Il 27 giugno 1980 il volo Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel mar Tirreno all’altezza dell’isola di Ustica, provocando 81 vittime. A 46 anni di distanza, le indagini giudiziarie sulla strage sembravano ormai destinate alla chiusura definitiva.
Tuttavia, un improvviso colpo di scena ha ribaltato la situazione: la Francia si è detta pronta a consegnare all’Italia i propri documenti militari riservati dell’epoca. Alla luce di questa clamorosa novità, la Procura di Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione, lasciando i fascicoli aperti per tentare di fare finalmente luce sulle cause del disastro.
La dinamica, la pista del duello aereo e i depistaggi di Stato
La sera dell’incidente, il DC-9 Itavia scomparve dai radar alle 20:59, inabissandosi in mare senza lanciare alcun segnale di emergenza. Se nei primi anni gli investigatori avevano ipotizzato un cedimento strutturale dell’aereo o l’esplosione di un ordigno a bordo, con il progressivo recupero dei rottami dal fondo del mare queste teorie sono state progressivamente scartate. Le indagini si sono concentrate sull’intervento di un fattore esterno, dando sempre più concretezza alla pista del duello aereo.
Secondo le ricostruzioni giudiziarie e le perizie più accreditate, quella notte i cieli del basso Tirreno erano attraversati da aerei militari della Nato, prevalentemente statunitensi e francesi. Questi velivoli sarebbero stati impegnati nell’inseguimento di caccia libici, in un periodo storico caratterizzato da forti tensioni internazionali e dai tentativi di rovesciare il regime di Muammar Gheddafi. Il velivolo civile sarebbe quindi finito accidentalmente sulla linea di fuoco, abbattuto da un missile destinato a un bersaglio militare. Un tassello fondamentale che gli inquirenti legano a questo scenario è il ritrovamento, avvenuto poche settimane dopo la strage, dei resti di un caccia libico MiG-23 precipitato sui monti della Sila, in Calabria.
La ricerca della verità, tuttavia, si è infranta contro un muro di omissioni e reticenze. Le inchieste hanno accertato la sistematica distruzione e l’alterazione dei registri radar di diverse basi militari italiane, insieme alla sparizione di interi nastri di registrazioni audio. Di fronte a queste mancanze e all’assenza di collaborazione da parte dei governi alleati, il percorso giudiziario si è inevitabilmente sdoppiato. Il processo penale si è fermato senza riuscire a identificare gli autori materiali del lancio del missile. Al contrario, le cause civili si sono concluse con pesanti condanne definitive a carico dei ministeri della Difesa e dei Trasporti. Lo Stato italiano è stato obbligato a risarcire i familiari delle vittime non solo per l’incapacità di proteggere lo spazio aereo nazionale, ma soprattutto per aver messo in atto sistematici depistaggi allo scopo di occultare le prove.
Le nuove carte da Parigi e il successo diplomatico del governo
Nonostante l’impegno costante dell’associazione dei familiari delle vittime, la scorsa primavera la Procura di Roma aveva deciso di alzare bandiera bianca. A causa dei continui rifiuti opposti dai paesi esteri alle richieste di rogatoria internazionale, i magistrati avevano depositato la richiesta di archiviazione per gli ultimi fascicoli d’indagine aperti negli anni passati. L’udienza per chiudere il caso, già fissata per l’autunno del 2026, sembrava destinata a mettere la parola fine sulla vicenda.
Proprio di fronte a questa prospettiva, i familiari hanno lanciato un appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La risposta dell’esecutivo è stata immediata e ha impresso una direzione inaspettata alla vicenda. Il governo non solo ha deciso di costituirsi parte offesa opponendosi formalmente all’archiviazione, ma ha avviato un serrato dialogo ai massimi livelli diplomatici con il presidente francese Emmanuel Macron. Questa offensiva istituzionale ha sbloccato un’impasse che durava da decenni.
Recentemente, l’ambasciata francese ha comunicato per le vie ufficiali alla Farnesina la disponibilità di Parigi a trasmettere i documenti richiesti. Il materiale, proveniente dagli archivi del ministero della Difesa francese, riguarda proprio i movimenti aerei e le operazioni militari dell’epoca. Questa mossa ha spinto i magistrati romani a ritirare la richiesta di archiviazione per poter finalmente acquisire e analizzare le nuove carte.
L’arrivo dei documenti da Parigi rappresenta una vittoria sul fronte giudiziario e si traduce nell’ennesimo risultato positivo politico e diplomatico del governo Meloni. L’esecutivo ha dimostrato di avere il peso internazionale necessario per spingere gli alleati a collaborare su una ferita ancora aperta della nostra storia. L’auspicio è che questo materiale, ottenuto grazie alla decisa azione del governo, possa squarciare il velo di omertà, portando alla luce le reali responsabilità e rivelando finalmente la verità su chi ha operato nei cieli italiani quella tragica notte.
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