A PALERMO UN’INTERA PALAZZINA RUBAVA LA CORRENTE

di Antonino Piscitello

L’intervento dei carabinieri nel quartiere popolare di Borgo Nuovo a Palermo ha portato alla scoperta di un sistema di furto di energia elettrica che coinvolgeva un intero complesso residenziale in via Pietro Dell’Aquila.

L’operazione, condotta con il supporto tecnico degli operatori di Enel, rientra in una più ampia campagna di controlli mirati al contrasto del degrado urbano e alla verifica della regolarità delle utenze nella periferia cittadina. Durante le verifiche sui contatori dello stabile, i tecnici hanno individuato una fitta rete di derivazioni clandestine installate a monte dei misuratori, un sistema artigianale che permetterva di prelevare la corrente direttamente dalla rete di distribuzione pubblica senza alcuna registrazione dei consumi reali.

Gli accertamenti investigativi condotti sul posto hanno permesso di identificare e deferire all’autorità giudiziaria dieci persone, con un’età compresa tra i ventinove e i settantasei anni, tutte residenti all’interno della palazzina finita al centro delle verifiche. Per tutti gli indagati l’ipotesi di reato contestata dalla Procura della Repubblica è quella di furto aggravato.

Subito dopo la scoperta dell’illecito, le squadre tecniche dell’azienda erogatrice hanno provveduto alla rimozione immediata dei cavi abusivi e al ripristino delle condizioni di sicurezza dell’intero impianto elettrico condominiale, un intervento reso urgente dal pericolo concreto di cortocircuiti e incendi che avrebbero potuto compromettere l’incolumità degli stessi abitanti e delle palazzine circostanti.

L’episodio solleva inevitabilmente una riflessione più ampia sulla questione della legalità in Sicilia, dove la diffusione di questi fenomeni non appare come un evento isolato ma come la spia di un problema strutturale ben più profondo. Basti pensare all’episodio analogo scoperto solo pochi giorni fa nel quartiere Villaggio Sant’Agata a Catania.

Quando un intero edificio si organizza per agganciare abusivamente la rete pubblica, il gesto supera la dimensione della singola trasgressione e rivela una pericolosa normalizzazione del reato, percepito da molti come una pratica tollerabile con conseguenze amministrative o giudiziarie limitate. Si tratta di una percezione distorta che sottovaluta la gravità del comportamento e le sue ripercussioni sulla collettività.

Sostenere che simili condotte siano questioni marginali significa ignorare che il costo della dispersione energetica e dei furti finisce inevitabilmente per gravare sulle bollette dei cittadini onesti, alimentando un meccanismo iniquo in cui chi rispetta le regole paga anche per chi le infrange.

Di fronte a scenari di questo tipo, la risposta dello Stato necessita di un ulteriore inasprimento. Sebbene le forze dell’ordine e i tecnici siano già costantemente impegnati sul campo – come dimostra la stessa operazione che ha fatto emergere questo caso -, l’elevato numero di allacci abusivi scoperti richiede di potenziare ulteriormente i controlli a tappeto su tutto il territorio urbano e di prevedere pene più severe, così da disincentivare il fenomeno e ristabilire il principio fondamentale di giustizia e rispetto delle regole.

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