AUTOTRASPORTI, SICILIA IN GINOCCHIO: ADESSO BASTA!

di Redazione

Adesso basta! Gridarlo è ormai un dovere civico per chiunque abbia a cuore le sorti di una terra martoriata da giorni di paralisi totale. La Sicilia si ritrova ostaggio di una protesta che ha ampiamente oltrepassato il confine della legittima rivendicazione, trasformandosi in un vero e proprio atto di forza lesivo dei diritti fondamentali della collettività.

Nelle ultime giornate, le principali arterie di collegamento dell’isola sono state teatro di blocchi stradali e presidi ai caselli autostradali che hanno letteralmente strangolato la circolazione delle merci e delle persone. Dalle barriere di San Gregorio nel Catanese fino a Tremestieri nel Messinese, passando per i nodi cruciali del Palermitano, la situazione è degenerata in un braccio di ferro inaccettabile che sta mettendo in ginocchio l’intera economia regionale.

Il diritto costituzionale allo sciopero rappresenta un pilastro fondamentale della nostra democrazia, ma esso trova il suo limite invalicabile nel rispetto dei diritti altrui e nella salvaguardia della sicurezza pubblica. Quando la protesta si tramuta in blocchi permanenti, in intimidazioni nei confronti di chi vorrebbe lavorare e persino nel danneggiamento dei mezzi – come il taglio degli pneumatici -, ci troviamo di fronte a condotte che assumono rilevanza penale.

Non è più tollerabile che intere categorie produttive, agricoltori, allevatori, casari, debbano veder sfumare i sacrifici del loro lavoro e registrare danni stimati da Confcommercio intorno ai cinquanta milioni di euro nel giro di pochissimi giorni. I mercati ortofrutticoli, a cominciare da quello di Vittoria, sono deserti, le merci deperibili marciscono sui banchi o restano sulle piante, mentre la grande distribuzione assiste impotente allo svuotamento sistematico degli scaffali.

La frattura interna registrata tra le sigle degli autotrasportatori evidenzia ulteriormente la deriva oltranzista di una parte della categoria. Da un lato il coordinamento moderato del CTS guidato da Salvatore Bella ha tentato la via del dialogo istituzionale, puntando al tavolo di oggi convocato a Milano dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini per discutere di caro carburante, defiscalizzazione e sgravi contributivi, forte anche dello stanziamento di quindici milioni di euro deliberato dalla Regione Siciliana che assegna fino a 50 mila euro per ogni azienda.

Dall’altro lato, le frange più intransigenti legate all’AIAS e capitanate de Giuseppe Richichi hanno preferito la linea dello scontro frontale, rifiutando qualsiasi accordo preventivo e imponendo con la forza la sospensione delle attività a quei colleghi dalla linea più morbida che avrebbero voluto circolare per consegnare beni di prima necessità come ortofrutta e prodotti freschissimi. Questo atteggiamento ricattatorio non può trovare alcuna giustificazione in un paese civile.

Le conseguenze di questa morsa si riflettono drammaticamente anche sulla vita quotidiana dei cittadini, estendendosi ben oltre il settore alimentare. I distributori di carburante registrano il tutto esaurito e chiudono i battenti per mancanza di rifornimenti, paralizzando la mobilità privata e pubblica. Aziende di trasporto pubblico locale come l’Ast e diverse compagnie private sono costrette a tagliare drasticamente le corse, mettendo a rischio la regolare frequenza scolastica degli studenti e la mobilità dei pendolari.

A completare questo quadro desolante vi è la crisi igienico-sanitaria legata alla gestione dei rifiuti urbani. Nei grandi centri metropolitani come Palermo e Catania, la Rap e le società delegate all’espletamento dei servizi denunciano l’impossibilità di conferire regolarmente la spazzatura negli impianti di trattamento fuori provincia a causa dei rallentamenti autostradali, con il conseguente accumulo di mucchi maleodoranti nei quartieri e il blocco del trasporto nelle discariche.

Di fronte a uno scenario così grave, la risposta non può limitarsi all’attesa fiduciosa di soluzioni calate dall’alto. È arrivato il momento che la società civile reagisca facendo mancare qualsiasi forma di sostegno, tolleranza o comprensione verso chi sceglie di tenere in scacco un’intera regione per imporre le proprie ragioni. La cittadinanza laboriosa e civile della Sicilia merita rispetto e non può pagare il prezzo di disordini che calpestano la legalità e la convivenza civile.

Bisogna isolare i violenti, denunciare ogni abuso e pretendere dalle autorità competenti il ripristino dell’ordine pubblico e della libera circolazione su tutte le strade dell’isola. La dignità di un popolo non si svende nei picchetti e nei blocchi stradali. Adesso basta! È l’ora del buonsenso.