La cenere dell’Etna sarà neutralizzata da droni, sensori avanzati e modelli matematici quadridimensionali. È questa la promessa scientifica che punta a modificare la gestione delle emergenze nei cieli della Sicilia orientale, un territorio costretto a fare i conti con improvvise paralisi del traffico aeroportuale. Fino a oggi, le eruzioni e il vagare delle nubi di polvere vulcanica hanno imposto decisioni drastiche alla società di gestione dello scalo catanese, la Sac, costretta a decretare il blocco delle piste, l’annullamento dei collegamenti o il loro dirottamento verso altre strutture operative della regione.
A cambiare radicalmente questo scenario interviene la proposta Aerdust-Cta, ideata e sviluppata nell’ambito dell’Università degli Studi di Catania sotto la guida del docente Rosario Lanzafame, ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente, affiancato nella visione da Giambattista Pepi. La struttura scientifica dell’iniziativa si avvale della collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura, precedentemente diretto da Matteo Ignaccolo, oltre che del contributo garantito dall’intero gruppo di ricerca sui sistemi energetici dell’Università degli studi di Messina coordinato da Sebastian Brusca.
La piattaforma tecnologica concepita dai ricercatori unisce l’azione di tre strumenti chiave per costruire un’architettura preventiva del rischio. Il fulcro strategico poggia su un radar dedicato al tracciamento in tempo reale dell’emissione, affiancato da una flotta composta da sessanta droni. Mandati in volo con un coordinamento a distanza, i velivoli effettuano veri e propri campionamenti della nube. Tramite analisi radiometriche ed elaborazioni tomografiche computerizzate, i droni riescono a misurare la densità e la concentrazione volumetrica dei granuli sospesi partendo dalla superficie terrestre fino al raggiungimento della quota limite dei cinquemila metri.
Questi flussi continui di informazioni vengono trasmessi all’istante a stazioni terrestri che generano mappe quadrimensionali. Grazie a tale integrazione digitale, il sistema non si limita a fotografare la posizione della nube, ma calcola le traiettorie di spostamento attese nelle ore successive. Questa conoscenza anticipata della dinamica delle particelle consente di individuare eventuali spazi aerei liberi da contaminazioni, ovvero corridoi di volo sicuri che permettono agli aerei di effettuare decolli e atterraggi senza imbattersi nei cristalli abrasivi che minacciano le turbine dei velivoli.
L’ambito di prima applicazione di questo approccio copre l’immediato spazio aereo dell’aeroporto Fontanarossa. Per fare in modo che questa architettura scientifica superi la fase teorica e diventi una realtà d’uso quotidiano, si è aperto un tavolo di confronto preliminare proprio presso la sede della Sac a Catania. L’incontro ha riunito gli esperti con i vari referenti istituzionali responsabili del settore dei trasporti e del monitoraggio e difesa del suolo.
Tra questi figurano l’Enac, l’Enav, il Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il partner operativo 2858 Security, in vista di un successivo coinvolgimento della Regione Siciliana e del Comune di Catania per la creazione di un tavolo tecnico al Mit.
Gli stessi promotori dell’iniziativa tengono tuttavia a precisare come la piattaforma Aerdust costituisca per ora una solida proposta di ricerca scientifica e non uno strumento pienamente operativo all’interno delle infrastrutture dello scalo. Prima che l’algoritmo possa indirizzare i verdetti operativi, la tecnologia dovrà superare tutti i severi controlli di conformità stabiliti dalle normative nazionali e internazionali sulla sicurezza aeronautica. Qualora l’iter autorizzativo metta la firma sull’efficacia del radar e della rete di monitoraggio, lo scalo di Catania potrà trasformarsi in un modello per le infrastrutture costruite all’ombra dei vulcani attivi.