Il Piano paesaggistico di Palermo, adottato all’inizio dell’estate dall’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, ha trasformato una questione di pianificazione territoriale in una complessa crisi politica che ha messo a dura prova la tenuta della maggioranza di centrodestra. Lo strumento di tutela urbanistica elaborato sotto la guida dell’assessore Francesco Paolo Scarpinato ha sollevato un’ondata di contestazioni che hanno investito direttamente l’esecutivo regionale.
Al centro del contendere i nuovi vincoli imposti su aree che fino a poco tempo fa risultavano edificabili, con un impatto ritenuto penalizzante per gli investimenti nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura, delle infrastrutture e del turismo.
Il deputato leghista e questore all’Assemblea Regionale Siciliana, Vincenzo Figuccia, ha assunto una posizione di netta chiusura, bocciando l’impianto dell’assessorato e giudicando insufficienti le ipotesi di accomodamento. Secondo la visione espressa dal parlamentare, il provvedimento rischia di paralizzare l’economia dei comuni della provincia e di compromettere le iniziative economiche intraprese da famiglie e imprese, motivo per cui l’unica soluzione percorribile resta l’immediata revoca dell’atto istituzionale.
Sulla stessa linea di fermezza si sono schierati anche altri esponenti della coalizione governativa, tra cui l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, forzista, e il presidente della commissione Cultura dell’Ars Fabrizio Ferrara, di Fratelli d’Italia. Insieme a Figuccia, i due esponenti politici hanno formalizzato la richiesta di uno stop al provvedimento, evidenziando il carico di oltre cento ricorsi già inoltrati da amministratori locali e singoli cittadini che denunciano profili di illegittimità e marcate incongruenze.
Ai distinguo emersi all’interno della compagine governativa si sono affiancate le sollecitazioni giunte da altri volti di spicco della maggioranza. Il deputato regionale Marco Intravaia ha posto l’accento sulla necessità di garantire un coinvolgimento reale e non formale delle istituzioni locali nella gestione delle tutele territoriali.
Parallelamente, vi è stata una presa di posizione significativa da parte dei parlamentari nazionali di Fratelli d’Italia: il senatore Raoul Russo e la deputata Carolina Varchi che hanno suggerito l’opportunità di valutare un ritiro tecnico dell’atto. Nella prospettiva avanzata dai due, un momento di pausa consentirebbe di riaprire un confronto partecipato con le parti sociali e i territori, salvaguardando al contempo l’operatività della Zona Economica Speciale Unica, considerata fondamentale per il tessuto produttivo dell’isola.
Le proteste e le richieste di revoca sono approdate anche all’Assemblea Regionale Siciliana nell’ambito di un convegno svolto questa mattina e promosso proprio per analizzare le criticità del provvedimento. L’iniziativa, che ha fatto registrare il pienone, ha visto la presenza di Vincenzo Figuccia e Fabrizio Ferrara, e il coinvolgimento di numerosi amministratori locali, ordini professionali e associazioni di categoria, tutti concordi nel segnalare i rischi legati ai nuovi vincoli urbanistici e nel chiedere un passo indietro all’esecutivo.
Di fronte al moltiplicarsi delle tensioni e al rischio di un cortocircuito, il presidente della Regione Renato Schifani aveva comunicato ieri di aver assunto la gestione diretta del dossier, convocando un incontro nei locali di Palazzo d’Orléans per il pomeriggio di oggi con l’assessore Scarpinato, il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Mario La Rocca e il capo dell’ufficio legislativo e legale della Regione Giovanni Bologna.
L’assessore Francesco Paolo Scarpinato che fino a ieri aveva difeso la legittimità e la bontà dell’operato dell’amministrazione, sostenendo che l’iter burocratico ha sempre previsto ampi margini di ascolto verso i territori e le istanze dei sindaci, ha valutato che era meglio aprire il confronto senza un testo definito e ha quindi ritirato il decreto di attuazione.
“A conferma della nostra totale e costante disponibilità all’ascolto e al dialogo – ha detto Scarpinato -, abbiamo deciso di ritirare l’attuale proposta del Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo per consentire ulteriori e necessari approfondimenti”.
“Si tratta di una scelta precisa – prosegue l’esponente del governo regionale – adottata per venire concretamente incontro alle esigenze dei sindaci e delle comunità locali. Vogliamo dare ai territori l’opportunità e i tempi adeguati per esprimere al meglio le loro istanze, affinché la redazione di questo strumento strategico sia il frutto di una reale e proficua condivisione istituzionale”.
“Questo nuovo e più ampio spazio di confronto – conclude Scarpinato – non muta tuttavia la nostra bussola: ogni passaggio normativo continuerà a muoversi nel pieno e assoluto rispetto delle regole, mantenendo come principio saldo e irrinunciabile la massima tutela e salvaguardia del nostro inestimabile patrimonio paesaggistico“.
Da parte sua Vincenzo Figuccia, che con Fabrizio Ferrara ed Edy Tamajo è stato uno degli ispiratori della protesta, ha espresso “piena soddisfazione per il ritiro del decreto . Hanno vinto i cittadini, le imprese, i sindaci, i territori, la buona politica e, soprattutto, il buon senso».
«Ringrazio il presidente della Regione, Renato Schifani, – ha aggiunto Figuccia – per essere intervenuto con autorevolezza, e lo stesso assessore Francesco Paolo Scarpinato per avere alzato le antenne dell’ascolto e della sensibilità, raccogliendo la voce di coloro che avrebbero subìto direttamente gli effetti del provvedimento”.
“Il ritiro del provvedimento – ha concluso – dimostra che, quando le istituzioni ascoltano davvero i territori, è possibile correggere le scelte e trovare soluzioni equilibrate”.