Come riportato nell’edizione di oggi del quotidiano La Sicilia, le indagini su quello che viene ormai considerato l’omicidio (e non il suicidio) di Noemi Impellizzeri – la 33enne trovata senza vita il 23 agosto nella sua abitazione di via Circonvallazione a Riposto – sono a un passaggio decisivo. Gli inquirenti stanno concentrando gli sforzi sulle analisi informatiche di telefoni e computer sequestrati e sui rilievi scientifici per individuare il profilo genotipico dell’aggressore.
Al Tribunale di Catania sono cominciati gli accertamenti tecnici irripetibili su 3 cellulari e 1 computer. I dispositivi appartengono a due testimoni che al momento non sono iscritti nel registro degli indagati. Il primo è un massaggiatore a cui la giovane aveva chiesto un prestito di 500 euro poco prima della morte. Il secondo è un 30enne di Piedimonte Etneo, notato di recente in un bar di Riposto insieme alla vittima.
Quest’ultimo era stato arrestato pochi giorni prima del delitto a Santa Venerina dopo un inseguimento: si trovava alla guida di un’auto rubata, con Noemi a bordo come passeggera, e aveva speronato una gazzella dei carabinieri. Attraverso l’esame dei messaggi, delle chat social e delle foto presenti sui dischi rigidi e sulle schede di memoria, i periti puntano a ricostruire la rete di relazioni e gli spostamenti della donna immediatamente precedenti ai fatti.
Parallelamente, i carabinieri del Ris di Messina stanno analizzando le evidenze raccolte nell’appartamento. Il reperto principale è la corda di 4 millimetri di diametro trovata attorno al collo della vittima: trattandosi di un cavetto commerciale di largo consumo, gli specialisti cercano cellule epiteliali da cui ricavare un profilo DNA utile all’identificazione di chi l’ha usata.
Un altro elemento centrale riguarda le impronte rilevate all’esterno della struttura, tra cui una traccia palmare individuata su una piccola tettoia adiacente a un balcone vicino. Questo dettaglio avvalora l’ipotesi che l’autore del delitto o un eventuale complice siano fuggiti attraverso i tetti.
Resta al vaglio la posizione dell’unico indagato, Toni Proietto, amico della vittima, che si dichiara estraneo alla vicenda. Agli atti sono state acquisite anche le immagini del sistema di videosorveglianza della sua casa di Giarre. I filmati mostrano la 33enne nel pomeriggio di venerdì 21 agosto – due giorni prima del ritrovamento del corpo – mentre lo aiutava indossando pantaloncini fucsia e una canotta nera, offrendo agli investigatori un riferimento temporale certo sulle ultime ore in cui Noemi era ancora in vita.
L’incrocio dei dati estratti dai dispositivi con gli esiti dei rilievi biologici del Ris e i riscontri dei filmati di videosorveglianza sarà fondamentale per chiudere il cerchio attorno al responsabile e chiarire finalmemte l’esatta dinamica dell’omicidio.
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