e rimasto bloccato dalle cancellazioni. L’esponente politico, non potendo rientrare a Torino come programmato, si è lasciato andare a una sortita che sa di sciacallaggio politico, arrivando a proporre la revoca delle prerogative dell’Autonomia Siciliana e il commissariamento della Regione con l’affidamento del controllo diretto allo Stato per un trentennio.

Una provocazione di maniera che riporta alla mente analoghe e singolari uscite avanzate in passato dall’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, il quale oggi, tuttavia, osserva le vicende dell’isola risiedendo stabilmente in Tunisia.

Aggiornamento alle ore 13,00

La Sac, ha comunicato che, a causa dell’emissione di cenere vulcanica in atmosfera e l’attuale direzione dei venti prevalenti, è stato disposto il prolungamento della chiusura sono sospese tutte le attività di volo in arrivo e partenza fino alle 23:59 ore locali di oggi lunedì 28 settembre.