Nel corso di un’intervista su Rei Tv, il coordinatore regionale dei 5 Stelle ha ufficializzato la sua disponibilità a candidarsi per il campo largo alla Presidenza della Regione Siciliana. La sensazione però di chi ha ascoltato l’intervista è stata che il reale obiettivo della dichiarazione fosse quello di segnalare ai sostenitori del movimento di aver compiuto il passo formale e dovuto di una candidatura rispetto alla quale non vi era però alcuna reale convinzione.
Quando si avanza la propria candidatura non si utilizza infatti come primo argomento l’appello agli alleati di evitare di considerare il Partito Democratico come l’unico bacino da cui attingere per la scelta della leadership. Prino perchè questo indebolisce la forza della propria candidatura e secondo perchè appare evidente che il vero avversario all’interno della coalizione resta il Partito Democratico.
La strategia delineata da Di Paola finisce per evidenziare le fragilità strutturali dell’intero progetto del “campo largo”. Il leader pentastellato ha infatti bocciato senza appello l’ipotesi di affidarsi a figure provenienti dalla società civile. Ad avviso di Di Paola, serve un profilo con collaudata esperienza politica e istituzionale, in grado di padroneggiare i meccanismi della macchina regionale e le dinamiche del territorio. Proprio la figura che sembra scarseggiare nella sinistra isolana.
Per scegliere il candidato ed evitare spaccature, il coordinatore dei 5 Stelle ha peraltro chiesto di accantonare le primarie, giudicate uno strumento divisivo alla luce dell’esperienza del 2022. Al loro posto, Di Paola propone di trovare un accordo a tavolino basato sui programmi e su una squadra di governo già definita. Rigidità tattica che tradisce la paura di un confronto aperto con la base elettorale e rischia di paralizzare la coalizione in estenuanti trattative di palazzo, anziché mobilitare l’elettorato.
Ulteriori perplessità sorgono dal tentativo di ingaggiare Ismaele La Vardera in una complessa triangolazione politica. Di Paola ha suggerito all’ex inviato delle Iene di ritirare la propria corsa alla Presidenza della Regione per puntare invece alla candidatura a sindaco di Palermo con il sostegno di tutta la coalizione. Un’offerta che somiglia a un calcolo di pura redistribuzione delle poltrone più che a un disegno strategico lineare.
L’operazione condotta dal M5S rivela così una forte debolezza di fondo: privo di una figura indiscussa e temendo il giudizio dei gazebo, il Movimento cerca di dettare le condizioni agli alleati imponendo veti e schemi preconfezionati.
Ma se la coalizione decidesse alla fine di ricorrere alle primarie, lo scenario per Di Paola potrebbe capovolgersi paradossalmente. Di fronte all’incapacità di mobilitare l’elettorato, il Movimento 5 Stelle potrebbe trovarsi costretto, anche per le pressioni romane, a fare un passo indietro e a sostenere proprio La Vardera, che potrebbe essere considerato da Giuseppe Conte un utile alleato alle primarie nazionali contro Elly Schlein.
La sensazione insomma è che, fino a questo momento, Di Paola abbia giocato davvero male tutte le sue carte e rischia di dover assistere allo scontro finale tra il candidato del PD e La Vardera. Scontro che potrebbe persino fare implodere la coalizione come nel 2022.