Il Presidente della Regione, Renato Schifani, ha commentato in modo irreprensibile e con il necessario garantismo la vicenda giudiziaria che riguarda il suo ex consulente giuridico, Gaetano Armao.
“Per quanto riguarda l’inchiesta – ha detto Schifani – mi rifaccio alle parole del procuratore De Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza. Ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l’attività del governo regionale”.
Ha correttamente evitato di fare valutazioni su una vicenda sulla quale, al di là dell’ovvia e indiscutiibile presunzione di innocenza, non vi sono ancora informazioni di alcuna natura e tutto è limitato a contestazioni della procura non corroborate neppure da valutazioni del Gip.
Ma su queste affermazioni del Presidente della Regione sono piovute moltissime critiche tutte dagli ambienti dell’opposizione.
Ma cos’altro avrebbe dovuto dire Schifani a questo punto delle indagini senza violare il sacro principio del garantismo, agevolmente scavalcato invece dai commenti delle belve assetate di sangue che hanno già addentato la preda senza porsi alcuna domanda?
Nient’altro andava detto. Va invece proseguita senza pause l’attività di governo alla luce di considerazioni banali: chi si oppone al Governo Schifani non lo fa sulla base di considerazioni etiche, ma banalmente perchè annichilito dagli straordinari risultati positivi in termini di Pil, di occupazione, di risanamento finanziario e di riconoscimento internazionale.
Il resto si vedrà alla fine dei procedimenti giudiziari. Troppi sono peraltro i casi di totale proscioglimento in seguito ad accuse poi rivelatesi inesistenti.
Sarebbe d’altronde ben strano che il termine questione morale venisse pronunciato dagli stessi che sostennero negli anni passati Crocetta e Montante distruttori dell’etica e dell’immagine della Sicilia.