Sullo sfondo delle vicende giudiziarie che fanno vibrare le mura settecentesche di Palazzo d’Orléans, la frase “Schifani si dimette” è rimbombata ieri all’ora di cena. Il rumor è rimbalzato da uno smartphone all’altro nei canali della politica siciliana come una sentenza ormai tracciata, mettendo in agitazione segreterie politiche, parlamentari in carica, aspiranti tali e addetti ai lavori. La miccia che ha fatto esplodere la crisi è stata accesa dalle dichiarazioni sferzanti di Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia. Con toni privi di diplomazia, l’esponente azzurro ha ribadito la necessità impellente di un cambio di passo radicale per la Sicilia.
Pur riconoscendo formalmente i risultati conseguiti dall’amministrazione in carica, Minardo ha sottolineato come l’azione di governo non possa rimanere vulnerabile alle inchieste giudiziarie che coinvolgono figure vicine alla presidenza. La richiesta di un “atto di responsabilità”, caldeggiata a suo dire dall’intero partito sia a livello locale sia su indicazione dei vertici di Roma, è suonata come un vero e proprio ultimatum per chiudere un ciclo e aprire la strada a una nuova leadership.
La replica del governatore non si è fatta attendere ed è arrivata con una nota estremamente concisa ma carica di significato: “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”. Una presa di posizione che lascia presagire una rottura insanabile e l’intenzione concreta di rassegnare le dimissioni, piuttosto che subire un lento e logorante ridimensionamento politico.
L’isolamento attorno alla figura del governatore si è palesato in tutta la sua gravità durante le ore successive alle prime dichiarazioni di Minardo, rilasciate nel corso di una riunione con i segretari provinciali di Forza Italia: “La credibilità della politica si difende con il coraggio di cambiare”, aveva dichiarato il Commissario, aggiungendo la necessità di aprire a “nuove energie, allargare la partecipazione e costruire una proposta capace di parlare alla Sicilia dei prossimi anni”. Frasi inequivocabili, contrassegnate dal silenzio quasi totale degli alleati di coalizione e da un clima di smarrimento generale tra i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana.
L’origine del profondo dissidio risiederebbe nell’impatto mediatico e politico dell’inchiesta che ha travolto l’avvocato Gaetano Armao, ex consulente giuridico del presidente con uffici a Palazzo d’Orléans e già a capo della Commissione Tecnica Specialistica (CTS) della Regione Siciliana, organo preposto ai pareri sulle autorizzazioni ambientali per opere e progetti energetici nell’isola. Le immagini diffuse dagli organi d’informazione relative a una presunta corruzione hanno compromesso l’immagine dell’amministrazione, rendendo insostenibile la narrazione all’elettorato di una totale estraneità del governo rispetto ai fatti contestati.
Tale situazione ha provocato forte irritazione anche ai vertici nazionali del partito. In serata, le tensioni si sono trasferite sull’asse telefonico tra Palermo e Roma, con un duro confronto tra il governatore e Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia. Durante il colloquio, il Presidente della Regione ha espresso forte contrarietà per essere stato delegittimato pubblicamente, rivendicando la propria storia all’interno del movimento, mentre da Roma veniva ribadita l’esigenza di salvaguardare il tenore politico del centrodestra nell’isola in vista delle future scadenze elettorali.
La giornata odierna si preannuncia determinante per decifrare gli sviluppi di un’intricata partita istituzionale e per capire se il governatore formalizzerà l’addio nell’immediato. Tuttavia, l’eventualità ormai quasi certa che Schifani non venga ricandidato per un mandato bis apre a margine la delicata partita per la successione. Tra i potenziali pretendenti spicca proprio la figura di Nino Minardo, politico modicano di lungo corso con una solida rete di consensi sul territorio, passato di recente dalla Lega alla guida degli azzurri in Sicilia e noto per uno stile pragmatico.
Al suo fianco figura Giorgio Mulè, parlamentare nisseno, ex giornalista di spicco e attuale vicepresidente della Camera. Mulè rappresenta un profilo di elevata caratura istituzionale e mediatica, abile comunicatore vicinissimo ai vertici romani: proprio per questo le sue quotazioni al calcolatore fittizio dei bookmaker appaiono allo stato migliori rispetto a quelle di Minardo, venendo accreditato dagli esperti come il favorito principale con le maggiori chance di spuntarla grazie al forte asse con la Capitale.
Resta solo da capire con che calendario si giocherà questa partita. Se Schifani depositerà le sue dimissioni nei prossimi giorni si andrà a votare con le luminarie natalizie a sbrilluccicare sui manifesti elettorali. Altrimenti, cosa che appare più probabile, le dimissioni in inverno inoltrato sposterebbero il tutto alla prossima primavera. Ma questo è un altro discorso, e ne parleremo.