Un drone a Cavadonna è stato bloccato durante un blitz notturno della Polizia Penitenziaria, che ha sventato il tentativo di recapitare ai reclusi un ingente quantitativo di materiale. Le forze dell’ordine sono riuscite a rilevare tempestivamente la presenza del velivolo a pilotaggio remoto mentre sorvolava i cieli nei paraggi della struttura di Siracusa nella notte dello scorso 27 settembre, cogliendo sul fatto chi da remoto tentava di oltrepassare i controlli perimetrali. Gli agenti di sorveglianza sono intervenuti rapidamente prima che il pacco collegato al dispositivo potesse essere recuperato all’interno dell’istituto penitenziario.
L’operazione ha portato al sequestro di quasi un chilogrammo di sostanza stupefacente, nello specifico hashish, oltre a un nutrito gruppo di telefoni cellulari e diversi apparecchi router Wi-Fi. Si tratta di un carico di notevole valore economico e strategico all’interno delle dinamiche criminali della struttura. La merce era evidentemente destinata a rifornire la rete di spaccio interna ed a garantire vie di comunicazione stabili ed ininterrotte verso l’esterno.
L’episodio è stato formalmente reso noto dall’OSAPP, l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, tramite il segretario provinciale Giuseppe Argentino che ha espresso un vivo compiacimento per l’efficacia dimostrata dagli agenti in servizio. Nel suo comunicato ha ricordato come la prontezza e la fermezza del personale abbiano consentito di neutralizzare l’ennesimo stratagemma architettato dalla criminalità, che cerca costantemente vie alternative per penetrare le barriere del carcere. Sulla stessa linea si è espresso anche Giovanni Sommariva, dirigente dell’Osapp, sottolineando quanto l’impiego clandestino di questi dispositivi rappresenti ormai un’insidia costante per la tenuta e la serenità degli istituti di pena.
Le forze di polizia hanno immediatamente avviato una serie di accertamenti volti a ricostruire la catena di complicità. Le indagini puntano a identificare sia la squadra di piloti esterni che manovrava il piccolo velivolo nelle vicinanze della struttura, sia la rete di detenuti che all’interno di Cavadonna attendeva la consegna della merce.
Particolare attenzione da parte degli inquirenti è stata rivolta al rinvenimento dei router Wi-Fi. In un ambiente confinato e rigido come quello carcerario, un modem rappresenta una risorsa straordinariamente preziosa. Se infatti i normali telefoni cellulari permettono solo azioni parziali, un router consente di creare una vera e propria rete locale ad alta velocità. Questo strumento serve a connettere simultaneamente più dispositivi alla rete internet, aggirando con maggiore facilità i controlli tradizionali.
Con un router a disposizione, i detenuti possono stabilire canali di comunicazione criptati, effettuare videochiamate, accedere ai social network, gestire traffici illeciti o impartire direttive operative alle organizzazioni di appartenenza all’esterno senza il rischio di essere intercettati sulle normali linee telefoniche. La presenza di un segnale Wi-Fi condiviso consente inoltre di estendere la connettività a interi bracci della struttura, creando un notevole flusso di accesso alla rete.
Nonostante il brillante successo registrato a Siracusa, la pressione tecnologica sulle strutture penitenziarie resta altissima e non tutte le spedizioni volanti vengono intercettate in tempo. A dimostrazione di come le istituzioni stiano correndo ai ripari contro i telefoni e i velivoli di contrabbando, nel carcere di Secondigliano a Napoli la prima sperimentazione dei disturbatori di frequenza jammer ha segnato una svolta: in un solo giorno sono stati bloccati 24.000 tentativi di connessione mobile.